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lunedì 22 gennaio 2018

Condivido, dunque, sono . Una guida ai tipi umani su Facebook

Sono una snob. Te lo dico subito, così non devi andare avanti nella lettura, se questo concetto ti infastidisce.
Sono una snob e, ne ho abbastanza, della gran parte dell’umanità che troviamo sui social network. Voglio dire, l’idiozia accompagna noi esseri umani da sempre, ma non neghiamo che facebook ha peggiorato a livelli esponenziali la situazione.
Se gli alieni dovessero dare uno sguardo alle nostre pagine facebook prima di un’invasione, alla fine rinuncerebbero:
-“Actarus, fa manovra con la navicella! Tanto questi scemi ci stanno pensando da soli ad estinguersi. Sono così occupati a scattarsi i selfie che si sono dimenticati come ci si bacia!”
Dico davvero, l’altro giorno leggevo un articolo che titolava più o meno così: “i giovani di oggi, preferiscono la vita online a quella offline. Si vedono poco, si baciano meno e preferiscono il sesso virtuale a quello reale”. L’articolo poi continuava sottolineando che forse, anche questo era il motivo per il calo delle malattie veneree. Un preservativo no, eh?
In ogni caso, questa storia del web ci è sfuggita di mano. Lo ha pubblicamente riconosciuto, un vecchio dirigente facebook che, in seguito ad una crisi esistenziale, si è licenziato e ha chiesto perdono all’umanità che sente di aver contribuito a rovinare. Ovviamente, si è tenuto i guadagni di questo suo crimine etico, ma si è detto molto pentito ed infelice. Che poi è la normale condizione degli esseri umani, qualcuno avrebbe dovuto dirglielo. Però, lui è pentito, infelice e vergognosamente ricco. Pora stella!

Più cresco, più mi rendo conto che bisognerebbe prendere la patente per più abilità umane, non solo guidare. Per votare ad esempio, ma questa è un’altra storia. E ci vorrebbe la patente anche per usare internet. Insomma, è vero, tutti noi abbiamo avuto i nostri momenti di disordine e delirio on line, ma se errare è umano, perseverare è diabolico. Non si tratta di voler fare l’intellettuale a tutti i costi, è proprio che stiamo perdendo il contatto con la realtà sembra di vivere un episodio senza fine di Black Mirror.
Siamo una società di nevrastenici narcisisti e gli alieni di prima riderebbero di noi perché ci troverebbero piccoli ominidi ridicoli. Pericolosamente ignoranti e disgustosamente egoisti. Pensaci, quanto è raro vedere in rete delle condivisioni che siano realmente tese all’atto della comunione? Il tasto sharing è tutta una gigantesca masturbazione autocelebrativa. Lo scopo principale di facebook ad esempio, la connessione con le gente, si è esaurita in una manciata di selfie e, ogni volta che apro l'app, mi sembra di assistere alla fiera delle vanità.

Siamo tutti dipendenti dall’economia dei like. Tutte reginette e re del ballo di fine anno di un liceo americano, ma la vita non è un mediocre film yankee e, a dirla proprio tutta, trovo deprimente che ancora non abbiamo imparato la lezione del cinema di oltreoceano, i due reali del ballo alla fine della fiera, sono adulti insoddisfatti cronici che vivono nel passato. Ma il passato non ha nulla di nuovo da offrire e allora, perché continuare a nascondersi? E invece siamo tutti lì, in rete, a fare a gara a chi ce l'ha più lungo. Facebook è davvero come un gigantesco, sterminato liceo americano e, come tale, ha anche i suoi gruppi di tipi umani.

I Narcisisti al contrario. Particolarmente comune tra noi donne. Quelle che pubblicano post intrisi di una dilagante falsa autoironia, quando è chiaro come il sole che vogliono solo essere rassicurate. Di continuo. Oppure, quelle che pubblicano mille scatti dei loro culi e poi ci piazzano la didascalia intellettuale. Quando sarebbe così bello, onesto e originale, se proprio ci vuoi mettere una didascalia, scrivere: bada che gran bel culo che ho? Oh, via. A Cesare, quel che è di Cesare. Parlo di ragazze che pubblicano foto di loro stesse in una conditio di lapalissiana topaggine, che ha richiesto tra le 2 e le 3 ore di trucco e parrucco e poi ci piazzano #OggiCosì #MakeUpFree #ComeMammaMiHaFatta . Davvero, mi viene voglia di andare ad abbracciarle: - “Oh, vieni qui poverina. Non ti preoccupare. Hai ragione, sei solo bella”. Tanto è quel che conta.
#IFiltriDiSnapaChatTisonoSfuggitiDiMano
I Girelloni. Trasversali a tutti i generi e a tutte le età. Quelli che facebook è l’album fotografico dei loro ricordi di viaggi. Peccato, si tratti solo di selfie su selfie con lontano, sullo sfondo, uno scenario diverso. Mare, montagna, Empire State Building, Tour Eiffel. Non una foto di un paesaggio. A testimonianza che il messaggio della foto è, ancora una volta, guarda dove sono? E poi ci piazzano l’hashtag #fromwhereistand oppure #greetingsfrom...
Mi domando sempre se abbiano davvero fatto il viaggio o, piuttosto, non abbiano montato un set ad hoc.
I Calimero. Anche questi tipi umani sono molto vari e valicano genere ed età, anagrafica però, perché su quella cerebrale, sembra siano tutti fermi ai 12. Quelli che ogni status è un’allusione maliziosa verso qualcuno che, ovviamente, sta facendo loro un torto. Tutti ce l’hanno con loro. Tutti vogliono fargli un’ingiustizia. Tutti vivono la loro vita pianificando come fare per distruggere la loro. #StewieGriffinForPresident
I Very Social. Quelli che…. Quelli che si iscrivono ad ogni gruppo quelli che…
#FattiUnaVita
Gli Ancien Régime. Sono i nostalgici ad ogni costo. Quelli che si stava meglio nel passato, sempre. Gente che se gli dici : -“Guarda che il poeta diceva qui e ora”! Loro risponderanno: -“Sì vabe’, ma negli anni 80…”
#SiStavaMeglioQuandoSiStavaPeggio
I Kitty-Kat. I fanatici dei gattini. Questa, è gente che mi preoccupa, eppure, ho delle carissime amiche che ne fanno parte. Cari Kitty Kat, i vostri gatti non vogliono dominare il mondo, non sono nemmeno particolarmente scaltri. Sono dei cazzo di normalissimi gatti. #FaiPaceColFattoCheHaiUnGattoNonUnPremioPulitzerInCasa
I Filosofi. Loro si esprimono solo per aforismi per altro scritti male e citazione associate, immancabilmente, al personaggio storico sbagliato.
#CarpeDiemNonLHaDettoTottiLoGiuro
I PornoFood. Non possono pensare di bere un caffè senza informare l’intero etere. Che se fanno un tramezzino devono fare avere un orgasmo multiplo a Bastianich.
#MagnateloPoiIlTramezzino
I Michael Moore Addicted. A questi il culo gli sta rubando la camicia. Le case farmaceutiche sono formate da adoratori di Satana che complottano per ammazzarci tutti. Quelli che se hai la febbre, non la prendere l’aspirina tanto è solo un’invenzione malefica dei super potenti per sterminarci in silenzio senza che ce ne accorgiamo. Sui vaccini meglio non parlarne se non vuoi essere sparato a vista, ma oh so’tutti pacifisti però.
#MaSePrendiLAspirinaComeLiFaiGliAnticorpi?
Gli Apocalypse Now. Ieri i Maya, oggi Trump e Kim, l’importante è averci l’apocalisse del giorno. Qualcosa per cui preoccuparsi dell’imminente implosione del nostro pianeta.
#TheEndIsNear
I Politically Correct che di solito viaggiano a braccetto con i politologi. Gruppo misto a maggioranza femminile, che Je suis Charlie e We are the World, We are the Children e poi ti chiamano troia se quel coglione del fidanzato ti chiede l’amicizia su facebook che tu resti lì e non sai se dargli una craniata sulle gengive, o piuttosto, darle un abbraccio carico di empatia. #WeAreTheWorldMaGiùLeManiDalMioUomoTroia
I Comunisti col Rolex. Hasta la Victoria Siempre, tatuaggio del Che, ma aiutiamoli a casa loro a questi negretti simpatici.
#NonSonoIoAdEssereRazzistaSonoLoroAdEssereUnPòNegri
I Laici. Gruppo molto vasto, che fa proseliti ogni secondo, anche ora mentre leggi. Quelli che non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani. Profondità psicologiche inarrivabili, lo so. Che tu vorresti spiegargli che non è così, ma poi ti toccherebbe tenere un paio di corsi monografici di storia antica 1 e 2.
#AllahAkbar
I Tuttologi. Oddio, questi sono buffi e sono tantissimi, più dei laici giuro. Quelli che hanno un’enciclopedica conoscenza di tutto perché hanno studiato su wikipedia e google.
#CeraUnaVoltaIlCepuOggiAbbiamoGoogle

Il punto della questione, non è tanto cliccare o meno su condividi. Il punto vero, è l’intenzione. Cosa vogliamo comunicare al mondo di noi? Cosa vogliamo lasciare al mondo? Cosa vogliamo regalare a chi ci legge? Dovremmo fare tutti un po’ di analisi, contare fino a 10 prima di condividere un qualunque contenuto e domandarci: mi è necessario farlo?

E, infine, non credere che io non abbia pensato a quelli come me. Io, ovviamente, faccio parte del gruppo dei peggiori. I Bastian Contrari. Il nostro motto è fa quello che ti dico, ma non fare quello che faccio. Siamo gli amici polemici del gruppo. Alla sala mensa del liceo americano ci trovi al tavolo dei nerds. Critichiamo l’attitudine al condivido, dunque, sono, ma, alla fine, condividiamo anche noi. È vero. Siamo tutti schiavi del faccialibro.

Tutti, a parte il gruppo dei ribelli. Dio, quelli li ammiro. Quelli che spengono internet e dicono non mi avrai mai.

Vorrei essere così un giorno, ma per il momento tocca fare i conti con la mia vanità e accettare che condivido, ergo, sono, anche io.

martedì 2 gennaio 2018

La spada nella roccia, ovvero, come riconoscere il tuo scudiero durante il 2018

"Si narra che un dì l'Inghilterra fiorì
di audaci cavalieri;
il buon re morì senza eredi e così
agognaron tutti al poter.
Soltanto un prodigio poté salvar
il regno da guerre e distruzione:
fu la spada nella roccia che un bel dì
laggiù comparì"


Ma senza andare troppo lontano, amica, dal nostro comodo divano, iPhone alla mano, chiama qualche altra ragazza e prova a seguire il mio ragionamento.
Lo so, oggi è 2 gennaio e ti starai chiedendo, quale proposito attuare nel nuovo anno, dei mille pensati. Alcune di noi resteranno le stesse di sempre, al limite, che cambi il mondo, giusto? Altre come me, saranno da due giorni a stilare, con la propria migliore amica, liste infinite di buoni propositi, o come li chiama la mia Giulia, decreti legislativi del nuovo anno. E, amica, credimi, non ha scelto le parole a caso. Quello che stai per leggere, è un brevissimo compendio sulle scelte sistematiche, che dovrai compiere quest'anno. Chi la conosce, sa a cosa mi riferisco. Giulia è una psicologa. Ma dire psicologa, quando si parla di lei, è un tantino riduttivo. A me piace più pensare a lei, come una cardiologa delle emozioni. Lei sta. Nel bel mezzo delle emozioni lei ci sta e non per scelta, quanto, piuttosto, perché non può farne a meno. Se avete voglia di conoscerla, immaginatevi un fiore, ma non una rosa da giardino inglese, o una semplice margherita di campo bella perché è bella come il sorriso di un bimbo. No, Giulia è bella più della norma, perché lei se l'è guadagnato il diritto di essere bella. E' una yogi della bellezza, in perenne contemplazione della vita e dei suoi paradossi. Se deve essere fiore, lei per me è un cazzo di papavero di campo: selvaggio e aristocratico, che lo vedi spuntare dalla giacca di un dandy o, un fiore di loto, che sta ritto ed orgoglioso sul baratro di un acquitrino. Ecco, una mente così ha pensato con me, ai decreti legislativi del 2018: come sopravvivere ad altri 365 giorni, di doppie spunte che non diventano mai blu.

Decreto legislativo (da ora in poi DL ndr) 1/18 STAI FERMA. Smetti di fare tutto tu. Siediti e guarda. Fai fare a lui. Non servigli sul piatto d'argento: risposte, parole, gesti e finanche il tuo cuore. Smetti di controllare quel cazzo di whatsapp. Non rileggere più le conversazioni, tanto non cambiano. Serve solo a farti del male e lo sai. Se davvero ti vuoi bene, entra nella privacy e nascondi la notifica di lettura. Te lo meriti il doppio brivido del mi avrà letta/o? Liberati, almeno in parte, del controllo del mondo sui tuoi tempi di digestione di un'informazione e di reazione. Ti chiameranno snob. Sappi che è un maledetto complimento.

DL 2/18 Non aver paura di cercare. CERCA, è il tuo mantra del 2018. Cerca, cerca, cerca. Cerca te stessa prima di saltare da una storia a un'altra, prima di rimbalzare da un uomo all'altro o rischierai, di non sapere mai se quello che vuoi, è il risultato di un tuo desiderio o, piuttosto, della tua voglia di libertà. Cerca il tempo di conoscere l'essere umano che sei. Non avere timore della solitudine, al contrario, cercala; apprendi l'arte del silenzio, perché l'amore parla piano, non urla mai, occorre avere un buon udito.

DL 3/18 esci dalla tua zona di conforto, ORA. Accetta il rischio di non essere apprezzata, non combattere il vecchio e saggio detto, secondo cui, non puoi piacere tutti. Fai pace col fatto, che ad alcuni, non piacerai e questo, non ti riguarderà minimamente. Non sforzarti. Esci dall'idea di essere in performance tutto il tempo o, alla fine, lo stress ti consumerà e ti troverai, ancora una volta, a dover chiedere scusa per essere tu, quella a non amare più.

DL 4/18 Smetti di aprire la porta, amica. Tu sei il tuo tempio. Decora le tue stanze con cura. Resta chiusa dentro te a doppia mandata, "in-svelata" il tempo necessario a comprendere chi ti sta di fronte. Datti davvero la possibilità di conoscerlo. Non sei quella stronza di Rapunzel. Non sei prigioniera in una torre e non hai lunghi capelli da sciogliere a quella faccia di criminale perché ti porti via. Se non ti piace dove sei, spostati. Non sei un albero. Aspetta seduta sul tuo di divano. Indossa le tue scarpe migliori, versati da bere e guardalo, mentre ti chiede di conoscerlo. Gli stai facendo un cazzo di regalo. Non lo dimenticare. Non capita tutti i giorni di conoscere TE. Lascialo sulla porta. Prenditi il tempo che ti serve per capire cosa offra. Se andrà via prima che tu capisca, saprai che non aveva doni per te. Forse, li conservava per qualcun'altra. E, solo quando sarai pronta, se mai tu dovessi esserlo, invitalo ad entrare. Se entra a piedi scalzi, è quello giusto. Ricorda amica, che sei tu la padrona. Lui è l'ospite, che tratti, dunque, i tuoi pavimenti, con rispetto e delicatezza. Specie quello pelvico, ché noi si sa bene, che è proprio da lì, che si comprende un ospite e le sue intenzioni.

Avevamo iniziato questa chiacchierata così, te la ricordi la spada nella roccia? Ti ricordi di Semola, il giovane scudiero senza la minima fiducia in se stesso? Il giovane ciondolone dagli abiti troppo grandi per lui, lo sguardo da sognatore e mille domande per Merlino ed Anacleto, il gufo?
In quanti avevano provato prima di lui ad estrarre la spada dalla roccia?
Alti, aitanti, valorosi, mercenari. Tutti ci avevano provato. Nessuno vi era mai riuscito. Poi, un giorno, senza alcun preavviso, senza fanfara o corteo, senza armatura, arriva lui, Semola. Un pò di furia, a dirla tutta. Ha bisogno della spada per il cavaliere, suo padrone e, con un unico, semplice gesto, naturale come quello che compiamo per bere, egli estrae la spada dalla roccia. La purezza del suo cuore e la generosità del suo gesto gli erano bastate. Le sue intenzioni. Le intenzioni muovono il mondo, amica. L'intenzione di far del bene. L'altruismo di un gesto disinteressato. Così il giovane scudiero Semola, diviene Re Artù, il re magnanimo e coraggioso.
Ecco, noi donne siamo come quella roccia. Prova a pensare alla stanza di cui parlavamo prima. Pensa al tuo cuore e pensa alla tua stessa sessualità che è il dono più intimo di te che potrai mai fare. Lo so, troppo spesso non ci pensiamo.

In quanti sono passati per quella stanza? In quanti, quella porta che tenevi sempre, o, troppo aperta, o, troppo chiusa hanno pensato di doverla sfondare? In quanti, ti hanno convinto che nella forza che impiegavano su di te, risiedeva lo spessore della loro passione e dell' interesse e, non la solitudine dei numeri primi, che hanno terrore a restare soli e nutrono, la necessità di sentirsi proprietà di qualcuno e, al contempo, padroni di quel qualcuno per dirsi vivi?
In quanti ti hanno trivellato con lo stesso impeto cuore e vagina, come se dovessero ricercare amore o petrolio, per loro fa lo stesso.
Quanti condottieri e valorosi guerrieri si sono nascosti dietro la forza e l'orgoglio, facendoti sentire, non si sa bene perché, sbagliata?!
In quante occasioni, hai dovuto abbassare l'asticella e hai rinunciato a cercare un uomo che saltasse, invece, al tuo livello?

E se un giorno dovesse arrivare il tuo Semola a dimostrarti, quale prodigio, quale meraviglia sei?
Se un giorno il giovane Semola dovesse bussare alla tua porta, saresti in grado di lasciarlo entrare? Perché, amica, il rischio è che, nel passare da un prode guerriero ad un valoroso cavaliere, noi ci si faccia sfuggire il giovane Re Artù. L'uomo capace di farci fare click senza imprimere la minima forza.

Lo so, non è semplice dopo i 30 stare ferme ad aspettare che Semola arrivi. Siamo adulte finite e compiute. Siamo quelle del 33, 33 3 33 (vedi post dell'otto dicembre scorso ndr). Soprattutto, non è così sottinteso che noi si sia pronte a lasciare entrare Semola, con il suo carico emotivo impossibile da gestire. Impegnativo, autentico sempre lì a farci domande. Eppure, Merlino dice a Semola/Artù

-Vedi giovanotto questa faccenda dell'amore... è una cosa potentissima!
-Più forte della gravità? Chiede Semola/Artù
-Bè, sì figliolo, in un certo senso... io direi che è la forza più grande sulla terra!

E aveva ragione, Merlino. L'amore, alla fine, può tutto per questo, il mio augurio per il 2018 è che tu riesca ad attuare almeno il

DL5/18 LASCIA ENTRARE L'AMORE. Riconoscilo, è facile. Sembra, che sia negli occhi di chi ti chiede il cuore e poi lo tiene tra le mani come fosse il tesoro più inestimabile di tutti i tempi. Se ne prenderà cura, abbi fede. In fondo, lui è Semola e Semola, è Re Artù.

venerdì 8 dicembre 2017

Girls Hut perché la scrittura bussa sempre

Iniziare un progetto, crederci, appassionarmi e poi abbandonarlo, è tipico di me. Stanza antipanico, era questo. Per la prima volta, decidevo che scrivere era la mia priorità e, per un po', ci ho anche creduto, il tempo necessario a sentirmi schiacciata da me stessa e dalla mia incapacità di scrivere realmente quello che penso perché, se lo faccio, tutti scappano via. E invece tutti a dire che non è così e, forse, è vero che non scapperebbero, ma la paura che ho di ferire o di essere fraintesa, mi paralizza. La parte creativa del mio cervello, si inibisce e tutto quello che ne viene fuori è un patetico nulla. Scrivere, è dare scandalo. Se non dai scandalo, se non sei scomoda, vuol dire che non sei autentica e se non sei autentica, allora, non dovresti scrivere. Da qui, la scelta di non scrivere nulla che fosse più di qualche nota sparsa al margine del mio profilo Facebook.  Lo dicevo l'altro giorno ad una persona il cui cervello, è una meraviglia complessa e appassionante, il mio modus operandi, non è mai cambiato: correre, incendiare e farmi terra bruciata intorno. Sono incapace di aspettare. Forse è per questo che amo i vini. Quando ti versano un buon vino, ti chiedono di aspettare ad assaggiarlo. Lo devi fare decantare, riposare. E più lui riposa, più respira e, più respira, più cambia aspetto, colore e gusto. Le persone sono un po' come i vini. Alcuni tra i giovani, ad esempio, hanno bisogno di tutta l'aria che riescono a prendere. Lo fanno per prendersi il tempo necessario ad ammorbidirsi, per mostrare i loro diversi aromi e gusti stratificati. Ecco, così siamo noi, o almeno, così ero io. Ho avuto bisogno di tanto tempo per rilasciare i miei diversi profumi; per dimostrare che sono la stessa faccia di indefinite versioni. Sono stata molto dura e piena di spigoli. Ho dovuto vivere a lungo una vita che non comprendevo, affinché potessi ammorbidirmi e smussare quei lati di me, che mi precludevano strade che credevo portassero al Signore e che, invece, mi hanno portata ad un calesse. Ogni volta, fino a quando ho smesso di cercare un'illuminazione in posti diversi da me. Non è un caso che i vini vecchi non vadano fatti aerare. Essi rilasciano residui e sedimenti. Analogamente noi, in età adulta, smettiamo di cercare di dimostrare il nostro sapore. Abbiamo consapevolezza di noi e questo ci rende, inevitabilmente, più gustosi.
La mia attuale età, è un po' a quel punto. Ho raggiunto una sufficiente consapevolezza di me come donna e come madre e ho, la piena consapevolezza, di una cosa: sono una persona inquieta. La stasi mi distrugge. Creo, distruggo tutto in una sola istanza e, così, io vivo.
Ho sempre trovato strano come nella negazione di ogni possibile attesa, io trovi il mio unico porto sicuro.
Sono stati due anni di profonde trasformazioni. Ho stravolto la vita che avevo costruito su basi, che credevo solide e che, invece, affondavano nelle sabbie mobili perché, semplicemente, non poggiavano su me stessa. Ho preso fiato, naso all'aria, ho trovato la via dove mi trovo adesso, sempre con la sibillina certezza, che questa è solo una via e che, il percorso, lo creo io. Ho creato una nuova casa piena di amore, di musica, di arte e luce per me e V. Ho aperto le porte ad Artù, il nostro bouledogue francese, che ci insegna, ogni giorno, un amore mai conosciuto prima e sono ripartita da me.
Questa stanza, è la mia nuova casa. La aprirò ogni qual volta sentirò che ho qualcosa di vero da dire. Perché, la scrittura, alla fine, bussa sempre alle mie porte.

sabato 22 agosto 2015

Serie Blue Heron, quando il Romance è tanto di più...

Quando trascorrere più di tre ore, lontana dal libro che stai leggendo è davvero un supplizio, sebbene tu ti diverta anche in quelle tre ore, allora sai, che quello che stai leggendo, è dannatamente buono. Su una scala da 1 a 100, sei sul 101 insomma.
Ecco, questo è quello che succede quando prendi un libro di Kristan Higgins per la prima volta in mano. Quando sei invece al quarto, col cazzo che passi tre ore lontana dal tuo libro!
Sì, perché questa donna è, credetemi, una scrittrice deliziosa. Arguta, sentimentale, ma mai stucchevole, originale, avvincente come poche nel romance e soprattutto sexy, non porno, non "erotica" e le virgolette ve le mimo anche, come va tanto di moda oggi.
Conosce l'animo delle donne, ovvio è una donna, direte, ma conosce la psicologia maschile e ne fa un uso impeccabile.
Ho iniziato poco più di dieci giorni fa, la lettura di uno dei romanzi che formano la serie Blue Heron. In realtà, era il terzo della seria, ma ancora una volta, era la mia prima lettura di questa autrice stupenda che, ho imparato ad amare in circa 30 pagine. In ogni caso, ogni romanzo è auto-conclusivo, quindi, se dovesse capitare anche a voi di leggerli in ordine sparso, non crucciatevi troppo, vedrete che riprenderete il filo nel primo capitolo di ogni libro. Allora, dicevo, Blue Heron...
I romanzi di questa serie sono tutti ambientati in una ridente, piccola cittadina di fantasia, Manningsport, stato di NY, Stati Uniti di America. Una comunità che gravita tutta, intorno alla produzione di vino. Blue Heron è uno dei vigneti che fa da scenario a buona parte dei romanzi. E qui, amiche, dico solo una parola, anzi due, Stars Hollow e ho detto tutto. Chi di noi, non ha sognato almeno una volta di vivere nella fiabesca eppure tanto reale nella sua natura fittizia, cittadina delle ragazze Gilmore? Come di cosa sto parlando? Ok, se tu che stai leggendo questo post, non sai chi siano Lorelai e Rory Gilmore, per favore, chiudi la pagina di questo blog, fai un favore a te stesso e a me, apri una nuova pagina internet e digita, Una mamma per amica streaming TUTTE LE SERIE. Poi mi ringrazierai, credimi.
Mannigsport ha un bar, gestito dai gemelli O'Rourke. Entrambi coinvolti in quasi tutte le storie della serie. Blue Heron è, come ho detto, un vigneto, proprietà degli Holland, una delle famiglie fondatrici della città e gli Holland, amiche credetemi, gli Holland sono la famiglia in cui vorresti indifferentemente nascere o entrare come nuora. Magnifici, vero?
Ogni libro, si concentra sulla storia d'amore di una coppia in particolare, ma ogni libro ha con sé sempre qualche altra storia da raccontare. I personaggi sono tutti ben definiti, perfino Lorelai (sì, c'è una Lorelai anche a Mannigsport e non posso mentire, anche questo ha contribuito a farmi amare la serie) la pasticciera che compare sempre come personaggio di contorno, è così ben inserito, così ben caratterizzato da lasciarmi la convinzione di conoscere bene anche lei, almeno quanto conosco la bella e romantica Colleen O'Rourke, le sorelle Holland: Pru, Hope e Faith e poi Emmaline e ancora tutti gli altri abitanti di Manningsport.
E cosa dire dell'universo maschile di questa cittadina straordinaria? Be' viene da pensare che alla fine della serie, non sia statisticamente possibile, che esistano altri esemplari maschili degni di nota in giro a Manningsport perché amiche, wooooosh! Un capitombolo del cuore dopo l'altro... giuro, non saprei chi scegliere... Lucas Campbell, fascino alla Heathcliff per chi ama l'amore che corre veloce e brucia l'anima, Tom Barlow, perché chi diamine può resistere ad un uomo con l'accento inglese? Levi Cooper, Oh mio Dio, Levi Cooper ti guarda e le ginocchia ti tremano e poi Jack Holland, l'uomo, l'eroe, il bellissimo e fin troppo umile. La perfezione, non quella stonata del tutto troppo lucente, tutto troppo sfavillante. La perfezione, quella vera, quella silenziosa.
Ebbene, non è solo questo che ti resta dentro però, quando leggi Blue Heron. Anche se, a dirla proprio tutta, immergiti in un mondo come Manningsport, passale quelle sei o sette ore, in compagnia di Jack Holland, e poi mi racconti com'è tornare a vivere in Italia, a guardare chiunque altro ti trovi di fronte, non esattamente un Carnevale di Rio...
Dicevo, quello che più colpisce, almeno me che pseudo scrivo, è che, una donna come Kristan Higgins, che dalla biografia e le foto e il profilo di Twitter ,sembra nella media, DA SOLA (con figli, marito, un cane e un gatto al seguito), in UN libro alla volta, riesca a scrivere dialoghi così pungenti, esilaranti, commoventi, perfettamente equilibrati e ritmati e poi, per scrivere la stessa tipologia di dialoghi in serie tipo Una mamma per amica (interamente basata sulla forza dei suoi dialoghi) si mettano insieme intere squadre di scrittori! E' così ingiusto. Tutto questo talento in un'unica testa! Davvero, questa donna ha una scrittura favolosa e i dialoghi la rendono unica!
In questo momento sono una lettrice felice, perché ho letto in dieci giorni circa, quattro libri strepitosi, un po' triste perché non so quando uscirà il quinto e ahimé credo ultimo, volume della serie, nel quale, si racconterà di Connor, il gemello di Colleen. Non vedo l'ora di vedere Col. nei panni della sorella del fidanzato di un'altra!
Allo stesso tempo però, sono una pseudo scrittrice alle prese con una forte, fortissima crisi di mancanza di autostima perché davvero, Kristan è troppo avanti amiche.

Se questo fosse un book blog e avessi anche io, le 5 stelline da assegnare, lei sarebbe un nuovo record di assegnazione, nel senso che dovrei creare la sesta stellina e chiamarla stellina Kristan. Questo, è il giusto punteggio per lei.

USCITE E CORRETE A COMPRARE I SUOI LIBRI oppure scaricateli tutti e quattro contemporaneamente sul vostro Kindle, prometto che non ve ne pentirete.

PS ah e poi è anche così gentile da prendersi la briga di rispondere a tutti, perfino a me!!
Ed ecco a voi la prova...


giovedì 30 luglio 2015

ricomincio da blogspot e da Virginia, ancora e per sempre Virginia

Questo blog è come me. Non so se sia proprio positivo, magari almeno in rete dovrei cercare di essere più, come dire, assennata e costante. Invece, stanza antipanico è nato su wordpress, poi si è spostato su un hosting diverso e ora, approda su blogspot, dove credo, spero, resterà.

E' poi significativo, ricominciare scrivere di me il 30 luglio.

Questo giorno tre anni fa, mi vedeva con 30 kg di amore in più. Fuori dai tempi calcolati per la mia gravidanza, in piedi, perché la pancia non mi consentiva altre posizioni, in banca con mia sorella Serena, mentre aspettavo il nostro turno.

E niente, all'improvviso entra un tizio e urla:" FERMI TUTTI E' UNA RAPINA!" e indovinate un po'?  Non scherzava! Io, che non solo ero incinta, quindi, con tutti i sensi affinati e perennemente all'erta per qualche misteriosa memoria primordiale del nostro organismo, ma anche e pur sempre, napoletana, prendo mia sorella e la trascino via a nasconderci dal direttore (peggiore posto se ci penso oggi) e gli dico allarmata: "Direttore è in corso una rapina", il simpatico genio dietro la sua comoda scrivania ride e dice: "Ah e chi la fa? Tu?" ebbene sì amici, questi sono i manager del nostro bel paese, gli dico che ovviamente non scherzo e lui cosa fa? Va nel panico, amici! Roba da sei in fila alla posta e il tuo intestino inizia ad attorcigliarsi per il cornetto a cioccolato e il cappuccino al bar, quel tipo di panico. Un panico da, dove cazzo è il bagno più vicino, insomma. Nella sua crisi di panico, dice che deve chiamare i carabinieri che l'iter giusto è questo, io rispondo che se non fosse ancora accorto, sono incinta e se i rapinatori si incazzano prendono me come ostaggio di certo, insomma, ma la televisione tematica che l'hanno inventata a fare se poi nessuno si prende il disturbo di apprendere le sue lezioni di vita. Io le serie crime le guardo e i rapinatori nelle banche americane prendono SEMPRE le donne incinta. Nel frattempo i rapinatori, in realtà erano due non uno come avevo pensato perché il secondo era in fila accanto a me con tanto di ticket per il turno in cassa, urlano a tutti di stare faccia terra, di non emettere suoni e di non piangere. Mia sorella più in panico del direttore e di me che, avendo dalla mia le serie crime e una madre pseudo giallista, mi sentivo abbastanza al sicuro e poi diciamolo pure, quando sei incinta ti senti invulnerabile, decide che avendo lei l'incasso del nostro hotel in borsa, doveva uscire dalla stanza del direttore per non mettermi in pericolo (questo non so come abbiamo potuto pensarlo, ma sono attimi di terrore, lo giuro) quindi sguscia lentamente fuori dalla stanza. A questo punto, con mia sorella fuori nel campo di battaglia, sento un panico montante prendersi gioco di ogni mio singolo filamento di carne. Conto i secondi da quando il direttore preme il pulsante di chiamata diretta a i carabinieri al loro arrivo. Circa 60 interminabili secondi. Il minuto più lungo della mia intera esistenza. Mia sorella era in pericolo per colpa mia e non sapevo cosa fare. Lei di là pensava lo stesso, ma io ero incinta e dopo aver pianto al telefono con il call center della Telecom qualche tempo prima, avevo capito che le mie emozioni erano un tantino amplificate.
I carabinieri arrivano quando ormai i rapinatori erano scappati col bottino, scoppio in un pianto che non credevo possibile. Con lacrimoni, singhiozzi, scossoni e tutto il repertorio, avete presente? Mia sorella era ovviamente illesa e viva. Nel frattempo dall'ampia vetrata vedo accorrere mio marito che aveva saputo che ero in banca durante la rapina. Anche lui, inutile dirlo, visibilmente sconvolto. Un napoletano all'estero, non immagina mai di restare coinvolto in una rapina. pensa sempre, se non mi è capitato in 30 anni a Napoli, non mi succederà mai più. Invece vieni a vivere in una piccola, deliziosa cittadina della provincia toscana e taac, ti rapinano in banca con bandana a coprire la bocca, pistola e tutto il resto.
Tutti chiamano i soccorsi per la donna incinta. Questa volta la donna incinta, quella di cui tutti si preoccupano, ero io. Questo mi faceva sentire anche in colpa. Mi portano al pronto soccorso per misurare la pressione e per fortuna, nulla è accaduto, ma insomma signora che sfortuna! In questo nostro paese, non si può vivere! ma erano stranieri? No, italiani e no, non del sud.
Torno a casa e continuo la mia giornata, mi sento un po' agitata, ma mi rispondo che, in fondo, a tutti capita prima o poi nella vita una rapina e che non è successo nulla che quindi è meglio smetterla di lagnarsi.

La sera preparo la cena per me e mio marito, carico la lavastoviglie e mi ritiro in camera. E' il 30 luglio, fa davvero  troppo caldo per il divano quindi opto per il lettone e mi sintonizzo su un bel film.
A metà film inizio a pensare che finalmente benefibra di cui in gravidanza ero dipendente, avesse fatto effetto. Mi alzo, anzi per amore della cronaca, rotolo come mi ero ben abituata a fare giù dal letto e mi dirigo al bagno, dove con una naturalezza e una semplicità che non mi aspettavo per l'evento, urlo: "PAPIIIIII DOBBIAMO ANDARE IN OSPEDALE!".

In un lampo saltiamo in auto, allertiamo mia madre che si fa trovare al primo pit stop di questa folle, bellissima e super gioiosa corsa in ospedale. Arrivo urlando, perché dei canonici 10 minuti ogni contrazione iniziale io non ho avuto traccia. Gli infermieri mi siedono sulla sedia a rotelle correndo, dicono fate presto o la farà in ascensore. Arrivo alla prima misurazione, sono le 23 e 30 di sera del 30 luglio e sono di 2 cm e mezzo alle 01.00 sono di 10 cm. Questo per dire  che nella camera da letto io non ci sono mai entrata, sono stata direttamente portata in sala travaglio dove mio marito, il mio favoloso, insostituibile uomo non mi ha mai lasciata, nemmeno per un secondo. Mi ha sentita urlare come un orco donna ubriaca di scotch scozzese alle prese con uno elfo testa grossa che cerca di uscirgli dalla vagina e non ha battuto ciglio. Mi ha passato circa 4 litri di acqua, sempre col sorriso sulle labbra, senza mai fermarsi col tifo  da stadio "vai, amore ce la fai, sei grande, sei bellissima" quest'ultima era proprio una bella bugia, io lo sapevo, ma glielo facevo dire, un po' perché non avevo le energie per zittirlo e, un po' perché si sentiva utile e mi faceva piacere per lui.
Dalle 01 alle 04 le ostetriche sono state insieme a noi, mi incitavano dicendo spingi, usa gli addominali, io ho replicato non so quante volte, dicendo che gli addominali non li avevo perché non avevo mai fatto sport e non so bene per quale motivo, a questa affermazione, ho chiesto loro scusa per questo. Sì, amiche, mi sono scusata con le ostetriche per non aver fatto sport. Anche a questo porta la gravidanza, chiedi scusa di esistere mentre come la più spaventosa delle scimmie urlatrici spingi fuori la testa e poi il corpo di tuo figlio.

Alle 4.58 del mattino del 31 luglio 2012 però, mentre morivo letteralmente dal dolore, nascevo di nuovo. Da allora, la mia vita ha un nuovo centro. Un centro che profuma di bebe' appena nato, di crema per il cambio pannolini e di vita e che cambia fragranza ad ogni obiettivo che la mia Virginia raggiunge ed io con lei.

Insomma, amici, domani Virginia compirà 3 anni. I 3 anni più dannatamente ricchi e pregni di significato della mia intera esistenza.
Lasciate quindi che faccia un brindisi virtuale in questa parte di mondo virtuale:

A te, mia adorata creatura
e alle mille avventure che ci attendono.

Ti amo,
mamma