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martedì 28 luglio 2015

Perché te lo dice la mamma.

L'altro giorno, ti ho guardata, l'ho fatto con occhio distratto, mentre preparavo la cena. Ho inclinato lo sguardo da dietro lo spazio vuoto, quello tra il lato del televisore e la colonna in acciaio del mobile che separa il salone dalla cucina e ti ho vista, seduta sul tappeto mentre chiacchieravi con le tue principesse, le coccolavi con amore con quella dolcezza che tanto ti caratterizza.
E' stato uno di quei momenti, che da grande di certo vivrai, nei quali la nostra anima (per chi ci crede) o qualche atomo esce dal nostro corpo e osserva la realtà nella quale siamo immersi per un millesimo di secondo e l'epifania ti sorprende. Durano un'eternità in un millesimo di secondo, paradossale non credi? Eppure, mia adorata creatura, restano indelebili nella nostra memoria. I tuoi quali saranno? Che tipo di ragazza prima e donna poi, sarai?
Che genere di madre sarò quando tu metterai distanza tra di noi?
Sarò in grado di farti comprendere il valore dell'essere onesti, sempre a qualsiasi costo (come lo sei adesso quando dici, brutti capelli mamma, con la stessa spietata verità sulle labbra, così devi essere).
Saprò trasmetterti l'amore per la conoscenza, l'insaziabile fame di libri, parole, idee.
I soldi, quella vile e spregevole cosa chiamata denaro, amore mio fuggi sempre da loro. Inaridiscono il cuore, spengono il cervello e la creatività.
Non seguire le mode, non inseguire le folle, ma non essere arrogante.
Sii amorevole, perché è nella tua natura. Vorrei poter mantenere nella tua memoria, vivo il ricordo di te stessa a tre anni non ancora compiuti,perché, in questo preciso momento, sei l'essenza profonda della purezza. Sei delicata, gentile e non hai il minimo schema mentale.
Non cadere nello stereotipo stupido e becero nel quale io stessa sono caduta a più riprese, della ricerca della perfezione. La perfezione non esiste, cresci con questo ben impresso nella tua mente e tutto sarà più semplice per te. I tuoi passi saranno più leggeri e non conoscerai mai l'odiosa zavorra del non essere abbastanza. Io non ti voglio e non ti ho mai voluta perfetta, perché tu sei Virginia e sei oltre. Tu sei oltre, non dimenticarlo mai.
Il Signore (per chi ci crede) o forse solo io e il papà, abbiamo fatto in modo che tu abbia un bel faccino elegante e dai contorni armoniosi, sei bella, ma sappi che non è così importante esserlo. Ci sarà un momento della tua vita, avrai più o meno 13 anni in cui sarai molto confusa, non sarai più una bimba, ma non sarai ancora una donna. Le Barbie che ora ami
tanto, le sentirai strette e scoprirai che tu non hai il loro corpo. Stai tranquilla amore, nessuno ce l'ha, sei normale. La normalità, parliamone. La normalità è sopravvalutata, non dimenticarlo mai. Ricordi il discorso sulla perfezione? Bene, con la normalità è più o meno lo stesso, non esiste LA normalità, esiste LA TUA normalità e tanto basta e se questo non dovesse bastare a chi ti sta intorno cucciola mia, be' tu mandali a fanculo. Sì, ho detto fanculo, lo so che ti ho detto che sulla bocca di una bimba come te sono brutte alcune parole e fanculo è al primo posto, ma ascolta la tua mamma, a volte nella vita, un fanculo ci sta tutto! Non è dalle parole che si giudica una persona, ma dalle azioni, quindi fanculo a chi non ti accetta per quella che sei.
Sii leggera, non rendere la tua adolescenza una continua elucubrazione mentale. Non è vale la pena. Ok, lo so. Dovrai farlo e lo farai per sempre. Chiamiamola biologia, o più semplicemente, genetica. Tua madre è stata la regina delle pippe mentali (lo so, le parolacce sono brutte, ma questa lettera è uno spazio aereo Charlie, bimba, qui non abbiamo limiti). Tua madre le ha inventate le seghe mentali, quindi lo so, dentro di me lo so, che tu non ne sarai immune, ma ti prego, ti prego, non assecondarle. Impara ad assecondare il sorriso. Hai un sorriso disarmante, aperto e gioioso. Il tuo sorriso ha un potere curativo, usalo bimba.
Sei intelligente. Ormai lo so per certo. Quando eri nella mia pancia, non mi preoccupavo granché del tuo aspetto fisico, ma mi ossessionava l'idea della tua intelligenza. Mi domandavo che tipo sarà mia figlia? Che intelligenza avrà? Sarà brillante? Sarà acuta? Tu sei andata oltre ogni mia aspettativa. Sei sveglia e per sveglia intendo che sei avanti, lo dico sul serio. Lo sai amore, la mamma e la nonna soffrono di uno strano morbo per il quale non riescono a non vedere la realtà delle cose anche quando questa fa male, per questo motivo, se ti dico che sei molto intelligente, tu credimi sulla parola. La tua intelligenza potrebbe rivelarsi la tua migliore arma, ma anche il tuo peggior nemico, dipende da come vorrai usarla, ma soprattutto da come vorrai vivere. Io ti auguro di vivere sempre al sole, senza doverti scusare mai per quello che sei e senza dover mai cedere all'ombra anche se, purtroppo, molto presto conoscerei anche lei, ma tu sei Virginia, sei oltre e saprai sempre ritrovare la luce.
Conto di restare ancora tanto, tantissimo tempo nella tua vita, ma so che sono la tua mamma e tu la mia splendida figlia e anche se oggi sono il tuo mondo e tu graviti intorno a me tutto il giorno, presto questo processo sarà interrotto da te, proprio da te e allora, probabilmente, non avrai molta voglia di ascoltare la tua mamma dire che sei la creatura più strepitosa che io conosca e allora ho pensato di scrivertelo.
Non importa quanta distanza tu metterai tra di noi, io sarò sempre ad un battito di cuore da te.
Ti amo,
Mamma

Ritorno al futuro. Una lettera.

Cara me stessa,
lo so, in questo momento, non riesci ad immaginare che avrai mai più un equilibrio e che il tuo destino non sarà per sempre, quello di vivere in bilico tra la paura di cadere e la paradossale voglia di farlo, per non pensarci più.
Lo so che quella voragine che ti ha lasciato nel cuore, hai paura non possa mai guarire.
Lo so che scappare quando il gioco si fa serio e le emozioni si fanno vere, palpitanti, in questo momento, ti sembra la scelta più giusta per la tua stessa sicurezza. In fondo hai subìto e sofferto un abbandono e questo nessuno mai potrà cancellarlo.
Credi di aver fatto del male a tante persone. Hai sbattuto porte in faccia, hai usato parole al vetriolo col chiaro intento di colpire la dignità dei sentimenti di chi invece, testardo, ti amava e questo, ti provoca sensi di colpa indomabili e molte notti insonni.
Hai paura di non riuscire a tener testa agli impegni che altri hanno scelto di darti e che tu, silenziosamente hai accettato, per paura di essere un'ingrata.
Dubiti della tua capacità di giudizio, perché nel tempo, hai troppe volte dovuto scoprire che le bugie degli uomini, sono condimento per ogni loro relazione sociale.
Non voglio dirti bugie. La vita è semplicemente così, sottosopra ed è meglio che tu ci faccia l'abitudine ed impari piuttosto, a prenderti con decisione il buono che ti offre, perché sappi che la vita ci offre sempre del bene.
Un giorno incontrerai un uomo e lui saprà capirti e rispettarti.
Sarà il tuo migliore amico, godrà dei tuoi successi, si rammaricherà con te delle tue sconfitte, ma sarà motore propulsore per nuove partenze. Ti spalleggerà sempre, ti farà riposare sul suo petto quando la giornata ti avrà messa a tappeto e scenderà in battaglia tutti i giorni per te. Si farà carico dei tuoi casini, non ti giudicherà e non ti censurerà mai.
Con lui avrai occasione quotidianamente di sorridere e di ridere, anche quando tutto intorno crolla.
Ti chiederà di sposarlo in ginocchio, si commuoverà nel farlo (lo so che non avevi nei tuoi piani il matrimonio per ovvie ragioni, ma vedrai che non sarà così male-a parte gli indumenti che lui lascerà dappertutto come Pollicino, il suo armadio lasciato costantemente aperto e le scarpe ovunque tranne che nell'apposita scarpiera-) e tu gli risponderai sì, con un sì che non avevi mai pronunciato prima, sicuro ed assoluto.
Sarà il padre della tua adorata e meravigliosa creatura ed in lei potrai amare con rinnovato candore la vita e tuo marito come al primo incontro perché sappi me stessa, che tua figlia sarà la copia carbone del papà.
Soprattutto con quest'uomo incredibile che avrai la fortuna di incontrare e sposare, potrai restar seduta sul divano, guardarlo girare le spalle e avere la certezza assoluta che non se andrà perché ha proprio in te, tutto ciò che gli serve per essere sereno. La sera guarderete i film in televisione e lui mentre ti massaggerà i piedi ti chiederà: - ma è un film introspettivo?- intendendo dire d'autore e tu riderai, dirai sì e lo obbligherai a guardarlo (questo fino all'arrivo di vostra figlia, poi il telecomando ed il televisore vi saranno banditi e quella piccola dittatrice sceglierà ogni sera di guardare Gatto col Cappello di Dr Seuss, tu l'odierai, ma sempre meglio di Peppa Pig, fidati. Poi mi dirai.)
Piangi pure me stessa, sappi che questa è un'attitudine che non perderai mai, nemmeno con l'età della maturità (anzi, in gravidanza piangerai al telefono disperata con il call center della Telecom che tarderà nell'allaccio della linea telefonica, ma poi in seguito, sarà un aneddoto da raccontare -molto in seguito-), ma vedrai, passerà. La bruciante rabbia che ribolle sotto la tua giovane pelle passerà, il tuo cuore guarirà, la tua anima sarà di nuovo leggera ed allora troverai il coraggio di riaprire porte, che ora credi chiuse  per sempre.
Sarai felice, te lo prometto.
con amore,
Michela

sabato 25 luglio 2015

scrivere per essere felici.

Sognare ha un costo. Non propriamente economico per quanto, anche da quel punto di vista, a volte, sognare ha un bel costo sonante.
Dicevo, sognare costa in termini di coinvolgimento emotivo e di aspettative fin troppo spesso disattese.
Sono un'inarrestabile ricercatrice della frase perfetta. Virginia Woolf e i suoi capolavori, mi hanno resa una lettrice più che selettiva e una scrittrice mai soddisfatta di sé, ma questo è un bene, come è un bene, che io non mi senta in realtà una scrittrice, quanto piuttosto, una che scrive e sappiamo tutti, quale abisso di differenza esista. A trentatré anni quasi compiuti, posso in tutta onestà dire che scrivere, è l'unica cosa che conta. Ho impiegato buona parte della mia esistenza a capirlo.
Il mio rapporto con la scrittura, non è stato sempre così facile. La verità è che, come vi ho accennato nel primo post di questo blog, io sono un'incostante. Lo sono stata in più o meno, in tutti gli aspetti della mia vita. A scuola per esempio. Ho sempre amato studiare, ma quando e quello che mi andava. Nelle amicizie perché, non sono mai stata brava a coltivarle, o meglio, non sono mai stata brava ad impegnarmi in quel tipico rapporto morbo-fraterno (la nostra che lingua sessista!) che si instaura con le amiche al liceo per il quale,esiste una legge non scritta secondo cui, devi fare pipì contemporaneamente e il ciclo mestruale vi si sincronizza. Ci ho provato, ma ho fallito, fino a quando poi, non ho scoperto che una delle mie compagne di classe, che fino ad allora non mi filavo di striscio, non solo poteva essere una mia amica, ma col tempo diventare la mia persona. Always and forever, luv.
Claudia, la mia roccia. Lei è come me, nel senso che fa cagare a livello di telefonate, sms e whatsappini. Vive a circa 3.000 km da me eppure è la persona che sento più vicina nell'intero universo. Con lei non sento mai la solitudine. Con lei non ho bisogno di parole. E' una di quelle persone per le quali metteresti in pausa la tua vita se mai ne avesse bisogno. E poi è un modello. E' una donna che la vita ha provato a spezzare. Così, solo per il gusto di darle qualche fardello da portare. L'ha colpita dritta nello stomaco, le ha strappato via il rispetto per alcune persone che non si dovrebbe mai smettere di rispettare, l'ha obbligata a doversi rimboccare le maniche molto presto, l'ha più e più volte ferita, come un'onda che monotona si infrange sullo stesso scoglio, dolore che va e dolore che viene. Si sarebbe potuta inaridire e invece, sapete lei come ha risposto? Con l'amore, tipo Elsa che in Frozen combina un cazzo di macello e poi decide di rimettere tutto in ordine con l'amore. Lei semplicemente, è rimasta candida. Non si è fatta macchiare e gente, vi assicuro, ha un animo nobile impossibile da non amare. E' una madre eccelsa, una zia indimenticabile, una moglie che il marito (mio carissimo amico fraterno) credo ogni mattina si svegli e dica "ma come mi sarà mai capitata, una fortuna del genere?" e un'amica che non è un'amica, non è una sorella (anche perché da questo punto di vista io ho una situazione altamente incasinata e affollata, ma piano piano, vado avanti e navigo a vista), ma è appunto la persona per dirla con le parole di Shonda Rhimes.
Ma, come sempre divago, dicevo, sono un'incostante e con la scrittura lo sono stata più che in ogni altro aspetto della mia esistenza.
Scrivo da sempre, più o meno per questo semplice motivo: con le parole in generale, io  sono pessima. Nel senso, sono la cosa che più mi ossessiona e più mi ossessionano, più mi sembra di non riuscire mai a trovare la parola giusta. Quando ero solo una bambina per esempio, dopo aver finito il classico tema, io scrivevo una poesia che concorresse, ad esplicare, in maniera più forte quello che volevo esprimere nella prosa del tema. Non lo so perché, ma fino all'età adulta, mi sembrava di riuscire a comunicare meglio in versi. Bugia, lo so perché. La poesia, intesa come poesia istantanea, o più correttamente, libero sfogo adolescenziale, non mi sembrava richiedesse particolare disciplina o costanza, io semplicemente buttavo su carta le mie emozioni e a caso andavo a capo. Poi crescendo, e conoscendo meglio poetesse del calibro, ancora oggi impareggiato ,di Emily Dickinson e Sylvia Plath oltre ad andare a capo, inserivo qualche trattino a destra e a manca. No, non sono mai stata una poetessa. Eppure la poesia, mi ha sempre accompagnata ed aiutata. Sono stata un'ingrata a non apprendere meglio l'arte del verso.
Al liceo, avevo un fidanzato, anche lui scriveva. No, non è corretto. La verità è, che lui scriveva, io pensavo di voler scrivere. Scriveva prosa. Era molto diligente e aveva un rapporto di profondo rispetto nei confronti della parola, già alla nostra giovanissima età.  Io lo guardavo, lo ammiravo e forse un po' invidiavo, ma non lo ammettevo neppure a me stessa e mi sentivo sconfitta. Non riuscivo a capire come facesse. Davanti ad un foglio bianco io riuscivo solo a scrivere come mi sentivo. Era una sensazione, la ricordo ancora molto bene, strana, quasi di continua seduzione quella che avevo io con la carta. Libri di testo, piuttosto che un Kleenex tutto lo spazio bianco che trovavo, io lo dovevo riempire, ma non è che ci riuscissi poi granché. Ero sempre in bilico tra la penna e l'irrefrenabile voglia di vivere, come se scrivere, dovesse in qualche modo significare la scelta di non vivere. Quanto mi sbagliavo. Quanto lontana ero della verità. Non ne avevo la minima idea. Poi un giorno, non particolarmente degno di nota, un'immagine di una ragazza vestita di bianco in una vasca da bagno, mi solleticò proprio dietro la nuca.
Fu la scena centrale del mio primo racconto breve. E anche questo, fu breve, perché stare troppo tempo ferma sulla carta mi riusciva impossibile. Era molto accademico, pregno di parole già lette e atmosfere rubate eppure, quando arrivai alla parola fine, ero un'altra persona, finalmente avevo, non capito, per quello ci sarebbe voluto ancora tanto, ma intravisto quello che desideravo fare.
Poi la vita si sa, va avanti e ti porta in luoghi inaspettati e le circostanze ti spingono verso nuovi orizzonti e tu ti lasci trascinare e sapete cosa? Sono tutte bugie. Anche ora, in questo preciso momento, arranco tra mille giustificazioni di poco conto che forse, non è nemmeno certo, potranno convincere qualcuno di voi, ma non me. La verità, è che non ho mai scritto seriamente fino a poco tempo fa, per paura. Paura di non essere abbastanza, una paura atavica che non riesco a scrollarmi di dosso, paura di essere approssimativa, amatoriale e per niente professionale. Per questo e per nessun altro motivo reale, ho accettato che la vita mi portasse dove non volevo stare e cioè lontano dalla carta e dalla penna, lontana anni luce dal mondo delle idee e delle parole. Cosa ho fatto lungo tutto il tragitto che da quella ragazza vestita di bianco nella vasca da bagno, porta ad Eva, protagonista del mio primo romanzo? Ho vissuto. Piena di rabbia e frustrazioni senza riuscire a godere a pieno delle gioie che la vita mi serviva su un piatto d'argento. Nel frattempo ho scritto a singhiozzi Eva e l'assoluto. Negli anni, il romanzo ha visto quattro o cinque stesure, perché le parole giuste sembravano non arrivare mai fino a quando non sono diventata madre. Lo so è disgustosamente banale, ma essere madre, mi ha completamente cambiata. Mi ha obbligata e rivedere tutte le scelte della mia vita e mi ha fatto cambiare angolazione dalla quale guardare il mondo. Virginia, mia figlia, mi ha regalato la cosa più preziosa che ho, la consapevolezza di me stessa e di quello che voglio dalla vita e per questo, non potrò mai ringraziarla abbastanza.
Dopo diciotto estenuanti e felicissimi mesi di allattamento al seno, periodo nel il quale ho subito gran parte della metamorfosi, perché mi ha obbligata alla diligenza, all'abnegazione e alla costanza, ho ripreso in mano Eva e con lei la mia vita e così siamo arrivati ad oggi. Grazie ad una piattaforma di self-publishing Narcissus.it il mio romanzo è potenzialmente nelle case di tanti estranei, nei loro kindle, nei loro tablet e nei loro smartphone e a breve sugli scaffali delle loro librerie. Tutte le piattaforme di e-commerce maggiori di Italia, da Amazon, ad iTunes e Googleplay passando per lafeltrinelli.it hanno in vendita il mio sogno ed io mi sento libera, come non lo sono mai stata.
Non abbandonerò mai più la scrittura.
Non permetterò mai più alle mie paure di impedirmi il percorso verso la felicità, perché quest'ultima, insieme alla dignità, è l'unica vera via verso il successo che conta, quello che non conosce denaro, ma solo il rispetto per se stessi.

l'amica bionica, io ce l'ho e tu?

Questo post nasce perché, anche io, ho una di quelle amiche bioniche che ti fanno capire quanto tu sia pari allo zero assoluto nel "favoloso mondo dei detersivi e della cucina".
Che poi lei non lo fa apposta e la tragedia è proprio lì. Lei si muove come una donzella leggiadra nel quadrato infernale della cucina e non solo nella sua, che uno, al limite, potrebbe pensare, è la sua cucina è ovvio che si senta a suo agio, che poi, neppure sarebbe vero, perché io nella mia cucina, soffro le stesse crisi isteriche che soffrono gli apprendisti cuochi di masterchef al pressure test! Lei cucina di tutto. I cordon bleu per esempio, vi prego, parliamone. Allora amiche care, i cordon bleu esistono perché qualcuno ha avuto pietà delle donne come me e ha ben pensato di inventare qualcosa che tu lo togli dalla scatola e lo butti in forno e nel frattempo ti versi un calice di vino e ti fai l'happy hour nell'attesa che il forno compia la magia(perché che in casa mia si frigga, non è contemplato, lo so che è più buono e più veloce e quest'ultima cosa potrebbe anche convincermi, ma puzza troppo ed io quando presi casa dissi, amore io voglio l'open space, maledetta me e i telefilm americani, ma dell'open space prima o poi vi parkerò perché gli architetti dovrebbero vietarlo). Lei invece no, lei compra il petto di pollo lo frulla, sì amiche care avete capito bene LO FRULLA e poi, non contenta, lo mischia con so quante altre diavolerie e poi lo lavora con le mani e poi niente, non lo so come fa, ma ne escono dei cordon bleu della Madonna! E non c'è discorso che tenga, credetemi io le ho provate tutte. Insomma, è come cucinare i sofficini Findus fai da te, ma zitte va' che domani quella li prepara se glielo fate notare! Alla fine vi dico solo questo, ho provato a farli anche io. Perché lei è così, ti entra nella testa! Avete presente quando in tv danno le olimpiadi di pattinaggio sul ghiaccio e le pattinatrici fanno tutte quelle figure a mezz'aria che in fondo al cuore tu per un attimo pensi "cazzo ci vuole, lo so fare anche io!", ecco lei in cucina è così. Quindi un giorno, ho preso la mia Moulinex che in vita sua a casa mia aveva solo visto le carote, lo giuro solennemente e ho detto a mio marito, io i cordon bleu li faccio! E poi nulla, a parte che mi faceva schifo toccare il pollo e allora lo prendevo con due cucchiai di acciaio e forse per questo motivo proprio, ma alla fine mi sono venute fuori delle polpette e allora Christian quel sant'uomo di mio marito, ha detto: "amore non ti preoccupare sono brutte, ma saranno buone". Be', così non è stato e qui, mi fermo.
Il sabato mattina noi donne normali ci svegliamo e Santo Iddio con calma più vicina al coma che ad un comune serafico risveglio, ci prepariamo il caffè, lei no. Lei si sveglia, dopo aver lavorato tutta la settimana otto ore al giorno, prepara la tipica colazione dei campioni -brit. style- per il marito e la figlia e poi così, tra una lavata al pavimento di tutta la casa ed una velocissima lavatrice di tutti i tessuti dell'abitazione incluse tende e coprimaterassi ( confesso di non avere un coprimaterasso) prepara l'impasto per le pizze e lo lascia a lievitare, e allora, in quel momento una donna normale si scaraventerebbe sul divano a maledirsi per la brillante idea della pasta per le pizze, lei no, lei apre tutti gli armadi di casa e fa ordine e con ordine amiche, intendo che divide per colori, tessuti, look e frequenza di uso. Ahaaah, no dai scherzo, non è una maniaca del controllo, parole sue, deve solo sapere in ogni istante della sua e della nostra esistenza che stiamo facendo. La tipica donna che se ci vai in vacanza ti stressa con il planning delle vacanze e tu sei lì disperata che cerchi di farle capire quale odioso ossimoro sia planning e vacanze nella stessa frase, ma contro di lei, non puoi nulla, che poi, a dirla tutta, ti coinvolge nella sua follia. E' una donna fantastica giuro, lei non lo capisce mica che è bionica, per lei siamo tutte così. Amiche, qui si parla di una donna che tu la inviti a cena e dopo averla fatta cucinare, lei ti rimette anche tutto in ordine. Voglio dire, è un affare dove la trovate una così? Io al limite se mi inviti a cena, vengo, porto il vino e mi riporto il vuoto a rendere! Dai scherzo, mamma! Scusate la digressione, ma mia madre l'altro giorno mi ha sgridata perché dice che quando scrivo faccio di tutto per sembrare un' alcolizzata. Che vi ridete voi, amiche? Aprite voi un blog e poi vediamo le vostre mamme cosa ne pensano delle vostre abitudini etiliche. :)
E insomma niente, questo post esiste per due motivi, il primo è, che questa mia amica, si è da poco trasferita in un'altra lontanissima città, mi manca tanto e la scrittura condita con una buona dose di sarcasmo è l'unico modo che conosco per esorcizzare la nostalgia, il secondo molto più serio a pensarci bene, è che l'altro giorno sono andata a fare la spesa e come sempre mi accade quando sono al supermercato la sua vocina fastidiosa mi ronza in testa "non comprare le sovracosce di pollo che costano tanto (confesso che in vita mia non ho mai guardato i prezzi degli alimenti, di norma la mia strategia al supermercato è: entrare, velocissima prendere tutto quello che mi capita sotto occhi, ovviamente la lista che ho fatto l'ho dimenticata sul banco della cucina, e quindi torno a casa e puntualmente mi sono dimenticata il caffè) prendi il pezzo a forma di cuore, costa meno". Ok, uno non sapevo che esistesse il pezzo a cuore, nel senso che non l'avevo proprio mai visto, due sono di furia prendo le sovracosce e mio marito e mia figlia dovranno anche ringraziare, di solito a quella vocina, ho sempre risposto così, l'altro giorno invece, lei mi mancava più del solito e allora, mi sono fermata davanti al banco frigo della Coop, ho cercato il pezzo a cuore ed effettivamente è a forma di cuore, non ho guardato il prezzo, ma l'ho comprato.
Quindi, questo post, fondamentalmente esiste per una ragione, no, più esattamente, per un quesito oserei dire amletico, io il pezzo a cuore l'ho comprato, ma ora cosa cazzo ci faccio?
Miss you, bitch.
PS ndr ecco perché non comprerò mai più l'offerta delle orate Coop due pezzi a 3 euro e 80, tu lì per lì pensi, questa è un'offerta e poiché ho imparato a fare la spesa degli adulti la compro, poi torni a casa e lo metti in freezer. Poi dopo un mese circa lo scongeli di fretta e furia e scopri di dovergli ficcare una forbice da un buco che credo (ma non voglio indagare oltre) sia il culo, aprirlo per benino e CON LE DITA tirargli fuori l'inferno oppure, come dite voi brave donne di casa eviscerarlo. Ma vaffanculo all'offerta!

perché Italia's got talent fa bene all'Italia

Ho pensato parecchio a questa cosa del secondo post su un blog. Al primo, credo, si possa perdonare molto lo scotto dell'imbarazzo e del dover in qualche modo, rompere il ghiaccio. Il secondo invece, dovrebbe, come si suol dire, fare il botto, perché porta con sé il difficile compito di fidelizzare il lettore, ebbene, amici ed amiche, il mio secondo post invece, non sarà per nulla eclatante. In fondo, questo non è un blog, l'abbiamo già chiarito questo punto.
Fondamentalmente, la mia adolescenza da semi nerd è trascorsa tra libri di letteratura inglese, musica dei Nirvana, di Vasco Rossi e di Robbie Williams (lo so da me che sono agli antipodi, ma io sono proprio fatta così, sono gemelli fin dentro il midollo, mi piace tutto e il contrario di tutto. Mia nonna mi chiamava spirito di patata, che non so perché, significa spirito di contraddizione, perché io se qualcuno dice bianco, devo per forza dire nero o ne va della mia salute, rischio proprio un attacco di panico e allora via di contraddittorio) e televisione, dove per televisione si intende tutti i telefilm che ogni palinsesto televisivo italiano all'epoca programmasse. Poi, è arrivato a casa mia Sky e la mia vita sociale è praticamente finita. No, dai scherzo! Forse. Davvero sono una che ama tanto la televisione e questa è una delle cose che più mi mancano da quando mia figlia Virginia (tre anni il 31 luglio) ha monopolizzato il telecomando. Oramai spazio tra Dottoressa Peluche e i 7N tutto il giorno e ho visioni mistiche di Peppa Pig che scaraventa in una pozzanghera di fango  Elsa di Frozen però senza galosce, così, solo per fare incazzare a morte mamma Pig. E' per questo che io guardo la televisione solo in differita ed è per questo che il mio facebook fino alla settimana scorsa si riempiva di miei commenti su Carlo Cracco e Masterchef Italia,  la domenica pomeriggio, quando la regina del ghiaccio (sì, è così, anche lei come tutte le bambine del 2015 possiede la magia del ghiaccio di Elsa) dormiva e quindi, capirete tutti la mia gioia stamattina, quando alle otto e qualcosa ho acceso il televisore e la simpatica faccia di Vanessa Incontrada mi ha catapultata sul palco di Italia's got Talent trasmesso in diretta giovedì sera sul canale sky uno.
Una trasmissione leggera, che i miei neuroni possono accettare di vedere anche senza aver già bevuto il caffè, anzi, la guardo mentre metto su la moka. Mi diverte tanto e mi riscalda il cuore l'idea che con tutte le barbarie che il genere umano si impegna quotidianamente a perpetrare, ancora ci sia chi pensa, sai cosa? Io mi licenzio, mi metto su un'altalena, fanculo il mondo e vi faccio vedere cosa sia il coraggio in termini di acrobazie (SPETTACOLARI) e in termini di vita. Oggi nel 2015, quando tutto il mondo va a rotoli, quando l'Isis distrugge ogni traccia di noi e cerca di cancellarci dalla storia, chi siamo noi? Oggi quando puoi prendere anche 5 lauree tanto resta comunque alta la probabilità che tu sia costretto a lasciare la tua casa non per far carriera, ma per sopravvivere. Oggi che fa paura tutto, che l'uomo è più lupo di quanto Hobbes ci abbia mai insegnato, c'è chi è ancora candido, chi scommette sull'arte e fa leva sul senso di appartenenza che quell'Italia ci fa sentire dentro lo stomaco, c'è ancora qualcuno che rende la vita più poetica e meno pragmatica. Non è qualunquismo questo (anche se il confine, in questi tempi di estremismi è più sottile del solito) è in un certo senso il contrario. Questa trasmissione, così come altre poche, ha il grande merito di raccontarci il nostro paese che cambia, non lo edulcora, ma non lo imbruttisce per forza. L'integrazione razziale, i cambi generazionali, l'hip hop che regna imperante anche tra i bambini (e amici, lo fa, Virginia segue con interesse anche romantico Fedez) l'essere anche un pò trash alle volte, e le storie difficili che trovano nuova vita nel talento, anche quando questo è solo presunto.
E poi, c'è Frank Matano. A voi la libera interpretazione di questa frase.
Non posso fare a meno di pensare, che questo faccia del bene alle persone. Riconciliarsi con gli aspetti leggeri e più sereni della vita, fa bene e ci ricorda, che ogni ombra, per esistere, ha bisogno di una sorgente di luce. O questo, oppure io sono un'illusa e allora è proprio arrivato il momento che io scenda dal mio unicorno, ma dovrete trascinarmi voi giù perché da qui su la vista è splendida.

Quel posto.

Questo non è un blog.
Non lo è per alcuni, pochi in realtà, semplici motivi:
  • Non sono una donna particolarmente interessante e, fatta eccezione per la mia disarmante normalità, non ho molto da offrire in termini di illuminazioni mentali.
  • Non ho mai pensato di avere un blog. Mi spiego meglio, mi è sempre piaciuta l'idea e ne leggo tanti infatti, ma sono carente della dote principale per mantenere uno spazio nell'etere attivo, sono l'incostanza fatta persona. E sono pigra, Dio se lo sono. Voglio dire, a quasi trentatré anni, sono già in cura da un posturologo e passo (bugia, dovrei passare) metà della mia giornata a fare esercizi per la postura. Ho provato con la palestra, ma se mi avessero messo in mano un drink, avrei avuto di sicuro maggiori probabilità di successo. Che poi amici, appartengo a quel genere di persone che paga anche l'intera quota annuale, capite? Faccio la sborona. Cosa me ne faccio degli ingressi? Io sono una tipa atletica ormai. E così, accade sempre la medesima cosa. Con una lucidità degna dei migliori assassini, io apro il portafogli, guardo negli occhi la manager della palestra e mento. Spudoratamente. Mento a lei, mento alle mura di quel luogo che non mi vedranno mai più e mento a me stessa.
    La primavera scorsa, due mie care amiche, per risollevare i nostri corpi dallo sfacelo delle gravidanze e, per affrancare i nostri spiriti dai terrible two nei quali i nostri pargoli ci avevano scaraventate, mi proposero la Zumba. E amici cari, qui mi fermo. Zumba + Michela = nulla di buono. Alla fine della lezione l'istruttore mi venne incontro sorridente e mi disse:" Ascolta, se io vado a destra, tu devi andare a destra, non a sinistra". Esplicativo, direi.
    E va bene, non è che tutti si deve essere sportivi. Io leggo, e sulla nintendo DS di mia madre, detengo il record di velocità assoluto, nella lettura. Anche queste sono soddisfazioni agonistiche. Che poi sì, io risulto avere un'età cerebrale di circa 50 anni e mia madre che di anni ne ha 60 invece ne ha una di 20, be' questa, è un'altra storia. Se vi andrà di tornare, magari troverete anche questo racconto. Ma cosa si diceva? Ah sì, questo non è un blog perché non ho la costanza necessaria a tenere un diario.
Diciamo piuttosto, che questo sarà per me e per chiunque altro voglia unirsi a me, un luogo di parola. Un posto dove leggerci. Un posto che però, avrà gli odori e i colori dei Caraibi, perché al freddo non sono capace di ragionare ed ecco un mio altro limite.
Sotto tutte le futili sovrastrutture di me, sotto la donna di trentatré anni che ancora cerca di capire chi è e dove vuole andare, sotto la moglie, la madre, la figlia e la sorella, io sono solo parola scritta e questo è quanto. Non ho altri modi di presentarmi, non ho altri modi di conoscermi e di farmi conoscere. Spero abbiate voglia di fare un pezzo di strada con me.