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giovedì 21 dicembre 2017

Che poi, era peggio se nascevo Cane.

Del Natale odio ogni singola cosa, ma più di tutto, mi fa incazzare sapere che nemmeno questo, è l’anno dei Gemelli. Non ho capito cosa aspettino ad ammetterlo. L’anno dei Gemelli non esiste, vi prendiamo per il culo da 2000 anni. Che almeno uno si mette l’animo in pace e non corre ogni primo gennaio a cercare il tema natale, l’ascendente, le stelle, gli astri nascenti e i pianeti in collisione per scoprire che, anche questo cazzo di anno, è dello Scorpione! E quando non è Scorpione, è Pesci, Bilancia, TUTTI, ma non il Gemelli. Il Gemelli, invece, ha sempre qualche pianeta del cazzo in traiettoria che distrugge ogni possibilità di ciorta. Ci chiamano #gemellimaiunagioia, ma noi non lo capiamo. Sì, perché noi dei Gemelli, siamo come i calabroni della storia di Einstein, che poi, magari l’ha detto sua moglie e ci raccontano che l’ha detto Einstein, perché che ve lo dico a fare?! Ma se avete visto il film della sua vita, saprete che la moglie era un pezzo avanti, giusto per informazione. Comunque, il calabrone è quell’insetto la cui apertura alare non è giusta per volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso. Ecco, noi dei Gemelli siamo così, non siamo fatti per la felicità, ma la tristezza ci rimbalza e siamo felici lo stesso. Siamo inconsapevolmente felici. Questa inconsapevolezza ci accompagna sempre. Inciampiamo nelle casualità della vita, seguiamo il sesto senso, ci illudiamo di stare in equilibrio e cadiamo, ma ci rialziamo, ogni volta, al tappeto non sappiamo stare.

Siamo come le foglie di Malika Ayane, tremiamo e moriamo un po’ per il nostro stesso cuore, ché lui arriva sempre prima della testa. Lo sappiamo, ma siamo terribilmente testardi, cerchiamo di smentire ogni dannata volta quello che il cuore ci sussurra. Vorremmo, terribilmente vorremmo, essere razionali e, a modo nostro, lo siamo, perché siamo cerebrali. Noi l’amore lo facciamo con la testa, il corpo è solo un mezzo.Per questo tradiamo peggio di altri. Il piacere in un Gemelli nasce in un punto preciso del cervello, nella sfera del linguaggio e della comunicazione. Siamo di quelli che per un congiuntivo sbagliato chiedono il divorzio, per dire. Di quelli che per un complimento ben pensato, uno di quelli che, quando li senti, bruci in un secondo, uno tipo: sei bella e ingiusta, non dormono per un mese, per dire. Perché in quell’incantevole ossimoro, c’è tutto del Gemelli, il sacro e il profano, il bello e il brutto, la vanità e l’interiorità, l’egoismo e l’empatia. Vorremmo essere titanici, ben saldi sui nostri piedi e, invece, siamo condannati alla tempesta. Per questo la gente ci sta intorno, vogliono salire tutti sulla nostra giostra emotiva, provare l’ebbrezza delle nostre montagne russe; finita la corsa tutti via. C’è forse da biasimarli? È complesso da queste parti. Vogliamo l’amore, ma vogliamo essere liberi. Vogliamo la libertà, ma ci sentiamo deprezzati e sviliti, se non siete gelosi fino al midollo di noi, del nostro corpo, del nostro odore, delle nostre parole, del nostro passato e più di ogni altra cosa, del nostro cervello. Se sei così coraggioso, da volere un Gemelli, devi prenderti il suo cervello, il cuore seguirà. Vogliamo la gelosia, non il possesso, perché, se davvero vuoi un Gemelli, lo devi adorare quando è libero, o lo perderai. Non te ne accorgerai. Sarai convinto che sia tutto nella norma, ma nel frattempo quel Gemelli starà distruggendo la tua immagine ai suoi stessi occhi. Brandello dopo brandello, non resterà granché della divinità che ti aveva fatto diventare. Un giorno lo guarderai e capirai che lui è già altrove. Altrove è la nostra dimensione. Qualcuno, mi ha chiesto, ma poi, altrove dov’è? Ci sei stata? È bello lì? È stata la risposta più difficile, alla domanda più complessa, che mi sia stata mai posta, ma alla fine, ho risposto. Credo. Spero. Io vivo in due mondi. Quello in cui sono e quello in cui vivo. E non posso vivere dove sono, perché è un cazzo di casino. L’età adulta sta nel bilanciare i due mondi. A 30 credevo di aver trovato il giusto ago della mia bilancia, mi sbagliavo. A 35 con una nuova vita tra le mani, credevo di aver capito, almeno, io chi fossi e che potevo camminare saltando di palo in frasca tra l’altrove e il qui. Un computer su cui scrivere di altrove, un lavoro nel qui e nell’ora. E, indovinate? Anche quando sono qui, penso ad altrove. Se avete un Gemelli nella vostra vita, provate a fargli la stessa domanda. Sono sicura che questo post, che ai vostri occhi apparirà come sconclusionato e a tratti esagerato, a loro sembrerà ordinaria amministrazione. Siamo fatti così, una valanga di emozioni difficili da gestire, per usare un eufemismo. No, non siamo per tutti, è vero. Non siamo di quelli che si comprano con poco. Siamo bravi a farvi credere di essere della scuola unicorni e arcobaleni, quando la verità è: siamo perversi nella magistrale capacità di prendere, sempre, la scelta più sbagliata possibile. Non è che non la vediamo quella giusta, è proprio che non ci interessa. Sistematicamente noi dobbiamo complicare il pane. Ancora vi chiedo, c’è da biasimarvi quando scappate?

Insomma, io i pianeti in collisione con il mio oroscopo, li capisco. Ci sono giorni in cui mi sveglio come Cenerentola, canticchiando con gli uccelli e usando gentilezza verso ogni essere vivente, poi un coglione mi taglia la strada, mentre sono in ritardo per portare mia figlia a scuola ed è come, se un asteroide dallo spazio, si mettesse nella traiettoria esatta del mio giramento di palle. Ora se calcolate che un anno è fatto da 365 giorni e che ogni giorno un coglione almeno lo dovrete incontrare, vi toccherà iniziare almeno un giorno senza caffè perché avrete dimenticato di comprarlo (questo poi, dove siete causa del vostro male, vale come doppio giorno di merda), sarete fagocitate da un gruppo whatsapp dal quale vorrete disperatamente uscire (questo vale tre giorni di merda), vi innamorerete quando pregavate che non vi accadesse mai più, sarete al settimo cielo per suddetto amore, poi l’amore finirà perché ci sarà qualche congiuntivo sbagliato di troppo, o l’amore non finirà, ma si complicherà e vi asfissierà e vorrete la fuga, e poi la fuga non era quello che volevate e poi altrove, altrove, altrove capirete perché, nemmeno il 2018 sarà l’anno dei Gemelli, amiche. Facciamo pace col fatto che, siamo destinate ad arrancare nella nostra inquietudine e vedrete che questo, non sarà il nostro anno in termine di oroscopo, ma sarà senz’altro l’anno della nostra consapevolezza. O questo, o trasferiamoci tutte in Cina e perculiamo l’oroscopo occidentale. Che poi, non so voi, io sono Cane e tutto quello che so di questo segno, è che il 2017 non era un buon anno e per il 2018, ho già controllato il tasso di cambio Gemelli/Cane e le previsioni sono funeste, con una stellina solitaria in ogni dove: amore, lavoro, fortuna e, anche, salute.

Le ovvietà, anche in Cina.

Che poi una dice, accontentati dell'enneagramma dei caratteri della Gestalt.

Altra, breve, storia triste.

Sono un due.

Fine.

Ciao.

lunedì 11 dicembre 2017

Le regine del 33, 33 e 33

L’altro giorno, parlavo con una mia cara amica. Una donna che amo e stimo in egual misura, in quella maniera assoluta di metempsicosi per la quale, una diventa identica all’altra, nel percorso che si fa insieme. Una cosa che con un uomo non potrebbe mai capitare, a meno che, non si incontri uno di quegli esseri mitologici muniti di un pene e di una sensibilità femminile che gli dica come usarlo. Un femminista, vero. Lo dico e mi sembra di infrangere un tabù. L’ultimo baluardo sulla via dell’illuminazione circa rapporti di coppia uomo/donna. Insomma, se ne conoscete uno, esponetelo al mondo, che qui siamo tutte alla ricerca del Sacro Graal. Non siate egoiste. Non siate quel tipo di donna che trova, per puro caso, il cioccolattino giusto in una scatola dai gusti di merda e pensa “ora me lo pappo io da sola, mangiatelo tu, quello al marzapane!”. Siate altruiste. Dite no al marzapEne per tutto il genere femminile. Facciamo rete, no? Oggi si fa rete per tutto. Non so nei vostri lavori, ma nel mio, c’è un “tavolo di consulta” per ogni tipo di scelta, da quelle importanti alla festa del Natale.

Insomma, sabato sera, io tornavo da un incontro con la cittadinanza di Piombino, teso alla sensibilizzazione sul tema immigrati e lei era a casa. Lei in coma sul divano, io in coma in auto. Lei in lotta con la noia, io con la parte di me perennemente in fuga, ma questo, ve lo racconto un’altra volta e lei, come fa sempre, mi ha fatto riflettere su una teoria interessante.
Noi, donne intorno ai 30 –dove, a dirla fuori dai denti, non si capisce se siamo più intorno ai 30 o ai 40, considerato che siamo proprio nel mezzo, ma, in fondo, lo sanno tutti che i 40 di oggi sono i 30 di ieri- al netto di un’indipendenza economica che, spesso, si accompagna ad una maggiore sicurezza e autostima e, quindi, nel campo sentimentale, ad una emancipazione dall’altro, con un matrimonio o una convivenza alle spalle, un cane o un gatto a riscaldarci il cuore e, alcune, con delle estensioni di noi, i figli, da crescere, siamo quelle del 33-33 e 33.

No, non siamo afflitte da una perversa sindrome di Peter Pan che ci cristallizza agli anni di Cristo in croce. Per quanto dolorosi siano stati, la maggior parte di noi, ne è uscita ammaccata, ma in qualche modo incolume, da quei 365 giorni di panico e delirio che sono i 33. E, no, 33 non è il numero di uomini che abbiamo amato. 33 è la quota vitale che siamo, fisicamente capaci, di dedicare.

Se è vero che siamo unità intere, allora, un 33% della nostra quota di energie, la dedichiamo al lavoro. Un lavoro che abbiamo imparato ad amare e a sentire nostro. Un lavoro che spesso sfida le leggi della fisica di piegamento e flessione di un corpo e di uno spirito, ma che cavalchiamo come intrepide amazzoni.
Un altro 33% della nostra quota vitale, va alla famiglia, qualunque essa sia. Da quella mononucleare con te e il gatto (che poi sono sempre almeno due i gatti) a quella della mamma single, con un bouledogue francese affetto da aerofagia acuta e una quarentenne rinchiusa nel corpo di una cinquenne come figlia, o, ancora, quella con te e la tua donna o il tuo uomo, o quella in cui ci sei tu, un marito e figli di diverse unioni o, quella strana cosa chiamata famiglia tradizionale, che a me da sempre i brividi e della quale stento a fidarmi per incolmabili vuoti emotivi, dei quali, state tranquille/i, non parlerò. Per quello esiste una stanza con divano apposta. Il lettino non c’è. Non sperateci. È un’altra leggenda.
Infine, l’altro 33% alcune lo dedicano all’amore, altre al sesso, quello adulto, pieno e cosciente. Quelle parecchio fortunate, coniugano entrambe le cose. Per un periodo sufficientemente lungo del proprio viaggio.
L’altro 1% che fine fa? Quello, è il maledetto quid impazzito che vaga feroce lungo le tre parti di noi. A volte fa pendere la bilancia sul 33 del lavoro; in quel caso, ci danno delle ciniche arriviste. Altre volte sul 33 della famiglia e ci chiamano casalinghe frustrate, altre, sul 33 del sesso, allora ci chiamano ninfomani, altre sul 33 dell’amore e lì, amiche, sono pene. Vero?

Insomma, è la storia di sempre. Come in Sex and The City, io l’ho amato quel telefilm, ma bimbe, che fatica a restare imprigionata in uno solo dei personaggi!
Carrie, la Regina di Cuori. Quella dei grandi incendi emotivi e degli iperbolici interrogativi, quella che osserva il mondo con l’occhio curioso dello scrittore.
Samantha, la Regina delle Picche, dell’indipendenza economica, della libertà sessuale, ma anche capace di contenere il dolore di un cancro.
Miranda, la Regina di Quadri, la più umana e sarcastica, quella della verità ad ogni costo, quella della mamma single, della donna tradita, della moglie che perdona; quella dei chili di troppo post partum e delle difficoltà di una donna che, pensava di voler fare carriera più di ogni altra cosa al mondo, ma poi scopre che, diventare madre, inevitabilmente ti cambia. Forse non nel nucleo, ma, di certo, nel modo di operare le scelte.
E, infine, Charlotte, la Regina di Fiori. La Regina della Casa, quella dell’Amore con la A maiuscola, capace di convertirsi ad un altro Dio per il suo uomo. Quella elegante. Quella di cultura. Forse la più sottovalutata. Quella che, a prima vista, sembra una borghese ipocrita che spaccia la sua istruzione, per amore dell’arte (è una gallerista ndr). E invece, poi, si scopre una donna capace di grandi profondità, fragile, ma titanica quando serve.

Ognuna di queste è il braccio armato e il cuore pulsante dell’altra e, insieme, formano una meravigliosa Matrioska.
Invece, cosa facciamo noi? Ridimensioniamo, ogni giorno, qualche parte di noi. Un taglietto qui, ché essere così libere sessualmente non va bene, un morso alla lingua ché il sarcasmo non è segno di intelligenza brillante, ma di cattiva educazione, un altro muretto da ergere nel cuore ché tutta questa passione per la vita finirà per distruggerti e una collana di perle in più, perché sei pur sempre una donna. Siamo noi, le prime ad ingabbiare le Quattro Regine che dormono dentro di noi. Siamo noi, le prime a non accettare che siamo quelle del 33. Abbiamo imparato ad imporci tutto: diete, palestra, jeans troppo stretti, tacchi troppo alti, un marito che detestiamo e non siamo capaci di convincere noi stesse che le donne come ce le hanno fatte figurare da bambine, non esistono più. Va bene così. Noi amiamo così e amare così, non significa, non amare abbastanza, essere così, non significa, non essere abbastanza. Va bene essere così, ripetilo con me, va bene essere così.
Puoi essere Regina di cuori, quadri, fiori e picche tutto in un’unica giornata perché, l’unica cosa vera, è che nessuno, ha il diritto di toglierti lo scettro che ti sei guadagnata. Tu sei la regina del 33 e vai bene così.


venerdì 8 dicembre 2017

Girls Hut perché la scrittura bussa sempre

Iniziare un progetto, crederci, appassionarmi e poi abbandonarlo, è tipico di me. Stanza antipanico, era questo. Per la prima volta, decidevo che scrivere era la mia priorità e, per un po', ci ho anche creduto, il tempo necessario a sentirmi schiacciata da me stessa e dalla mia incapacità di scrivere realmente quello che penso perché, se lo faccio, tutti scappano via. E invece tutti a dire che non è così e, forse, è vero che non scapperebbero, ma la paura che ho di ferire o di essere fraintesa, mi paralizza. La parte creativa del mio cervello, si inibisce e tutto quello che ne viene fuori è un patetico nulla. Scrivere, è dare scandalo. Se non dai scandalo, se non sei scomoda, vuol dire che non sei autentica e se non sei autentica, allora, non dovresti scrivere. Da qui, la scelta di non scrivere nulla che fosse più di qualche nota sparsa al margine del mio profilo Facebook.  Lo dicevo l'altro giorno ad una persona il cui cervello, è una meraviglia complessa e appassionante, il mio modus operandi, non è mai cambiato: correre, incendiare e farmi terra bruciata intorno. Sono incapace di aspettare. Forse è per questo che amo i vini. Quando ti versano un buon vino, ti chiedono di aspettare ad assaggiarlo. Lo devi fare decantare, riposare. E più lui riposa, più respira e, più respira, più cambia aspetto, colore e gusto. Le persone sono un po' come i vini. Alcuni tra i giovani, ad esempio, hanno bisogno di tutta l'aria che riescono a prendere. Lo fanno per prendersi il tempo necessario ad ammorbidirsi, per mostrare i loro diversi aromi e gusti stratificati. Ecco, così siamo noi, o almeno, così ero io. Ho avuto bisogno di tanto tempo per rilasciare i miei diversi profumi; per dimostrare che sono la stessa faccia di indefinite versioni. Sono stata molto dura e piena di spigoli. Ho dovuto vivere a lungo una vita che non comprendevo, affinché potessi ammorbidirmi e smussare quei lati di me, che mi precludevano strade che credevo portassero al Signore e che, invece, mi hanno portata ad un calesse. Ogni volta, fino a quando ho smesso di cercare un'illuminazione in posti diversi da me. Non è un caso che i vini vecchi non vadano fatti aerare. Essi rilasciano residui e sedimenti. Analogamente noi, in età adulta, smettiamo di cercare di dimostrare il nostro sapore. Abbiamo consapevolezza di noi e questo ci rende, inevitabilmente, più gustosi.
La mia attuale età, è un po' a quel punto. Ho raggiunto una sufficiente consapevolezza di me come donna e come madre e ho, la piena consapevolezza, di una cosa: sono una persona inquieta. La stasi mi distrugge. Creo, distruggo tutto in una sola istanza e, così, io vivo.
Ho sempre trovato strano come nella negazione di ogni possibile attesa, io trovi il mio unico porto sicuro.
Sono stati due anni di profonde trasformazioni. Ho stravolto la vita che avevo costruito su basi, che credevo solide e che, invece, affondavano nelle sabbie mobili perché, semplicemente, non poggiavano su me stessa. Ho preso fiato, naso all'aria, ho trovato la via dove mi trovo adesso, sempre con la sibillina certezza, che questa è solo una via e che, il percorso, lo creo io. Ho creato una nuova casa piena di amore, di musica, di arte e luce per me e V. Ho aperto le porte ad Artù, il nostro bouledogue francese, che ci insegna, ogni giorno, un amore mai conosciuto prima e sono ripartita da me.
Questa stanza, è la mia nuova casa. La aprirò ogni qual volta sentirò che ho qualcosa di vero da dire. Perché, la scrittura, alla fine, bussa sempre alle mie porte.

sabato 25 luglio 2015

l'amica bionica, io ce l'ho e tu?

Questo post nasce perché, anche io, ho una di quelle amiche bioniche che ti fanno capire quanto tu sia pari allo zero assoluto nel "favoloso mondo dei detersivi e della cucina".
Che poi lei non lo fa apposta e la tragedia è proprio lì. Lei si muove come una donzella leggiadra nel quadrato infernale della cucina e non solo nella sua, che uno, al limite, potrebbe pensare, è la sua cucina è ovvio che si senta a suo agio, che poi, neppure sarebbe vero, perché io nella mia cucina, soffro le stesse crisi isteriche che soffrono gli apprendisti cuochi di masterchef al pressure test! Lei cucina di tutto. I cordon bleu per esempio, vi prego, parliamone. Allora amiche care, i cordon bleu esistono perché qualcuno ha avuto pietà delle donne come me e ha ben pensato di inventare qualcosa che tu lo togli dalla scatola e lo butti in forno e nel frattempo ti versi un calice di vino e ti fai l'happy hour nell'attesa che il forno compia la magia(perché che in casa mia si frigga, non è contemplato, lo so che è più buono e più veloce e quest'ultima cosa potrebbe anche convincermi, ma puzza troppo ed io quando presi casa dissi, amore io voglio l'open space, maledetta me e i telefilm americani, ma dell'open space prima o poi vi parkerò perché gli architetti dovrebbero vietarlo). Lei invece no, lei compra il petto di pollo lo frulla, sì amiche care avete capito bene LO FRULLA e poi, non contenta, lo mischia con so quante altre diavolerie e poi lo lavora con le mani e poi niente, non lo so come fa, ma ne escono dei cordon bleu della Madonna! E non c'è discorso che tenga, credetemi io le ho provate tutte. Insomma, è come cucinare i sofficini Findus fai da te, ma zitte va' che domani quella li prepara se glielo fate notare! Alla fine vi dico solo questo, ho provato a farli anche io. Perché lei è così, ti entra nella testa! Avete presente quando in tv danno le olimpiadi di pattinaggio sul ghiaccio e le pattinatrici fanno tutte quelle figure a mezz'aria che in fondo al cuore tu per un attimo pensi "cazzo ci vuole, lo so fare anche io!", ecco lei in cucina è così. Quindi un giorno, ho preso la mia Moulinex che in vita sua a casa mia aveva solo visto le carote, lo giuro solennemente e ho detto a mio marito, io i cordon bleu li faccio! E poi nulla, a parte che mi faceva schifo toccare il pollo e allora lo prendevo con due cucchiai di acciaio e forse per questo motivo proprio, ma alla fine mi sono venute fuori delle polpette e allora Christian quel sant'uomo di mio marito, ha detto: "amore non ti preoccupare sono brutte, ma saranno buone". Be', così non è stato e qui, mi fermo.
Il sabato mattina noi donne normali ci svegliamo e Santo Iddio con calma più vicina al coma che ad un comune serafico risveglio, ci prepariamo il caffè, lei no. Lei si sveglia, dopo aver lavorato tutta la settimana otto ore al giorno, prepara la tipica colazione dei campioni -brit. style- per il marito e la figlia e poi così, tra una lavata al pavimento di tutta la casa ed una velocissima lavatrice di tutti i tessuti dell'abitazione incluse tende e coprimaterassi ( confesso di non avere un coprimaterasso) prepara l'impasto per le pizze e lo lascia a lievitare, e allora, in quel momento una donna normale si scaraventerebbe sul divano a maledirsi per la brillante idea della pasta per le pizze, lei no, lei apre tutti gli armadi di casa e fa ordine e con ordine amiche, intendo che divide per colori, tessuti, look e frequenza di uso. Ahaaah, no dai scherzo, non è una maniaca del controllo, parole sue, deve solo sapere in ogni istante della sua e della nostra esistenza che stiamo facendo. La tipica donna che se ci vai in vacanza ti stressa con il planning delle vacanze e tu sei lì disperata che cerchi di farle capire quale odioso ossimoro sia planning e vacanze nella stessa frase, ma contro di lei, non puoi nulla, che poi, a dirla tutta, ti coinvolge nella sua follia. E' una donna fantastica giuro, lei non lo capisce mica che è bionica, per lei siamo tutte così. Amiche, qui si parla di una donna che tu la inviti a cena e dopo averla fatta cucinare, lei ti rimette anche tutto in ordine. Voglio dire, è un affare dove la trovate una così? Io al limite se mi inviti a cena, vengo, porto il vino e mi riporto il vuoto a rendere! Dai scherzo, mamma! Scusate la digressione, ma mia madre l'altro giorno mi ha sgridata perché dice che quando scrivo faccio di tutto per sembrare un' alcolizzata. Che vi ridete voi, amiche? Aprite voi un blog e poi vediamo le vostre mamme cosa ne pensano delle vostre abitudini etiliche. :)
E insomma niente, questo post esiste per due motivi, il primo è, che questa mia amica, si è da poco trasferita in un'altra lontanissima città, mi manca tanto e la scrittura condita con una buona dose di sarcasmo è l'unico modo che conosco per esorcizzare la nostalgia, il secondo molto più serio a pensarci bene, è che l'altro giorno sono andata a fare la spesa e come sempre mi accade quando sono al supermercato la sua vocina fastidiosa mi ronza in testa "non comprare le sovracosce di pollo che costano tanto (confesso che in vita mia non ho mai guardato i prezzi degli alimenti, di norma la mia strategia al supermercato è: entrare, velocissima prendere tutto quello che mi capita sotto occhi, ovviamente la lista che ho fatto l'ho dimenticata sul banco della cucina, e quindi torno a casa e puntualmente mi sono dimenticata il caffè) prendi il pezzo a forma di cuore, costa meno". Ok, uno non sapevo che esistesse il pezzo a cuore, nel senso che non l'avevo proprio mai visto, due sono di furia prendo le sovracosce e mio marito e mia figlia dovranno anche ringraziare, di solito a quella vocina, ho sempre risposto così, l'altro giorno invece, lei mi mancava più del solito e allora, mi sono fermata davanti al banco frigo della Coop, ho cercato il pezzo a cuore ed effettivamente è a forma di cuore, non ho guardato il prezzo, ma l'ho comprato.
Quindi, questo post, fondamentalmente esiste per una ragione, no, più esattamente, per un quesito oserei dire amletico, io il pezzo a cuore l'ho comprato, ma ora cosa cazzo ci faccio?
Miss you, bitch.
PS ndr ecco perché non comprerò mai più l'offerta delle orate Coop due pezzi a 3 euro e 80, tu lì per lì pensi, questa è un'offerta e poiché ho imparato a fare la spesa degli adulti la compro, poi torni a casa e lo metti in freezer. Poi dopo un mese circa lo scongeli di fretta e furia e scopri di dovergli ficcare una forbice da un buco che credo (ma non voglio indagare oltre) sia il culo, aprirlo per benino e CON LE DITA tirargli fuori l'inferno oppure, come dite voi brave donne di casa eviscerarlo. Ma vaffanculo all'offerta!