Sono una snob. Te lo dico subito, così non devi andare avanti nella lettura, se questo concetto ti infastidisce.
Sono una snob e, ne ho abbastanza, della gran parte dell’umanità che troviamo sui social network. Voglio dire, l’idiozia accompagna noi esseri umani da sempre, ma non neghiamo che facebook ha peggiorato a livelli esponenziali la situazione.
Se gli alieni dovessero dare uno sguardo alle nostre pagine facebook prima di un’invasione, alla fine rinuncerebbero:
-“Actarus, fa manovra con la navicella! Tanto questi scemi ci stanno pensando da soli ad estinguersi. Sono così occupati a scattarsi i selfie che si sono dimenticati come ci si bacia!”
Dico davvero, l’altro giorno leggevo un articolo che titolava più o meno così: “i giovani di oggi, preferiscono la vita online a quella offline. Si vedono poco, si baciano meno e preferiscono il sesso virtuale a quello reale”. L’articolo poi continuava sottolineando che forse, anche questo era il motivo per il calo delle malattie veneree. Un preservativo no, eh?
In ogni caso, questa storia del web ci è sfuggita di mano. Lo ha pubblicamente riconosciuto, un vecchio dirigente facebook che, in seguito ad una crisi esistenziale, si è licenziato e ha chiesto perdono all’umanità che sente di aver contribuito a rovinare. Ovviamente, si è tenuto i guadagni di questo suo crimine etico, ma si è detto molto pentito ed infelice. Che poi è la normale condizione degli esseri umani, qualcuno avrebbe dovuto dirglielo. Però, lui è pentito, infelice e vergognosamente ricco. Pora stella!
Più cresco, più mi rendo conto che bisognerebbe prendere la patente per più abilità umane, non solo guidare. Per votare ad esempio, ma questa è un’altra storia. E ci vorrebbe la patente anche per usare internet. Insomma, è vero, tutti noi abbiamo avuto i nostri momenti di disordine e delirio on line, ma se errare è umano, perseverare è diabolico. Non si tratta di voler fare l’intellettuale a tutti i costi, è proprio che stiamo perdendo il contatto con la realtà sembra di vivere un episodio senza fine di Black Mirror.
Siamo una società di nevrastenici narcisisti e gli alieni di prima riderebbero di noi perché ci troverebbero piccoli ominidi ridicoli. Pericolosamente ignoranti e disgustosamente egoisti. Pensaci, quanto è raro vedere in rete delle condivisioni che siano realmente tese all’atto della comunione? Il tasto sharing è tutta una gigantesca masturbazione autocelebrativa. Lo scopo principale di facebook ad esempio, la connessione con le gente, si è esaurita in una manciata di selfie e, ogni volta che apro l'app, mi sembra di assistere alla fiera delle vanità.
Siamo tutti dipendenti dall’economia dei like. Tutte reginette e re del ballo di fine anno di un liceo americano, ma la vita non è un mediocre film yankee e, a dirla proprio tutta, trovo deprimente che ancora non abbiamo imparato la lezione del cinema di oltreoceano, i due reali del ballo alla fine della fiera, sono adulti insoddisfatti cronici che vivono nel passato. Ma il passato non ha nulla di nuovo da offrire e allora, perché continuare a nascondersi? E invece siamo tutti lì, in rete, a fare a gara a chi ce l'ha più lungo. Facebook è davvero come un gigantesco, sterminato liceo americano e, come tale, ha anche i suoi gruppi di tipi umani.
• I Narcisisti al contrario. Particolarmente comune tra noi donne. Quelle che pubblicano post intrisi di una dilagante falsa autoironia, quando è chiaro come il sole che vogliono solo essere rassicurate. Di continuo. Oppure, quelle che pubblicano mille scatti dei loro culi e poi ci piazzano la didascalia intellettuale. Quando sarebbe così bello, onesto e originale, se proprio ci vuoi mettere una didascalia, scrivere: bada che gran bel culo che ho? Oh, via. A Cesare, quel che è di Cesare. Parlo di ragazze che pubblicano foto di loro stesse in una conditio di lapalissiana topaggine, che ha richiesto tra le 2 e le 3 ore di trucco e parrucco e poi ci piazzano #OggiCosì #MakeUpFree #ComeMammaMiHaFatta . Davvero, mi viene voglia di andare ad abbracciarle: - “Oh, vieni qui poverina. Non ti preoccupare. Hai ragione, sei solo bella”. Tanto è quel che conta.
#IFiltriDiSnapaChatTisonoSfuggitiDiMano
• I Girelloni. Trasversali a tutti i generi e a tutte le età. Quelli che facebook è l’album fotografico dei loro ricordi di viaggi. Peccato, si tratti solo di selfie su selfie con lontano, sullo sfondo, uno scenario diverso. Mare, montagna, Empire State Building, Tour Eiffel. Non una foto di un paesaggio. A testimonianza che il messaggio della foto è, ancora una volta, guarda dove sono? E poi ci piazzano l’hashtag #fromwhereistand oppure #greetingsfrom...
Mi domando sempre se abbiano davvero fatto il viaggio o, piuttosto, non abbiano montato un set ad hoc.
• I Calimero. Anche questi tipi umani sono molto vari e valicano genere ed età, anagrafica però, perché su quella cerebrale, sembra siano tutti fermi ai 12. Quelli che ogni status è un’allusione maliziosa verso qualcuno che, ovviamente, sta facendo loro un torto. Tutti ce l’hanno con loro. Tutti vogliono fargli un’ingiustizia. Tutti vivono la loro vita pianificando come fare per distruggere la loro. #StewieGriffinForPresident
• I Very Social. Quelli che…. Quelli che si iscrivono ad ogni gruppo quelli che…
#FattiUnaVita
• Gli Ancien Régime. Sono i nostalgici ad ogni costo. Quelli che si stava meglio nel passato, sempre. Gente che se gli dici : -“Guarda che il poeta diceva qui e ora”! Loro risponderanno: -“Sì vabe’, ma negli anni 80…”
#SiStavaMeglioQuandoSiStavaPeggio
• I Kitty-Kat. I fanatici dei gattini. Questa, è gente che mi preoccupa, eppure, ho delle carissime amiche che ne fanno parte. Cari Kitty Kat, i vostri gatti non vogliono dominare il mondo, non sono nemmeno particolarmente scaltri. Sono dei cazzo di normalissimi gatti. #FaiPaceColFattoCheHaiUnGattoNonUnPremioPulitzerInCasa
• I Filosofi. Loro si esprimono solo per aforismi per altro scritti male e citazione associate, immancabilmente, al personaggio storico sbagliato.
#CarpeDiemNonLHaDettoTottiLoGiuro
• I PornoFood. Non possono pensare di bere un caffè senza informare l’intero etere. Che se fanno un tramezzino devono fare avere un orgasmo multiplo a Bastianich.
#MagnateloPoiIlTramezzino
• I Michael Moore Addicted. A questi il culo gli sta rubando la camicia. Le case farmaceutiche sono formate da adoratori di Satana che complottano per ammazzarci tutti. Quelli che se hai la febbre, non la prendere l’aspirina tanto è solo un’invenzione malefica dei super potenti per sterminarci in silenzio senza che ce ne accorgiamo. Sui vaccini meglio non parlarne se non vuoi essere sparato a vista, ma oh so’tutti pacifisti però.
#MaSePrendiLAspirinaComeLiFaiGliAnticorpi?
• Gli Apocalypse Now. Ieri i Maya, oggi Trump e Kim, l’importante è averci l’apocalisse del giorno. Qualcosa per cui preoccuparsi dell’imminente implosione del nostro pianeta.
#TheEndIsNear
• I Politically Correct che di solito viaggiano a braccetto con i politologi. Gruppo misto a maggioranza femminile, che Je suis Charlie e We are the World, We are the Children e poi ti chiamano troia se quel coglione del fidanzato ti chiede l’amicizia su facebook che tu resti lì e non sai se dargli una craniata sulle gengive, o piuttosto, darle un abbraccio carico di empatia. #WeAreTheWorldMaGiùLeManiDalMioUomoTroia
• I Comunisti col Rolex. Hasta la Victoria Siempre, tatuaggio del Che, ma aiutiamoli a casa loro a questi negretti simpatici.
#NonSonoIoAdEssereRazzistaSonoLoroAdEssereUnPòNegri
• I Laici. Gruppo molto vasto, che fa proseliti ogni secondo, anche ora mentre leggi. Quelli che non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani. Profondità psicologiche inarrivabili, lo so. Che tu vorresti spiegargli che non è così, ma poi ti toccherebbe tenere un paio di corsi monografici di storia antica 1 e 2.
#AllahAkbar
• I Tuttologi. Oddio, questi sono buffi e sono tantissimi, più dei laici giuro. Quelli che hanno un’enciclopedica conoscenza di tutto perché hanno studiato su wikipedia e google.
#CeraUnaVoltaIlCepuOggiAbbiamoGoogle
Il punto della questione, non è tanto cliccare o meno su condividi. Il punto vero, è l’intenzione. Cosa vogliamo comunicare al mondo di noi? Cosa vogliamo lasciare al mondo? Cosa vogliamo regalare a chi ci legge? Dovremmo fare tutti un po’ di analisi, contare fino a 10 prima di condividere un qualunque contenuto e domandarci: mi è necessario farlo?
E, infine, non credere che io non abbia pensato a quelli come me. Io, ovviamente, faccio parte del gruppo dei peggiori. I Bastian Contrari. Il nostro motto è fa quello che ti dico, ma non fare quello che faccio. Siamo gli amici polemici del gruppo. Alla sala mensa del liceo americano ci trovi al tavolo dei nerds. Critichiamo l’attitudine al condivido, dunque, sono, ma, alla fine, condividiamo anche noi. È vero. Siamo tutti schiavi del faccialibro.
Tutti, a parte il gruppo dei ribelli. Dio, quelli li ammiro. Quelli che spengono internet e dicono non mi avrai mai.
Vorrei essere così un giorno, ma per il momento tocca fare i conti con la mia vanità e accettare che condivido, ergo, sono, anche io.
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lunedì 22 gennaio 2018
mercoledì 10 gennaio 2018
Fenomenologia del Ser e dell'Estar nella lingua spagnola e, come applicarla, al concetto di Amore.
L’amore non basta. Non so più in quante lingue, ci sia ancora bisogno di spiegare questo semplice assioma.
L’AMORE NON BASTA, o se preferite, L’AMORE FINISCE, o più cinicamente, L’AMORE NON ESISTE DOPO I 20 ANNI. Smettiamola di stare a pettinare le bambole.
L’amore, come ce lo raccontiamo, non esiste. Quello, al limite, si chiama innamoramento e, i cervelloni del MIT hanno anche già dimostrato, che dura al massimo un paio di anni.
Amici, siamo italiani, la nostra lingua è tra le più variegate e perfette al mondo. Usiamo i termini giusti.
Un uomo meraviglioso, una volta mi ha detto: la differenza che corre tra amare ed innamorarsi, è, esattamente, quella che corre nella lingua spagnola tra il verbo Ser e il verbo Estar. Entrambi, possono essere tradotti con il nostro essere, ma nella realtà, in spagnolo, l’uso del verbo essere segue due rigide vie, quelle, appunto, di ser y estar. Per un italiano, questo è il punto più problematico della grammatica spagnola. Estar, è transitorio. Oggi è così, domani non si sa. Ser, invece, è imprescindibile dalla tua condizione di essere. È intrinseco al tuo nucleo. Definitivo.
In questa metafora, innamorarsi è temporaneo, è figlio dell’estar. Oggi, ora, qui. Domani? Amare, presuppone, agli occhi di un italiano, la stessa perentorietà del verbo ser per uno spagnolo. Così è e così sarà, per sempre. Curioso che per gli spagnoli però, si dica solo- estar enamorado e mai e poi mai, soy enamorado, perché, quando anche duri molto a lungo, alla fine questa condizione perirà. Ed è ancora più paradossale, che una delle caratteristiche più definitive di noi umani, la morte, sia, in spagnolo, comunque, sorretto dal verbo estar. Si dice, -està muerto e non, -es muerto. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
In ogni caso, non so se sia davvero come diceva lui. Me lo chiedo ogni giorno. Ovvio, sarebbe bello pensare all’amore come un porto sicuro dal quale non esci più, ma mi sembra, mio malgrado, un’idea bizzarra. Intrinseco. Che appartiene alla cosa in sé. Che entra nella sua essenza, che procede dalla sua intima natura. Ah certo, certo, come se a 35 anni fosse davvero possibile trovare qualcuno che procede dal suo nucleo al tuo nucleo in un processo di quasi metempsicosi senza snaturarsi! Come se a 35 anni, uno davvero può andarsene a giro per il mondo, sperando di incontrare uno/a che ti comprenda al di là di sé stesso. No, dico, ma siete seri?
Almeno nella temporaneità dell’estar, che a un italiano ricorda più lo stare che l’essere, definiamo una condizione che, nel momento stesso in cui la enunciamo, è vera al 100%. Sono innamorata di te e, in questo momento in cui te lo dico è: liberatorio, vero, profondo, devastante, doloroso, appassionato e forte. Per paradosso, mi è quasi intrinseco. E boom, bada come ti risolvo l’amore!
L’importante, sarebbe conservare l’onestà intellettuale di non promettere.
Le promesse sono arme letali. Uccidono il sentimento, violentano il desiderio perché, sottintendono un senso di responsabilità del quale, le nostre vite di adulti, sono già fin troppo impregnate. Per questo, l’amore dopo i 20 è una leggenda. A 35 anni, non è come quando a 20 anni sei responsabile solo per te stessa e, a dirla tutta, se si osserva, per esempio, la mia vita a 20 anni, neanche tanto. A 20 anni per sempre è davvero per sempre. A 20 anni per sempre è l’unica condizione che ti sembra possa avere senso nel tuo sentimento. Perché ami davvero. Sei nell’essere, nel ser. È un amore intrinseco, totalizzante. È definitivo, tranne poi, inevitabilmente, finire, perché siamo umani. Ma quel per sempre è, per sempre, dentro te. Non è forse vero che il primo amore non si dimentica? A 25, hai preso qualche batosta, ma ci credi ancora, perché Jane Austen ha creato quel cazzo di Mr Darcy e tu non puoi rinunciarvi. A 30, inizi a pensare che, forse, per sempre no, ma almeno un paio di anni. A 35, sei mesi ti sembrano la promessa di fedeltà di un uomo, che davanti a Dio, ti giura di amarti fino alla morte; lo guardi mentre ti offre il caffè e pensi: che si fa? Si fa? E il tuo per sempre, si ferma in quel bar, a baciare quella tazzina di caffè fumante, perché all’uscita non sarete già più gli stessi. Sì, è così. Non provate a negarlo. L’amore a 35 anni è tutto un: “Ascolta io ho da fare, che fai mi cammini accanto sì o no? Perché io non ho tempo e voglia di fermarmi a guardare se ci sei o sei caduto”? Ci camminiamo accanto. Non insieme. Il problema del camminare accanto a qualcuno è che, il percorso può essere meraviglioso, a patto che si mantenga lo stesso passo, lo stesso ritmo. Spesso però, accade che uno dei due inizi, a camminare a passo più svelto o, che l’altro inizi a rallentare, quello che conta, è che il ritmo dei passi non è più dettato in due tempi armonici, ma diventano due assoli e, allora, camminare l’uno accanto all’altra, non ha più senso.
Il problema delle relazioni, di quelle in cui ho sempre vissuto io, è questo. A voler proprio essere onesti, non è che possa biasimare chi ci ha provato a restare nella mia vita.
Il problema delle coppie nelle quali esisto io, sono, appunto, io. E non è che voglia fare la maledetta a tutti i costi. Non è che io cerchi una scusa da- ”ti lascio, perché ti amo troppo” no, è, piuttosto, una sopraggiunta consapevolezza di chi sono. Uno straordinario, tanto atteso, dono del 2018.
Vedete, sono una persona più comune del normale. Molti di voi si ritroveranno in quel che sto per dire, il problema, quello che mi rende patologica, è come reagisco alle mie stesse azioni.
In campo sentimentale, ho una pessima abitudine, lego a me i cuccioli randagi; di base, perché sono una randagia anche io e per la proprietà commutativa non riesco a vedere altri risultati se non randagio+randagia= piccolo randagio non più randagio.
Li prendo dal ciglio delle loro vite, li faccio entrare nella mia, poi prendo il mio cuore per intero e lo metto al centro perfetto delle loro mani. Lo faccio con scienza. Lo faccio per renderli consapevoli che anche un randagio, può prendersi cura di un cuore e, in quel momento, ci credo. I miei bisogni si allineano ai loro. I miei desideri si nutrono e si amplificano attraverso i loro. Ogni volta, ogni singola volta, che ho lasciato entrare un uomo perché mi sembrava abbastanza irruente da volermi con l’energia giusta, alla fine, è stato così. Non sapevo quale “cammino di fede” avremmo intrapreso insieme e viaggiavo nella nostra relazione nella totale inconsapevolezza di me e di loro. Il conto, inutile a dirsi, mi è sempre stato presentato alla fine. Salato. Il casino, è che quando vivi per dare agli altri quel che vogliono o, quel che tu credi sia giusto loro vogliano, arriva sempre il momento in cui, quella cosa gliel’hai data, o se la sono presa e tu, non puoi fare altro che domandarti – e ora? Ed è come un ceffone in pieno volto.
Come un interruttore delle tue emozioni, che quando incontri il randagio lo spegni perché –ho già l’empatia che me ne faccio anche delle mie emozioni? Poi quando lo riaccendi (e lo riaccendi sempre, fidatevi) tutto torna in memoria come un boomerang; ti guardi da fuori e ti domandi- ma dove diamine ero?
Metti i ricordi emotivi in fila. Uno dietro l’altro. Riprendi coscienza di te e scopri che sei emotivamente vuoto. Scopri che non hai più niente da dire. Ma, a quel randagio, hai promesso castelli e bimbi belli e ora, sei in una situazione che gli antichi romani avrebbero descritto come del cazzum.
Ora è dura, non è vero, dire -amici come prima?
Per questo sono sempre rimasta nello estar enamorada. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
Il problema con quelli come me, è che noi diamo, ma non prendiamo, perché ci sentiamo dei cazzo di super eroi. Siamo mossi da due motori e solo due: orgoglio e dignità. Questo, ci impone di pensare che, chi ci sta di fronte, sappia chi siamo e cosa vogliamo. Ve lo ricordate quello che vi ho detto all’inizio di questo lungo, estenuante post? Dove lo trovi a 35 anni uno capace di comprendere tu chi sia al di là di sé stesso? Ecco, il problema di quelli come me, è che noi, invece, vogliamo quel tizio lì. E siamo così occupati a risplendere, a fare le meraviglie nelle vite altrui, che non ci occupiamo di fare conoscere noi stessi a chi ci sta di fronte. Li ascoltiamo, li nutriamo, realizziamo le loro grandezze e li facciamo rimbalzare sulla scocca più esterna di noi.
L’orgoglio dell’essere sempre magnifici ce lo impone. Se non chiedi, anzi, se non fai le domande giuste io non ti dico chi sono perché, allora, non ti interessa. Ma ci interessa, è chiaro come il sole. Ci interessa che vogliate sapere. E forse a voi interessa, ma non come noi vogliamo che vi interessi, con la fame di sapere ogni singolo elemento di noi. Con la possibilità di sentirci vivisezionati. Messi sotto il microscopio, perché sei il più magnifico rompicapo che mi sia mai capitato. Con la possibilità di sentirci inseguiti, ma non braccati. Con la possibilità di tacere e di avere la certezza di essere compresi. Con la possibilità, di smetterla di dover dire, - estoy enamorada per poter dire, una volta, almeno una volta, - te amo.
E, sì, non ho detto te quiero, di proposito. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
L’AMORE NON BASTA, o se preferite, L’AMORE FINISCE, o più cinicamente, L’AMORE NON ESISTE DOPO I 20 ANNI. Smettiamola di stare a pettinare le bambole.
L’amore, come ce lo raccontiamo, non esiste. Quello, al limite, si chiama innamoramento e, i cervelloni del MIT hanno anche già dimostrato, che dura al massimo un paio di anni.
Amici, siamo italiani, la nostra lingua è tra le più variegate e perfette al mondo. Usiamo i termini giusti.
Un uomo meraviglioso, una volta mi ha detto: la differenza che corre tra amare ed innamorarsi, è, esattamente, quella che corre nella lingua spagnola tra il verbo Ser e il verbo Estar. Entrambi, possono essere tradotti con il nostro essere, ma nella realtà, in spagnolo, l’uso del verbo essere segue due rigide vie, quelle, appunto, di ser y estar. Per un italiano, questo è il punto più problematico della grammatica spagnola. Estar, è transitorio. Oggi è così, domani non si sa. Ser, invece, è imprescindibile dalla tua condizione di essere. È intrinseco al tuo nucleo. Definitivo.
In questa metafora, innamorarsi è temporaneo, è figlio dell’estar. Oggi, ora, qui. Domani? Amare, presuppone, agli occhi di un italiano, la stessa perentorietà del verbo ser per uno spagnolo. Così è e così sarà, per sempre. Curioso che per gli spagnoli però, si dica solo- estar enamorado e mai e poi mai, soy enamorado, perché, quando anche duri molto a lungo, alla fine questa condizione perirà. Ed è ancora più paradossale, che una delle caratteristiche più definitive di noi umani, la morte, sia, in spagnolo, comunque, sorretto dal verbo estar. Si dice, -està muerto e non, -es muerto. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
In ogni caso, non so se sia davvero come diceva lui. Me lo chiedo ogni giorno. Ovvio, sarebbe bello pensare all’amore come un porto sicuro dal quale non esci più, ma mi sembra, mio malgrado, un’idea bizzarra. Intrinseco. Che appartiene alla cosa in sé. Che entra nella sua essenza, che procede dalla sua intima natura. Ah certo, certo, come se a 35 anni fosse davvero possibile trovare qualcuno che procede dal suo nucleo al tuo nucleo in un processo di quasi metempsicosi senza snaturarsi! Come se a 35 anni, uno davvero può andarsene a giro per il mondo, sperando di incontrare uno/a che ti comprenda al di là di sé stesso. No, dico, ma siete seri?
Almeno nella temporaneità dell’estar, che a un italiano ricorda più lo stare che l’essere, definiamo una condizione che, nel momento stesso in cui la enunciamo, è vera al 100%. Sono innamorata di te e, in questo momento in cui te lo dico è: liberatorio, vero, profondo, devastante, doloroso, appassionato e forte. Per paradosso, mi è quasi intrinseco. E boom, bada come ti risolvo l’amore!
L’importante, sarebbe conservare l’onestà intellettuale di non promettere.
Le promesse sono arme letali. Uccidono il sentimento, violentano il desiderio perché, sottintendono un senso di responsabilità del quale, le nostre vite di adulti, sono già fin troppo impregnate. Per questo, l’amore dopo i 20 è una leggenda. A 35 anni, non è come quando a 20 anni sei responsabile solo per te stessa e, a dirla tutta, se si osserva, per esempio, la mia vita a 20 anni, neanche tanto. A 20 anni per sempre è davvero per sempre. A 20 anni per sempre è l’unica condizione che ti sembra possa avere senso nel tuo sentimento. Perché ami davvero. Sei nell’essere, nel ser. È un amore intrinseco, totalizzante. È definitivo, tranne poi, inevitabilmente, finire, perché siamo umani. Ma quel per sempre è, per sempre, dentro te. Non è forse vero che il primo amore non si dimentica? A 25, hai preso qualche batosta, ma ci credi ancora, perché Jane Austen ha creato quel cazzo di Mr Darcy e tu non puoi rinunciarvi. A 30, inizi a pensare che, forse, per sempre no, ma almeno un paio di anni. A 35, sei mesi ti sembrano la promessa di fedeltà di un uomo, che davanti a Dio, ti giura di amarti fino alla morte; lo guardi mentre ti offre il caffè e pensi: che si fa? Si fa? E il tuo per sempre, si ferma in quel bar, a baciare quella tazzina di caffè fumante, perché all’uscita non sarete già più gli stessi. Sì, è così. Non provate a negarlo. L’amore a 35 anni è tutto un: “Ascolta io ho da fare, che fai mi cammini accanto sì o no? Perché io non ho tempo e voglia di fermarmi a guardare se ci sei o sei caduto”? Ci camminiamo accanto. Non insieme. Il problema del camminare accanto a qualcuno è che, il percorso può essere meraviglioso, a patto che si mantenga lo stesso passo, lo stesso ritmo. Spesso però, accade che uno dei due inizi, a camminare a passo più svelto o, che l’altro inizi a rallentare, quello che conta, è che il ritmo dei passi non è più dettato in due tempi armonici, ma diventano due assoli e, allora, camminare l’uno accanto all’altra, non ha più senso.
Il problema delle relazioni, di quelle in cui ho sempre vissuto io, è questo. A voler proprio essere onesti, non è che possa biasimare chi ci ha provato a restare nella mia vita.
Il problema delle coppie nelle quali esisto io, sono, appunto, io. E non è che voglia fare la maledetta a tutti i costi. Non è che io cerchi una scusa da- ”ti lascio, perché ti amo troppo” no, è, piuttosto, una sopraggiunta consapevolezza di chi sono. Uno straordinario, tanto atteso, dono del 2018.
Vedete, sono una persona più comune del normale. Molti di voi si ritroveranno in quel che sto per dire, il problema, quello che mi rende patologica, è come reagisco alle mie stesse azioni.
In campo sentimentale, ho una pessima abitudine, lego a me i cuccioli randagi; di base, perché sono una randagia anche io e per la proprietà commutativa non riesco a vedere altri risultati se non randagio+randagia= piccolo randagio non più randagio.
Li prendo dal ciglio delle loro vite, li faccio entrare nella mia, poi prendo il mio cuore per intero e lo metto al centro perfetto delle loro mani. Lo faccio con scienza. Lo faccio per renderli consapevoli che anche un randagio, può prendersi cura di un cuore e, in quel momento, ci credo. I miei bisogni si allineano ai loro. I miei desideri si nutrono e si amplificano attraverso i loro. Ogni volta, ogni singola volta, che ho lasciato entrare un uomo perché mi sembrava abbastanza irruente da volermi con l’energia giusta, alla fine, è stato così. Non sapevo quale “cammino di fede” avremmo intrapreso insieme e viaggiavo nella nostra relazione nella totale inconsapevolezza di me e di loro. Il conto, inutile a dirsi, mi è sempre stato presentato alla fine. Salato. Il casino, è che quando vivi per dare agli altri quel che vogliono o, quel che tu credi sia giusto loro vogliano, arriva sempre il momento in cui, quella cosa gliel’hai data, o se la sono presa e tu, non puoi fare altro che domandarti – e ora? Ed è come un ceffone in pieno volto.
Come un interruttore delle tue emozioni, che quando incontri il randagio lo spegni perché –ho già l’empatia che me ne faccio anche delle mie emozioni? Poi quando lo riaccendi (e lo riaccendi sempre, fidatevi) tutto torna in memoria come un boomerang; ti guardi da fuori e ti domandi- ma dove diamine ero?
Metti i ricordi emotivi in fila. Uno dietro l’altro. Riprendi coscienza di te e scopri che sei emotivamente vuoto. Scopri che non hai più niente da dire. Ma, a quel randagio, hai promesso castelli e bimbi belli e ora, sei in una situazione che gli antichi romani avrebbero descritto come del cazzum.
Ora è dura, non è vero, dire -amici come prima?
Per questo sono sempre rimasta nello estar enamorada. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
Il problema con quelli come me, è che noi diamo, ma non prendiamo, perché ci sentiamo dei cazzo di super eroi. Siamo mossi da due motori e solo due: orgoglio e dignità. Questo, ci impone di pensare che, chi ci sta di fronte, sappia chi siamo e cosa vogliamo. Ve lo ricordate quello che vi ho detto all’inizio di questo lungo, estenuante post? Dove lo trovi a 35 anni uno capace di comprendere tu chi sia al di là di sé stesso? Ecco, il problema di quelli come me, è che noi, invece, vogliamo quel tizio lì. E siamo così occupati a risplendere, a fare le meraviglie nelle vite altrui, che non ci occupiamo di fare conoscere noi stessi a chi ci sta di fronte. Li ascoltiamo, li nutriamo, realizziamo le loro grandezze e li facciamo rimbalzare sulla scocca più esterna di noi.
L’orgoglio dell’essere sempre magnifici ce lo impone. Se non chiedi, anzi, se non fai le domande giuste io non ti dico chi sono perché, allora, non ti interessa. Ma ci interessa, è chiaro come il sole. Ci interessa che vogliate sapere. E forse a voi interessa, ma non come noi vogliamo che vi interessi, con la fame di sapere ogni singolo elemento di noi. Con la possibilità di sentirci vivisezionati. Messi sotto il microscopio, perché sei il più magnifico rompicapo che mi sia mai capitato. Con la possibilità di sentirci inseguiti, ma non braccati. Con la possibilità di tacere e di avere la certezza di essere compresi. Con la possibilità, di smetterla di dover dire, - estoy enamorada per poter dire, una volta, almeno una volta, - te amo.
E, sì, non ho detto te quiero, di proposito. Forse, avrei dovuto rispondergli così.
giovedì 30 luglio 2015
ricomincio da blogspot e da Virginia, ancora e per sempre Virginia
Questo blog è come me. Non so se sia proprio positivo, magari almeno in rete dovrei cercare di essere più, come dire, assennata e costante. Invece, stanza antipanico è nato su wordpress, poi si è spostato su un hosting diverso e ora, approda su blogspot, dove credo, spero, resterà.
E' poi significativo, ricominciare scrivere di me il 30 luglio.
Questo giorno tre anni fa, mi vedeva con 30 kg di amore in più. Fuori dai tempi calcolati per la mia gravidanza, in piedi, perché la pancia non mi consentiva altre posizioni, in banca con mia sorella Serena, mentre aspettavo il nostro turno.
E niente, all'improvviso entra un tizio e urla:" FERMI TUTTI E' UNA RAPINA!" e indovinate un po'? Non scherzava! Io, che non solo ero incinta, quindi, con tutti i sensi affinati e perennemente all'erta per qualche misteriosa memoria primordiale del nostro organismo, ma anche e pur sempre, napoletana, prendo mia sorella e la trascino via a nasconderci dal direttore (peggiore posto se ci penso oggi) e gli dico allarmata: "Direttore è in corso una rapina", il simpatico genio dietro la sua comoda scrivania ride e dice: "Ah e chi la fa? Tu?" ebbene sì amici, questi sono i manager del nostro bel paese, gli dico che ovviamente non scherzo e lui cosa fa? Va nel panico, amici! Roba da sei in fila alla posta e il tuo intestino inizia ad attorcigliarsi per il cornetto a cioccolato e il cappuccino al bar, quel tipo di panico. Un panico da, dove cazzo è il bagno più vicino, insomma. Nella sua crisi di panico, dice che deve chiamare i carabinieri che l'iter giusto è questo, io rispondo che se non fosse ancora accorto, sono incinta e se i rapinatori si incazzano prendono me come ostaggio di certo, insomma, ma la televisione tematica che l'hanno inventata a fare se poi nessuno si prende il disturbo di apprendere le sue lezioni di vita. Io le serie crime le guardo e i rapinatori nelle banche americane prendono SEMPRE le donne incinta. Nel frattempo i rapinatori, in realtà erano due non uno come avevo pensato perché il secondo era in fila accanto a me con tanto di ticket per il turno in cassa, urlano a tutti di stare faccia terra, di non emettere suoni e di non piangere. Mia sorella più in panico del direttore e di me che, avendo dalla mia le serie crime e una madre pseudo giallista, mi sentivo abbastanza al sicuro e poi diciamolo pure, quando sei incinta ti senti invulnerabile, decide che avendo lei l'incasso del nostro hotel in borsa, doveva uscire dalla stanza del direttore per non mettermi in pericolo (questo non so come abbiamo potuto pensarlo, ma sono attimi di terrore, lo giuro) quindi sguscia lentamente fuori dalla stanza. A questo punto, con mia sorella fuori nel campo di battaglia, sento un panico montante prendersi gioco di ogni mio singolo filamento di carne. Conto i secondi da quando il direttore preme il pulsante di chiamata diretta a i carabinieri al loro arrivo. Circa 60 interminabili secondi. Il minuto più lungo della mia intera esistenza. Mia sorella era in pericolo per colpa mia e non sapevo cosa fare. Lei di là pensava lo stesso, ma io ero incinta e dopo aver pianto al telefono con il call center della Telecom qualche tempo prima, avevo capito che le mie emozioni erano un tantino amplificate.
I carabinieri arrivano quando ormai i rapinatori erano scappati col bottino, scoppio in un pianto che non credevo possibile. Con lacrimoni, singhiozzi, scossoni e tutto il repertorio, avete presente? Mia sorella era ovviamente illesa e viva. Nel frattempo dall'ampia vetrata vedo accorrere mio marito che aveva saputo che ero in banca durante la rapina. Anche lui, inutile dirlo, visibilmente sconvolto. Un napoletano all'estero, non immagina mai di restare coinvolto in una rapina. pensa sempre, se non mi è capitato in 30 anni a Napoli, non mi succederà mai più. Invece vieni a vivere in una piccola, deliziosa cittadina della provincia toscana e taac, ti rapinano in banca con bandana a coprire la bocca, pistola e tutto il resto.
Tutti chiamano i soccorsi per la donna incinta. Questa volta la donna incinta, quella di cui tutti si preoccupano, ero io. Questo mi faceva sentire anche in colpa. Mi portano al pronto soccorso per misurare la pressione e per fortuna, nulla è accaduto, ma insomma signora che sfortuna! In questo nostro paese, non si può vivere! ma erano stranieri? No, italiani e no, non del sud.
Torno a casa e continuo la mia giornata, mi sento un po' agitata, ma mi rispondo che, in fondo, a tutti capita prima o poi nella vita una rapina e che non è successo nulla che quindi è meglio smetterla di lagnarsi.
La sera preparo la cena per me e mio marito, carico la lavastoviglie e mi ritiro in camera. E' il 30 luglio, fa davvero troppo caldo per il divano quindi opto per il lettone e mi sintonizzo su un bel film.
A metà film inizio a pensare che finalmente benefibra di cui in gravidanza ero dipendente, avesse fatto effetto. Mi alzo, anzi per amore della cronaca, rotolo come mi ero ben abituata a fare giù dal letto e mi dirigo al bagno, dove con una naturalezza e una semplicità che non mi aspettavo per l'evento, urlo: "PAPIIIIII DOBBIAMO ANDARE IN OSPEDALE!".
In un lampo saltiamo in auto, allertiamo mia madre che si fa trovare al primo pit stop di questa folle, bellissima e super gioiosa corsa in ospedale. Arrivo urlando, perché dei canonici 10 minuti ogni contrazione iniziale io non ho avuto traccia. Gli infermieri mi siedono sulla sedia a rotelle correndo, dicono fate presto o la farà in ascensore. Arrivo alla prima misurazione, sono le 23 e 30 di sera del 30 luglio e sono di 2 cm e mezzo alle 01.00 sono di 10 cm. Questo per dire che nella camera da letto io non ci sono mai entrata, sono stata direttamente portata in sala travaglio dove mio marito, il mio favoloso, insostituibile uomo non mi ha mai lasciata, nemmeno per un secondo. Mi ha sentita urlare come un orco donna ubriaca di scotch scozzese alle prese con uno elfo testa grossa che cerca di uscirgli dalla vagina e non ha battuto ciglio. Mi ha passato circa 4 litri di acqua, sempre col sorriso sulle labbra, senza mai fermarsi col tifo da stadio "vai, amore ce la fai, sei grande, sei bellissima" quest'ultima era proprio una bella bugia, io lo sapevo, ma glielo facevo dire, un po' perché non avevo le energie per zittirlo e, un po' perché si sentiva utile e mi faceva piacere per lui.
Dalle 01 alle 04 le ostetriche sono state insieme a noi, mi incitavano dicendo spingi, usa gli addominali, io ho replicato non so quante volte, dicendo che gli addominali non li avevo perché non avevo mai fatto sport e non so bene per quale motivo, a questa affermazione, ho chiesto loro scusa per questo. Sì, amiche, mi sono scusata con le ostetriche per non aver fatto sport. Anche a questo porta la gravidanza, chiedi scusa di esistere mentre come la più spaventosa delle scimmie urlatrici spingi fuori la testa e poi il corpo di tuo figlio.
Alle 4.58 del mattino del 31 luglio 2012 però, mentre morivo letteralmente dal dolore, nascevo di nuovo. Da allora, la mia vita ha un nuovo centro. Un centro che profuma di bebe' appena nato, di crema per il cambio pannolini e di vita e che cambia fragranza ad ogni obiettivo che la mia Virginia raggiunge ed io con lei.
Insomma, amici, domani Virginia compirà 3 anni. I 3 anni più dannatamente ricchi e pregni di significato della mia intera esistenza.
Lasciate quindi che faccia un brindisi virtuale in questa parte di mondo virtuale:
A te, mia adorata creatura
e alle mille avventure che ci attendono.
Ti amo,
mamma
E' poi significativo, ricominciare scrivere di me il 30 luglio.
Questo giorno tre anni fa, mi vedeva con 30 kg di amore in più. Fuori dai tempi calcolati per la mia gravidanza, in piedi, perché la pancia non mi consentiva altre posizioni, in banca con mia sorella Serena, mentre aspettavo il nostro turno.
E niente, all'improvviso entra un tizio e urla:" FERMI TUTTI E' UNA RAPINA!" e indovinate un po'? Non scherzava! Io, che non solo ero incinta, quindi, con tutti i sensi affinati e perennemente all'erta per qualche misteriosa memoria primordiale del nostro organismo, ma anche e pur sempre, napoletana, prendo mia sorella e la trascino via a nasconderci dal direttore (peggiore posto se ci penso oggi) e gli dico allarmata: "Direttore è in corso una rapina", il simpatico genio dietro la sua comoda scrivania ride e dice: "Ah e chi la fa? Tu?" ebbene sì amici, questi sono i manager del nostro bel paese, gli dico che ovviamente non scherzo e lui cosa fa? Va nel panico, amici! Roba da sei in fila alla posta e il tuo intestino inizia ad attorcigliarsi per il cornetto a cioccolato e il cappuccino al bar, quel tipo di panico. Un panico da, dove cazzo è il bagno più vicino, insomma. Nella sua crisi di panico, dice che deve chiamare i carabinieri che l'iter giusto è questo, io rispondo che se non fosse ancora accorto, sono incinta e se i rapinatori si incazzano prendono me come ostaggio di certo, insomma, ma la televisione tematica che l'hanno inventata a fare se poi nessuno si prende il disturbo di apprendere le sue lezioni di vita. Io le serie crime le guardo e i rapinatori nelle banche americane prendono SEMPRE le donne incinta. Nel frattempo i rapinatori, in realtà erano due non uno come avevo pensato perché il secondo era in fila accanto a me con tanto di ticket per il turno in cassa, urlano a tutti di stare faccia terra, di non emettere suoni e di non piangere. Mia sorella più in panico del direttore e di me che, avendo dalla mia le serie crime e una madre pseudo giallista, mi sentivo abbastanza al sicuro e poi diciamolo pure, quando sei incinta ti senti invulnerabile, decide che avendo lei l'incasso del nostro hotel in borsa, doveva uscire dalla stanza del direttore per non mettermi in pericolo (questo non so come abbiamo potuto pensarlo, ma sono attimi di terrore, lo giuro) quindi sguscia lentamente fuori dalla stanza. A questo punto, con mia sorella fuori nel campo di battaglia, sento un panico montante prendersi gioco di ogni mio singolo filamento di carne. Conto i secondi da quando il direttore preme il pulsante di chiamata diretta a i carabinieri al loro arrivo. Circa 60 interminabili secondi. Il minuto più lungo della mia intera esistenza. Mia sorella era in pericolo per colpa mia e non sapevo cosa fare. Lei di là pensava lo stesso, ma io ero incinta e dopo aver pianto al telefono con il call center della Telecom qualche tempo prima, avevo capito che le mie emozioni erano un tantino amplificate.
I carabinieri arrivano quando ormai i rapinatori erano scappati col bottino, scoppio in un pianto che non credevo possibile. Con lacrimoni, singhiozzi, scossoni e tutto il repertorio, avete presente? Mia sorella era ovviamente illesa e viva. Nel frattempo dall'ampia vetrata vedo accorrere mio marito che aveva saputo che ero in banca durante la rapina. Anche lui, inutile dirlo, visibilmente sconvolto. Un napoletano all'estero, non immagina mai di restare coinvolto in una rapina. pensa sempre, se non mi è capitato in 30 anni a Napoli, non mi succederà mai più. Invece vieni a vivere in una piccola, deliziosa cittadina della provincia toscana e taac, ti rapinano in banca con bandana a coprire la bocca, pistola e tutto il resto.
Tutti chiamano i soccorsi per la donna incinta. Questa volta la donna incinta, quella di cui tutti si preoccupano, ero io. Questo mi faceva sentire anche in colpa. Mi portano al pronto soccorso per misurare la pressione e per fortuna, nulla è accaduto, ma insomma signora che sfortuna! In questo nostro paese, non si può vivere! ma erano stranieri? No, italiani e no, non del sud.
Torno a casa e continuo la mia giornata, mi sento un po' agitata, ma mi rispondo che, in fondo, a tutti capita prima o poi nella vita una rapina e che non è successo nulla che quindi è meglio smetterla di lagnarsi.
La sera preparo la cena per me e mio marito, carico la lavastoviglie e mi ritiro in camera. E' il 30 luglio, fa davvero troppo caldo per il divano quindi opto per il lettone e mi sintonizzo su un bel film.
A metà film inizio a pensare che finalmente benefibra di cui in gravidanza ero dipendente, avesse fatto effetto. Mi alzo, anzi per amore della cronaca, rotolo come mi ero ben abituata a fare giù dal letto e mi dirigo al bagno, dove con una naturalezza e una semplicità che non mi aspettavo per l'evento, urlo: "PAPIIIIII DOBBIAMO ANDARE IN OSPEDALE!".
In un lampo saltiamo in auto, allertiamo mia madre che si fa trovare al primo pit stop di questa folle, bellissima e super gioiosa corsa in ospedale. Arrivo urlando, perché dei canonici 10 minuti ogni contrazione iniziale io non ho avuto traccia. Gli infermieri mi siedono sulla sedia a rotelle correndo, dicono fate presto o la farà in ascensore. Arrivo alla prima misurazione, sono le 23 e 30 di sera del 30 luglio e sono di 2 cm e mezzo alle 01.00 sono di 10 cm. Questo per dire che nella camera da letto io non ci sono mai entrata, sono stata direttamente portata in sala travaglio dove mio marito, il mio favoloso, insostituibile uomo non mi ha mai lasciata, nemmeno per un secondo. Mi ha sentita urlare come un orco donna ubriaca di scotch scozzese alle prese con uno elfo testa grossa che cerca di uscirgli dalla vagina e non ha battuto ciglio. Mi ha passato circa 4 litri di acqua, sempre col sorriso sulle labbra, senza mai fermarsi col tifo da stadio "vai, amore ce la fai, sei grande, sei bellissima" quest'ultima era proprio una bella bugia, io lo sapevo, ma glielo facevo dire, un po' perché non avevo le energie per zittirlo e, un po' perché si sentiva utile e mi faceva piacere per lui.
Dalle 01 alle 04 le ostetriche sono state insieme a noi, mi incitavano dicendo spingi, usa gli addominali, io ho replicato non so quante volte, dicendo che gli addominali non li avevo perché non avevo mai fatto sport e non so bene per quale motivo, a questa affermazione, ho chiesto loro scusa per questo. Sì, amiche, mi sono scusata con le ostetriche per non aver fatto sport. Anche a questo porta la gravidanza, chiedi scusa di esistere mentre come la più spaventosa delle scimmie urlatrici spingi fuori la testa e poi il corpo di tuo figlio.
Alle 4.58 del mattino del 31 luglio 2012 però, mentre morivo letteralmente dal dolore, nascevo di nuovo. Da allora, la mia vita ha un nuovo centro. Un centro che profuma di bebe' appena nato, di crema per il cambio pannolini e di vita e che cambia fragranza ad ogni obiettivo che la mia Virginia raggiunge ed io con lei.
Insomma, amici, domani Virginia compirà 3 anni. I 3 anni più dannatamente ricchi e pregni di significato della mia intera esistenza.
Lasciate quindi che faccia un brindisi virtuale in questa parte di mondo virtuale:
A te, mia adorata creatura
e alle mille avventure che ci attendono.
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martedì 28 luglio 2015
Le tre fasi della scrittura, o anche, scappa e prendi un libro di algebra, credi a me.
L'altro giorno mi è stato chiesto di descrivermi come scrittrice. Facile, ho pensato, io non una scrittrice. La verità, non mi stanco mai di dirlo, è che io sono, semplicemente, una che scrive. Non lo faccio nemmeno più in maniera compulsiva come quando, non avevo Virginia e trascorrevo la maggior parte del mio tempo nel favoloso mondo delle idee. Ora che devo ritagliarmi spazio e tempo, scrivo in maniera quasi programmata e dico quasi perché spesso, non riesco neppure a seguire i programmi. Diciamo che sono una che scrive appena ha un minuto per se stessa.
Se anche però io avessi tutto il tempo del mondo per scrivere, comunque non potrei sentirmi scrittrice. Per diventare scrittori, bisogna attraversare una fase di consacrazione? Chi ci conferisce questo titolo? L'esperienza? Il fatto di vendere delle copie dei propri libri? O semplicemente l'atto in sé di scrivere storie?Non lo so.
Parlare di scrittura,non è mai facile. Molti in internet (e non solo), lo fanno con un po' troppa leggerezza. E' abbastanza comune, trovare blog in cui ti dicono, vieni, leggi me, io sono l'esperto di scrittura, salvo poi scoprire, che le quattro scempiaggini scritte sui loro blog, sono parte di quelle verità assolute di cui, solo gli stolti e gli insicuri sono alla ricerca. La ricetta magica per perdere 20 kg in un solo giorno, roba di questo tipo. Avete presente? Ma dico io, un po' di onestà intellettuale, di umiltà. Sono doti davvero in disuso in questa società di super esperti nascosti dietro i loro schermi.
Parlare di scrittura,non è mai facile. Molti in internet (e non solo), lo fanno con un po' troppa leggerezza. E' abbastanza comune, trovare blog in cui ti dicono, vieni, leggi me, io sono l'esperto di scrittura, salvo poi scoprire, che le quattro scempiaggini scritte sui loro blog, sono parte di quelle verità assolute di cui, solo gli stolti e gli insicuri sono alla ricerca. La ricetta magica per perdere 20 kg in un solo giorno, roba di questo tipo. Avete presente? Ma dico io, un po' di onestà intellettuale, di umiltà. Sono doti davvero in disuso in questa società di super esperti nascosti dietro i loro schermi.
Io sono un'italiana media. Dio che bella dote la normalità. Scrivo più di quanto leggo. Vorrei poter vivere di quel che scrivo, ma a trentatré anni, posso, con relativa certezza, dire che non diventerò un campione di vendita. Eppure, non per questo posso accettare di scendere a compromessi, quando farlo significa, svilire il mio lavoro. Ma questa è un'altra storia e ne parlerò un'altra volta. Ora mi preme dire altro.
Scrivere un romanzo non è così facile come sembra. Non è che una mattina ti svegli, la Musa ti bacia e boom hai scritto la storia del secolo. E' più un discorso che attraversa almeno tre fasi conclamate (questo per lo meno, è il mio caso) .
Eccitazione: in questa fase, mi sento un essere soprannaturale. Ho il dono della parola scritta. L'universo mi ama. La farfalla si posa sul fiore nel momento esatto in cui io sto guardando quel fiore. Sono in Matrix, lo so. Pillola rossa o pillola blu? Faccio parte di una casta di eletti. Insieme governeremo il mondo. Convinceremo l'umanità a leggere. Le librerie saranno luoghi mistici di adorazione per tutti (non solo per alcuni strambi tra cui la sottoscritta) e soprattutto nessuno, NESSUNO dovrà più subire l'onta di trovare nella vetrina di una libreria un cantante di Maria de Filippi o un lacchè qualunque di Maria de Filippi. Insomma, Maria de Filippi potrà andare anche a cagare nel mio mondo post-eccitazione. Lo so, è follia. Nessuno mette Maria de Filippi in un angolo (cit.), ma amici, questa è solo la prima fase, aspettate di arrivare alla terza.
Concentrazione: ogni nervo del mio corpo, ogni neurone e sinapsi del mio cervello, tutto di me, è teso alla creazione della storia che ho in mente. Incipit, culmine e finale. Tutto già scritto con le parole perfette della mente. Le conoscete? Se non le avete mai incontrate, vi prego, scappate il più velocemente possibile. Aprite il primo libro di algebra che vi capita sottomano e buttatevi nel mondo dei numeri perché, le parole della mente, sono doppiogiochiste. Sono delle stronze se mi consentite il francesismo. Sono quelle parole che ogni scrittore ama e teme. Quelle che quando stai immaginando la storia ti solleticano dietro la nuca. Le parole perfette. Quelle per le quali, non esiste necessità di sinonimi, parafrasi o altro. Sono l'essenza definitiva e assoluta di quello che volevi dire. Quelle per le quali, ringrazi Dio o chi per lui, per essere nato in Italia ed essere capace di parlare la più favolosa lingua del mondo. Poi apri il computer, il foglio elettronico ti si apre davanti e puff! Sparite. O meglio, le metti per iscritto e come per magia, non significano più un cazzo. Francesismi con la pala su questo blog, amici.
Depressione: non sono nessuno. Non sono uno scrittore, non sono nemmeno una persona intelligente. Non riesco ad esprimere quello che voglio dire, no, anzi, non voglio dire proprio niente perché non ho la capacità minima comune dell'essere umano, di formare frasi di senso compiuto. BASTA, BASTA, BASTA, non scriverò mai più in vita mia. Nemmeno per fare la lista della spesa, tanto la lascio sempre sul banco della cucina. Vedi? Sei una cretina, chi scrive una lista della spesa per poi dimenticarla? (TUTTI, risposta che mi darò solo nella prossima fase). In fondo, ho già un lavoro, ho una famiglia a cui badare, una casa.
Sì, basta (chiudendo con disprezzo il computer) non ho bisogno di scrivere per essere felice. Mi basta una carta di credito come alla maggior parte degli esseri umani quando è giù di morale. Esco, compro la cosa più inutile che possa essere stata creata e felice me ne torno a casa. Ancora credo di non voler mai più scrivere. La storia, quella è sempre nella regione del mio cervello abitata dai volti che ho incontrato in trentatré anni di vita di sfuggita. Il tizio in treno, la donna che usa l'iphone in spiaggia come specchietto, i due ragazzi che si baciano, il belloccio che si sente Brad Pitt e invece non arriva nemmeno ai livelli di Gabriel Garko che, voglio dire,questa gran cosa non è così via, fino ad arrivare ai personaggi della storia che mi frulla nel cervello in questo momento. Sono onde che vanno e vengono, si infrangono rumorose dietro la mia nuca e chiedono di essere ascoltate.
Sì, basta (chiudendo con disprezzo il computer) non ho bisogno di scrivere per essere felice. Mi basta una carta di credito come alla maggior parte degli esseri umani quando è giù di morale. Esco, compro la cosa più inutile che possa essere stata creata e felice me ne torno a casa. Ancora credo di non voler mai più scrivere. La storia, quella è sempre nella regione del mio cervello abitata dai volti che ho incontrato in trentatré anni di vita di sfuggita. Il tizio in treno, la donna che usa l'iphone in spiaggia come specchietto, i due ragazzi che si baciano, il belloccio che si sente Brad Pitt e invece non arriva nemmeno ai livelli di Gabriel Garko che, voglio dire,questa gran cosa non è così via, fino ad arrivare ai personaggi della storia che mi frulla nel cervello in questo momento. Sono onde che vanno e vengono, si infrangono rumorose dietro la mia nuca e chiedono di essere ascoltate.
Queste sono le tre fasi che di norma attraverso quando devo scrivere una storia. Come vi raccontavo, amici, sono tre le fasi conclamate. Queste fasi possono sfociare solo ed unicamente in due grandi mari: il successo o il fallimento. Spesso le storie che immagino restano a farmi compagnia per un po'. Sembrano buone, interessanti e vivono lungo il corso di venti o trenta pagine di word. Alla fine però, muoiono lì. Appese come i panni freschi di bucato. Profumano di buono, ma se non li stiri non li puoi indossare. A meno che tu non viva negli USA, ma qui in Italia, noi si usa ancora stirare. Purtroppo. Altre volte invece, le trenta pagine diventano cinquanta, poi novanta e per magia sei a cento e allora ti rendi conto che quella storia è diventato un libro e questa, amici, è la sensazione di potenza più esaltante che un essere umano possa sentire. E per quei momenti appena prima di capire che sì, stai scrivendo un libro, che ogni volta supero la depressione e mi dico, fanculo! Se incontro uno che non dimentica mai la lista della spesa a casa io lo evito. E' un tipo sospetto!
Sono donna ergo bugiarda, aka le bugie che devi conoscere per sopravvivere ad una vita da donna.
Noi donne mentiamo. Questa frase, lo riconosco, può sembrare, lo slogan adatto ad un gruppetto di maschilisti, ma leggete con attenzione. Noi donne (in verità noi essere umani,ma sono donna e mi occupo del mio genere) mentiamo. E' la società, che ci ha insegnato a farlo in certi casi, in altri, è lo spirito di sopravvivenza.
Da bambina, menti quando, siete pronte per uscire di casa e tu dici a tua madre che non hai bisogno di fare la pipì. Sei pigra e poi il water è così alto. Allora tua madre ti da fiducia, perché è una buona madre e non vuole ledere la tua autostima, uscite e zaac devi farla, ma tu, stoica sin da piccola, in quanto donna e, di strada ne hai da farne, tesoro, la tieni, il tuo perineo, che ancora non sai nemmeno di possedere, è in splendida forma , quindi, metti su un'improbabile danza del ventre, tua madre ovviamente lo sa, ma vuole vedere fin dove vuoi arrivare. Inutile dirlo, alla fine sei costretta ad accovacciarti dietro un albero. Scema, falla a casa, ascolta un'amica!
Da ragazzina, menti quando, le tue amiche sono tutte oltre il confine della prima mestruazione e tu no, allora dici che sì, ovvio che l'hai avuta anche tu. Oppure menti perché, al contrario, sei l'unica oltre quel confine e cerchi disperatamente di tornare indietro perché non eri pronta a lasciare le bambole così presto. In ogni caso, l'ormone ti porta alla bugia.
Da adolescente menti sulle stesse questioni maschili, quali:
- sigarette: tu giuri e spergiuri di non fumare. la tua camera grigio Londra, palesa la menzogna agli occhi di tutti, ma sei nel pieno della fase fottesega, hai 15 anni quindi "Cazzo, non fumo!". Un alieno è entrato dalla finestra, ha detto di essere sulla terra per uno studio sulle nostre abitudini. Ha preso dal tuo zaino le sigarette DI CLAUDIA, se n'è accese un paio et voilà il fumo. La balla regge alla grande. Nella tua mente l'unico anello debole è Claudia che non fuma, ma fottesega, tua madre nemmeno la conosce ancora Claudia che inizierà a fumare verso i 18 anni, ma questo è irrilevante.
- canne: tua madre- hai provato a fumare una canna?
tu- No, mamma, ma che come ti viene in mente? sguardo colpevole che ruota vorticosamente e ridarella isterica. Mettiti di tua spontanea volontà una tuta a strisce bianco e nere che fai prima. Ciaone proprio. - Alcol: tua madre- ma in quel bar dove vi ritrovate vendono alcol ai minorenni?
tu- Seeeee, io con la mia 5000 lire di paghetta- da dividere probabilmente con tua sorella- (voglio dire, questo potrebbe o non potrebbe essere un ricordo della mia adolescenza) compro solo una coca cola e poi tutti gettoni per il video game Bubble Bobble.
Nel momento in cui, senza alcuna domanda posta, spieghi cosa te ne fai della paghetta, stai automaticamente dichiarando la tua colpevolezza. In più la coca cola ti fa schifo e tua madre lo sa e sei la negazione ai video game e questo lo sanno proprio tutti.
Da giovane donna, affini l'arte della menzogna. Hai venti anni e la prova costume inizia ad essere un argomento che irretisce anche te che, fino a ieri, avevi tutti i neuroni funzionanti ed al loro posto.
Tua madre- hai mangiato all'università?
Tu- sì (senza perderti in digressioni, tanto lo sai che ti chiederà cosa, visto che brava bugiarda sei diventata?)
Tua madre- Cosa?
Tu- (sorriso compiaciuto) un panino provola e crudo con Mara (una tic tac, un caffè e un pacchetto di marlboro light).
Scema! Hai fatto un danno solo a te stessa, non a tua madre, ma hai 20 anni, non lo puoi capire, forse, non lo devi ancora capire.
Ancora:
tu- mamma dormo da Claudia stasera. (ti ricorda qualcuno, amica?) Poi fai una figlia e scopri che non solo a venti anni era una decerebrata irresponsabile, ma anche fortunata! Avresti potuto incontrare un maniaco e non un fidanzato normale con il quale credevi di dover vivere per l'eternità stile Delena (sì, muoio per the vampire diaries) e invece hai preso a calci in culo dopo un po', ma hai 20 anni, lo capisco, vivere una relazione poco salubre è da manuale. Sei nel pieno del tuo all in.
Tua madre- hai mangiato all'università?
Tu- sì (senza perderti in digressioni, tanto lo sai che ti chiederà cosa, visto che brava bugiarda sei diventata?)
Tua madre- Cosa?
Tu- (sorriso compiaciuto) un panino provola e crudo con Mara (una tic tac, un caffè e un pacchetto di marlboro light).
Scema! Hai fatto un danno solo a te stessa, non a tua madre, ma hai 20 anni, non lo puoi capire, forse, non lo devi ancora capire.
Ancora:
tu- mamma dormo da Claudia stasera. (ti ricorda qualcuno, amica?) Poi fai una figlia e scopri che non solo a venti anni era una decerebrata irresponsabile, ma anche fortunata! Avresti potuto incontrare un maniaco e non un fidanzato normale con il quale credevi di dover vivere per l'eternità stile Delena (sì, muoio per the vampire diaries) e invece hai preso a calci in culo dopo un po', ma hai 20 anni, lo capisco, vivere una relazione poco salubre è da manuale. Sei nel pieno del tuo all in.
Poi, arriva, è ragionevole pensare verso i 25 anni, l'età adulta. Io sono un po' lenta e il processo ha impiegato proprio un quinquennio intero, a 30 però ero adulta.
Hai una laurea in tasca che non usi, hai scelto l'uomo giusto (e non sai nemmeno tu come hai fatto) ti sei sposata, avevi giurato che non l'avresti fatto, ma, di nuovo, le donne mentono. Insomma, a 30anni cosa c'è ancora da mentire, mi chiederai? Si suppone tu sia adulta e vaccinata. Voglio dire, hai una tua casa, sei indipendente e invece... le donne mentono, poi non dire che non ti avevo avvisata!
Hai un lavoro, una casa, un uomo, una pseudo vita sociale e SOLE 24 ore di tempo al giorno, ovvio che menti! Devi mentire. E' lo spirito di sopravvivenza di cui ti parlavo all'inizio del post, che te lo impone.
Hai una laurea in tasca che non usi, hai scelto l'uomo giusto (e non sai nemmeno tu come hai fatto) ti sei sposata, avevi giurato che non l'avresti fatto, ma, di nuovo, le donne mentono. Insomma, a 30anni cosa c'è ancora da mentire, mi chiederai? Si suppone tu sia adulta e vaccinata. Voglio dire, hai una tua casa, sei indipendente e invece... le donne mentono, poi non dire che non ti avevo avvisata!
Hai un lavoro, una casa, un uomo, una pseudo vita sociale e SOLE 24 ore di tempo al giorno, ovvio che menti! Devi mentire. E' lo spirito di sopravvivenza di cui ti parlavo all'inizio del post, che te lo impone.
Tu e il tuo uomo lavorate entrambi,ma tu hai la sventura di rientrare prima a casa. Ok? Quindi la cosa va così, non provare a negarlo.
Amore telefona.
A.- tesoro, che si mangia stasera? Hai cucinato?
Tu- Certo!
Non è vero, sei ancora col culo sul divano a spippolare sull'iphone. La verità, quel corpo estraneo alla tua bocca donna, è la seguente: fino a quella telefonata non avevi nemmeno immaginato che si dovesse mangiare, perché ehi, non è mai stato un tuo problema, ma di tua madre. Devi smetterla di pensare che il piano fuochi della cucina esista solo per il caffè della mattina e che tua madre presto o tardi imparerà a cucinare per via telepatica. Quindi ti alzi, mi sembra di vederti, apri una busta di insalata, aggiungi, sale, olio e limone (perché al tuo uomo pice il limone e tu sei una buona compagna) , apri due scatolette di tonno e la cena è servita! Con l'esperienza poi, imparerai ch el'insalata va condita quando amore è a casa o si ammoscia. :)
Amore telefona.
A.- tesoro, che si mangia stasera? Hai cucinato?
Tu- Certo!
Non è vero, sei ancora col culo sul divano a spippolare sull'iphone. La verità, quel corpo estraneo alla tua bocca donna, è la seguente: fino a quella telefonata non avevi nemmeno immaginato che si dovesse mangiare, perché ehi, non è mai stato un tuo problema, ma di tua madre. Devi smetterla di pensare che il piano fuochi della cucina esista solo per il caffè della mattina e che tua madre presto o tardi imparerà a cucinare per via telepatica. Quindi ti alzi, mi sembra di vederti, apri una busta di insalata, aggiungi, sale, olio e limone (perché al tuo uomo pice il limone e tu sei una buona compagna) , apri due scatolette di tonno e la cena è servita! Con l'esperienza poi, imparerai ch el'insalata va condita quando amore è a casa o si ammoscia. :)
Poi diventi madre. Amica, queste sono le menzogne più grandi che dirai, perché è la società ed un manipolo di bigotte che te lo impongono. Dirai che la gravidanza è uno stato di delizia e di salute! BUGIA, BUGIA, BUGIA. La nausea, i piedi affetti da elefantiasi e la pancia così grande da renderti impossibile la visione della punta dei piedi TI FA CAGARE, dillo. Sei normale, tranquilla. Menti pure, lo facciamo tutte, ma poche di noi lo ammettono.
Quindi, l'erede viene al mondo e ok, il tuo cuore capitola come non farà mai più, a meno che, tu non sia così folle, da farne un altro, perché, mi dicono, in quel caso, il cuore raddoppia (altra bugia del sesso femminile? Non lo so, non ti posso aiutare. Ne ho una e sto bene, banco). Ti dici che in questo rapporto, non ci saranno bugie, solo candore. Stai mentendo in quello stesso istante. Di bugie, amica mia, dovrai dirne a tuo/a figlio/a e anche a più riprese. Quando ti vedrà esausta e triste a causa sua (poppate, mesi di insonnia sono solo due delle gioie della maternità) tu gli racconterai una balla che riuscirà a non far dubitare tua figlio o tua figlia del tuo perfetto e imperturbabile stato di felicità. Gli mentirai quando lo porterai a fare il primo vaccino, distraendolo con un pupazzo qualunque mentre il dottore gli fa la siringa, anzi, le siringhe e gli mentirai più o meno lungo tutto il vostro cammino, dicendo a te stessa e quindi a lui/lei che sei totalmente certa di quello che stai facendo. Bugia enorme, la maternità è la cosa più spaventosa ed il percorso meno chiaro che affronterai mai nella tua vita, ma va bene così, per fortuna hai tuo figlio/a che saprà condurti alla grande. Impara solo a fidarti di lui/lei. Io, sono un pessimo esempio. Sono una madre nevrotica, segnata dalla paura dell'abbandono talmente tanto, che sommergo Virginia di attenzioni e baci che nemmeno mi chiede, povera stella. E le dico tante balle. A mia discolpa, Virginia è una bambina mentalmente impegnativa. A due anni, appena cioè, ha imparato a dire perché, è iniziato il mio calvario. Mento per disperazione. I nostri dialoghi sono un susseguirsi di perché e rischiano di portarmi spesso e volentieri alla neuro, così le mento, invento storie è questo quello che faccio. E' questa la mia tecnica, ogni madre ha la sua. Conosco mia figlia. Il mondo dell'immaginazione è il suo posto. Allora, quando sento che quel perché è l'ultimo che riesco a reggere con una conversazione razionale, parte la storia e lei, in qualche modo, trova pace. Si cheta. Quindi ecco il mio consiglio. Menti e crea un mondo pieno di fantasia e storie belle da immaginare per tuo figlio/a, tanto il mondo è un posto infame e molto presto toccherà lasciarlo/a camminare da solo/a, per lo meno, avrà un bagaglio di storie da raccontarsi quando la vita gli sembrerà insopportabile.
Quindi, l'erede viene al mondo e ok, il tuo cuore capitola come non farà mai più, a meno che, tu non sia così folle, da farne un altro, perché, mi dicono, in quel caso, il cuore raddoppia (altra bugia del sesso femminile? Non lo so, non ti posso aiutare. Ne ho una e sto bene, banco). Ti dici che in questo rapporto, non ci saranno bugie, solo candore. Stai mentendo in quello stesso istante. Di bugie, amica mia, dovrai dirne a tuo/a figlio/a e anche a più riprese. Quando ti vedrà esausta e triste a causa sua (poppate, mesi di insonnia sono solo due delle gioie della maternità) tu gli racconterai una balla che riuscirà a non far dubitare tua figlio o tua figlia del tuo perfetto e imperturbabile stato di felicità. Gli mentirai quando lo porterai a fare il primo vaccino, distraendolo con un pupazzo qualunque mentre il dottore gli fa la siringa, anzi, le siringhe e gli mentirai più o meno lungo tutto il vostro cammino, dicendo a te stessa e quindi a lui/lei che sei totalmente certa di quello che stai facendo. Bugia enorme, la maternità è la cosa più spaventosa ed il percorso meno chiaro che affronterai mai nella tua vita, ma va bene così, per fortuna hai tuo figlio/a che saprà condurti alla grande. Impara solo a fidarti di lui/lei. Io, sono un pessimo esempio. Sono una madre nevrotica, segnata dalla paura dell'abbandono talmente tanto, che sommergo Virginia di attenzioni e baci che nemmeno mi chiede, povera stella. E le dico tante balle. A mia discolpa, Virginia è una bambina mentalmente impegnativa. A due anni, appena cioè, ha imparato a dire perché, è iniziato il mio calvario. Mento per disperazione. I nostri dialoghi sono un susseguirsi di perché e rischiano di portarmi spesso e volentieri alla neuro, così le mento, invento storie è questo quello che faccio. E' questa la mia tecnica, ogni madre ha la sua. Conosco mia figlia. Il mondo dell'immaginazione è il suo posto. Allora, quando sento che quel perché è l'ultimo che riesco a reggere con una conversazione razionale, parte la storia e lei, in qualche modo, trova pace. Si cheta. Quindi ecco il mio consiglio. Menti e crea un mondo pieno di fantasia e storie belle da immaginare per tuo figlio/a, tanto il mondo è un posto infame e molto presto toccherà lasciarlo/a camminare da solo/a, per lo meno, avrà un bagaglio di storie da raccontarsi quando la vita gli sembrerà insopportabile.
Con "amore" che, ormai già sa, che sul tema cucina e affini, sei una bugiarda patologica, sai, dentro te, di non aver più bisogno di mentire. E' il tuo porto franco dalle bugie. Eppure amica mia, ci saranno momenti da ora in poi in cui gli mentirai. Lo farai, paradossalmente, perché lo ami tanto, troppo e non vuoi si senta escluso dall'orbita del tuo cuore che, a sua volta, orbita ormai solo intorno all'esistenza del tuo erede.
Amica, non ti voglio mentire, almeno tra di noi, diciamoci le vere verità del nostro bellissimo universo femminile.
Se sei diventata madre da poco, anzi, mi correggo, se solo hai partorito da un tempo indecifrato, ci saranno momenti in cui la tua stessa femminilità ti sembra una grossa bugia. Momenti in cui sarai solo l'ombra della donna che eri e in effetti, amica, non sei più quella donna, sei tanto di più. Sarai stressata, impaurita, nervosa e soprattutto stanca perché casa, figli, marito, lavoro... la vita insomma. Tuo marito che ti ama, ti cercherà. Ad un certo punto, lui reclamerà la vostra vecchia intimità. Lui ancora non sa che, quell'intimità ormai e morta e sepolta. RIP. Allora amica, tu mentirai e fingerai di voler anche tu quell'intimità. E lo farai. Lo so, ora stai leggendo e penserai MAI E POI MAI, ma fidati lo farai perché tu e "amore" in questo momento siete su due livelli di intimità diversi. A te interessa quello mentale, a lui quello fisico e sappi che più invecchierete, più sarà così. No, non dico che la maternità rende asessuate, per niente, ma cambia qualcosa nel nucleo del tuo essere più profondo. Sei madre. E' un processo irreversibile. Lo so, suona banale, ma amica, dillo comunque a te stessa, ti aiuterà. Sei madre, hai ospitato per 9 lunghi mesi un altro essere umano dentro il tuo stesso corpo. Dio mio, è pazzesco solo scriverlo. Hai rinunciato al naturale possesso di te stessa per 9 mesi. Hai condiviso sangue, aria, cibo e acqua con un altro essere che viveva dentro te stessa. Quale uomo sarebbe capace di tanto? Quale uomo potrà mai provare questa intimità con un altro essere vivente? Capisci ora, perché dico, che il tuo concetto di intimità si è spostato? Devi solo scoprire una nuova intimità con il tuo "amore". In qualche modo la gravidanza, ha estromesso il tuo cervello, dal suo ruolo di padrone del tuo corpo, che aveva sempre esercitato. Diciamo che il tuo corpo, in qualche modo, è in comproprietà con tuo/a figlio/a. Tornare a vedere il tuo corpo come un semplice agglomerato di carne e ossa e non, come un tempio sacro, è un procedimento lento. A volte richiede anni. Alcune donne non smettono di pensare a se stesse come un posto sacro, dove l'intimità reale è solo quella che si instaura con il proprio inquilino :) Personalmente ci sto ancora lavorando. Dopo il parto, mi sono presa il mio tempo. Be' diciamo che la natura che è donna, ci da una mano in questo senso ;P Dicevo ho impiegato tempo a ritrovare mio marito. Per un po', tutto quello che vedevo era il padre di Virginia. Non ho mai smesso di amarlo, ma ero come dire, una neofita di questa nuova prospettiva dell'intimità e poi, ho allattato Virginia per 19 mesi, questo non rendeva il mio ciclo ormonale proprio quello di un tempo :) poi qualcosa è cambiato. Gli ho mentito? Sì, perché lo amo e volevo tenerlo stretto a me. Lo rifarei? Sì, perché grazie a quel paio di bugie dette a quel tempo oggi siamo una coppia più forte. Ci diamo appuntamento di pomeriggio come due adolescenti e ho fatto pace col fatto che lui è uomo, non è colpa sua se non può capire i tumulti e le fragilità a cui la maternità ci sottopone.
Voglio solo dirti che, va bene così. Prenditi il tuo tempo. Nel frattempo vai incontro al tuo "amore" e fa quello che fanno tutte le donne dalla notte dei tempi (anche se, non si perché non sta bene ammetterlo) menti. L'appetito vien mangiando, non lo sai?
Amica, non ti voglio mentire, almeno tra di noi, diciamoci le vere verità del nostro bellissimo universo femminile.
Se sei diventata madre da poco, anzi, mi correggo, se solo hai partorito da un tempo indecifrato, ci saranno momenti in cui la tua stessa femminilità ti sembra una grossa bugia. Momenti in cui sarai solo l'ombra della donna che eri e in effetti, amica, non sei più quella donna, sei tanto di più. Sarai stressata, impaurita, nervosa e soprattutto stanca perché casa, figli, marito, lavoro... la vita insomma. Tuo marito che ti ama, ti cercherà. Ad un certo punto, lui reclamerà la vostra vecchia intimità. Lui ancora non sa che, quell'intimità ormai e morta e sepolta. RIP. Allora amica, tu mentirai e fingerai di voler anche tu quell'intimità. E lo farai. Lo so, ora stai leggendo e penserai MAI E POI MAI, ma fidati lo farai perché tu e "amore" in questo momento siete su due livelli di intimità diversi. A te interessa quello mentale, a lui quello fisico e sappi che più invecchierete, più sarà così. No, non dico che la maternità rende asessuate, per niente, ma cambia qualcosa nel nucleo del tuo essere più profondo. Sei madre. E' un processo irreversibile. Lo so, suona banale, ma amica, dillo comunque a te stessa, ti aiuterà. Sei madre, hai ospitato per 9 lunghi mesi un altro essere umano dentro il tuo stesso corpo. Dio mio, è pazzesco solo scriverlo. Hai rinunciato al naturale possesso di te stessa per 9 mesi. Hai condiviso sangue, aria, cibo e acqua con un altro essere che viveva dentro te stessa. Quale uomo sarebbe capace di tanto? Quale uomo potrà mai provare questa intimità con un altro essere vivente? Capisci ora, perché dico, che il tuo concetto di intimità si è spostato? Devi solo scoprire una nuova intimità con il tuo "amore". In qualche modo la gravidanza, ha estromesso il tuo cervello, dal suo ruolo di padrone del tuo corpo, che aveva sempre esercitato. Diciamo che il tuo corpo, in qualche modo, è in comproprietà con tuo/a figlio/a. Tornare a vedere il tuo corpo come un semplice agglomerato di carne e ossa e non, come un tempio sacro, è un procedimento lento. A volte richiede anni. Alcune donne non smettono di pensare a se stesse come un posto sacro, dove l'intimità reale è solo quella che si instaura con il proprio inquilino :) Personalmente ci sto ancora lavorando. Dopo il parto, mi sono presa il mio tempo. Be' diciamo che la natura che è donna, ci da una mano in questo senso ;P Dicevo ho impiegato tempo a ritrovare mio marito. Per un po', tutto quello che vedevo era il padre di Virginia. Non ho mai smesso di amarlo, ma ero come dire, una neofita di questa nuova prospettiva dell'intimità e poi, ho allattato Virginia per 19 mesi, questo non rendeva il mio ciclo ormonale proprio quello di un tempo :) poi qualcosa è cambiato. Gli ho mentito? Sì, perché lo amo e volevo tenerlo stretto a me. Lo rifarei? Sì, perché grazie a quel paio di bugie dette a quel tempo oggi siamo una coppia più forte. Ci diamo appuntamento di pomeriggio come due adolescenti e ho fatto pace col fatto che lui è uomo, non è colpa sua se non può capire i tumulti e le fragilità a cui la maternità ci sottopone.
Voglio solo dirti che, va bene così. Prenditi il tuo tempo. Nel frattempo vai incontro al tuo "amore" e fa quello che fanno tutte le donne dalla notte dei tempi (anche se, non si perché non sta bene ammetterlo) menti. L'appetito vien mangiando, non lo sai?
Vorrei dire qualcosa tipo, vedi? Mentire è normale e non è così sbagliato se lo fai per le motivazioni giuste, ma mentirei ancora e ancora e ancora. Mentire è sbagliato, ma forse questo non è mentire, forse questo è solo vivere.
P.S. A mia figlia Virginia, vorrei dire, sei nei guai bambina, ogni bugia che mi dirai, io l'ho già detta. Stai in campana, baby.
Veg o non veg?
Lo so che anche tu che stai leggendo, hai l'amico vegano. No, non sei tu il vegano, perché se lo fossi non frequenteresti il mio blog, ma quello di un altro vegano. In fondo, lo capisco, l'alimentazione per voi è una religione. Io sono stata educata e cresciuta da mia madre, ormai l'avrete capito tutti, è onnipresente nei miei post. Lei mi ha sempre detto :"Si mangia per sopravvivere" e quindi io sono venuta su con l'idea che mangiare, significava nutrirsi, punto. Poi sono cresciuta e ho scoperto gli aperitivi e allora ho capito che mangiare significa accompagnare un prosecco in compagnia di un'amica! No, dai mamma, giuro non sono un'alcolizzata! Scusate, è un gioco tra di noi.
Insomma, la settimana scorsa c'è stato il sole quasi tutti i giorni, la temperatura era gradevole, intorno ai 20° e allora, cosa fa una qualunque donna dopo i trenta?Si guarda allo specchio, uno sguardo al giorno basta, tanto lo scempio è sempre lo stesso e decide di uscire dal letargo. Questa è un'operazione delicata. La donna media post 30, si muove su più livelli.
Insomma, la settimana scorsa c'è stato il sole quasi tutti i giorni, la temperatura era gradevole, intorno ai 20° e allora, cosa fa una qualunque donna dopo i trenta?Si guarda allo specchio, uno sguardo al giorno basta, tanto lo scempio è sempre lo stesso e decide di uscire dal letargo. Questa è un'operazione delicata. La donna media post 30, si muove su più livelli.
- dieta drenante obbligandosi a bere 4 lt di acqua al giorno quando fino al giorno prima bevevi due caffè al mattino, un aperitivo alle 19 (perché a quell'ora hai bisogno di innescare l'udito selettivo delle tate al nido) e due bicchieri di vino a cena per far compagnia a tuo marito.
- prima colazione con bicchiere di acqua e limone e bifidus actiregularis con la pala. Così tra un secolo circa ti verrà il ventre piatto della Marcuzzi.
- ceretta alcune donne (e ahimè anche alcuni uomini) sono ossessionati dal glabro. Non lo comprendo. Forse perché per natura non sono pelosa, ma credo che se la natura abbia posto dei peli in determinate parti del corpo umano, una ragione ci sarà e poi diciamoci la verità, fa male. LA CERETTA FA MALISSIMO! Non è come un tatuaggio che tu vai incontro al dolore, lo fronteggi e poi ti ritrovi un bel tatuaggio,no! Qui la storia è diversa. Già che entri dall'estetista e questa ti mette in posizioni da Kamasutra e ok, la visuale deve essere quella giusta, ma poi ti cola della cera bollente sul corpo, strappa via insieme ai peli uno strato di derma e poi non ci ricavi nulla! Non ti ritrovi nulla sulla pelle. Pensateci.
- abbonamento solarium per dieci lampade, l'undicesima gratis e non si sa perché alla decima non ci arriva nessuno.
- shopping compulsivo. Non importa di cosa tu abbia bisogno. Primavera è stagione di acquisti. Le giornate si allungano, la temperatura si fa più mite, una passeggiata ti costa almeno un cinquanta euro, perché con questo caldo che fai un gelatino non lo compri? E sono i primi 2€, due metri più in la una profumeria. Ok, non compro nulla, solo scrocco sulla prova profumi e ti ritrovi ad aver invece acquistato shampoo, balsamo, un improbabile bagno doccia alle bacche di Goji (che fanno bene, ma anche schifo, quindi ripieghi sull'utilizzo esterno dei loro benefici) e siamo sui 30€ come minimo e poi che fai non ti fermi ad acquistare quel gonfino che in tutto indosserai solo due volte perché tra dieci giorni farà troppo caldo per indossarlo? Certo che lo compri! Ed ecco che si è arrivati a 50€.
Da qui, il mio acquisto di un estrattore a bassa velocità. Insomma, basta non ho più 20 anni. E' inutile che io finga di essere su quei livelli. Ormai sono passata alla crema base trucco e la crema antirughe la sera con relativo tonico lifting per la zona occhi. Si cambia vita e alimentazione. La cosa però pensavo fosse più semplice. Sono un'accanita mangiatrice di frutta secca da sempre, punto mio per la dieta vegan. Verdure e insalate, come sopra. Frutta, sono pigra. Se mamma sbuccia... hihi dal 2011 poi, cioè dal mio matrimonio, aspetta era il 2011?? Comunque, da allora non mangio frutta in pratica. Mi dico, ok ce la puoi fare Michela, lo devi fare oppure smetti di fracassare i maroni di tutti con la storia che Virginia non mangia abbastanza frutta e verdure, sii tu il giusto esempio e così spendo 200€ circa per un estrattore di frutta e verdure, questo, l'estate scorsa. I primi tempi viaggio sulla cresta dell'entusiasmo, sono tonica, sono vegana (nel senso che mi facevo i succhi verdi), sono un'ambientalista, giuro che non baro mai più con la raccolta differenziata. Poi è arrivato settembre. La pioggia, il freddo e il mio estrattore è tornato nel mobile. Al suo posto una mini cantina, di quelle che si posano direttamente sul top della cucina, avete presente? Scherzo, aspetta, scherzo davvero?
Ma poi è arrivata di nuovo la primavera e complice il terribile anno che è stato il primo anno di nido di Virginia, dal punto di vista della MIA (per fortuna non sua) salute, ho deciso di dare un'altra possibilità alla storia del vegano, o quasi.
Vado su internet e inizio a documentarmi. Caspita c'è una miriade di siti e blog sull'argomento. Ok, sarà facile allora. Pian piano che leggo, vedo salsicce e friarielli abbandonarmi sempre più. Ok i frarielli restano, ma cos'è un friariello senza una salsiccia? Questa visione, mi turba, ma decido di andare comunque avanti. Sono di esempio per Virginia, mi dico. Intanto i blog mi raccontano ognuno la loro verità. Il mondo è come te lo immagini, giusto? Peccato che in questo caso, la fantasia prenda troppe volte il sopravvento, o questo oppure cari vegani siete da rinchiudere, perché non è possibile che un sito riporti una tabella di cibi divisi tra acidi e alcalini e il sito dopo mi proponga una tabella diametralmente opposta! Ciaone proprio. L'unica verità assoluta. L'unico elemento di pace. Il quid che mette tutti i vegani d'accordo amici miei, è il limone. Tutti concordano che il limone sembra acido, ma in realtà è alcalino. Un false friend, avete presente? Ma potrai mica cibarti di limoni? Voglio dire, è vero, se la vita ti offre limoni, tu facci una limonata, ma poiché la mia forma mentale è più limoni= sale e tequila, non so come procedere, capite?
Vado su internet e inizio a documentarmi. Caspita c'è una miriade di siti e blog sull'argomento. Ok, sarà facile allora. Pian piano che leggo, vedo salsicce e friarielli abbandonarmi sempre più. Ok i frarielli restano, ma cos'è un friariello senza una salsiccia? Questa visione, mi turba, ma decido di andare comunque avanti. Sono di esempio per Virginia, mi dico. Intanto i blog mi raccontano ognuno la loro verità. Il mondo è come te lo immagini, giusto? Peccato che in questo caso, la fantasia prenda troppe volte il sopravvento, o questo oppure cari vegani siete da rinchiudere, perché non è possibile che un sito riporti una tabella di cibi divisi tra acidi e alcalini e il sito dopo mi proponga una tabella diametralmente opposta! Ciaone proprio. L'unica verità assoluta. L'unico elemento di pace. Il quid che mette tutti i vegani d'accordo amici miei, è il limone. Tutti concordano che il limone sembra acido, ma in realtà è alcalino. Un false friend, avete presente? Ma potrai mica cibarti di limoni? Voglio dire, è vero, se la vita ti offre limoni, tu facci una limonata, ma poiché la mia forma mentale è più limoni= sale e tequila, non so come procedere, capite?
In ogni caso, niente, neppure i limoni mi hanno fermata. Sono in fase detox. Non mangio carboidrati semplici da una settimana, mangio solo Kamut. Questo mi rende una persona migliore? No, solo molto triste. Latte e derivati sono avvantaggiata, non li mangio dal 2009. Carne e pesce. Ok, io ci ho provato. Il mio corpo dopo un po' cede. Da adolescente sono stata vegetariana (seriamente) per un anno intero (roba che non compravo nemmeno gli snack al distributore per paura di contaminazione con grassi animali, le etichette, all'epoca, erano molto poco chiare), ma poi ho avuto seri problemi di carenza di ferritina per i quali, ho dovuto riprendere a mangiarla e la sensazione della mia prima salsiccia dopo dodici mesi, non la dimenticherò mai più. Il mio corpo esprimeva una sola cosa: gratitudine.
La mia migliore amica, Claudia ve l'ho presentata in qualche altro post, è vegetariana, lei sta bene così, ma Cristo Sante non rompe il cazzo se ti vede mangiare un animale morto! Se vai a cena con uno vegano, ma chi prendo in giro? I vegani non ci vengono a cena con un onnivoro e se ci vengono, si mangiano due verdure alla piastra e ti guardano disgustati per tutto il resto del tempo!
E poi il costo... ragazzi siete mai entrati un supermercato bio? No dico, scusa tu ragazza della cassa, ma vedi scritto Beyoncé sulla mia fronte? Come puoi vendermi un pacco di semi di zucca da circa 250gr a 6.00€ ? Dice, l'alimentazione vegana fa dimagrire e ti credo, digiuni!
La mia migliore amica, Claudia ve l'ho presentata in qualche altro post, è vegetariana, lei sta bene così, ma Cristo Sante non rompe il cazzo se ti vede mangiare un animale morto! Se vai a cena con uno vegano, ma chi prendo in giro? I vegani non ci vengono a cena con un onnivoro e se ci vengono, si mangiano due verdure alla piastra e ti guardano disgustati per tutto il resto del tempo!
E poi il costo... ragazzi siete mai entrati un supermercato bio? No dico, scusa tu ragazza della cassa, ma vedi scritto Beyoncé sulla mia fronte? Come puoi vendermi un pacco di semi di zucca da circa 250gr a 6.00€ ? Dice, l'alimentazione vegana fa dimagrire e ti credo, digiuni!
In ogni caso, questo è quel che penso dei vegani. Ognuno è libero di mangiare come diavolo vuole. Anche noi, quindi smettetela di rompere le balle e andate a mangiare qualche altro semino!
30 anni e due rughe
Stamattina è accaduto l'inevitabile.
Chiaro, lo sapevo, che presto o tardi, sarebbe accaduto anche a me, ma mi cullavo nella beata ignoranza di quelle donne che, sanno per esempio, di essere incinte e di dover in un lasso di tempo mai abbastanza lungo, andare incontro al più forte dolore che sentiranno mai nella loro vita, ma lo fanno comunque perché, appunto, non lo sanno.
Ho ragionato un po' come fanno gli epicurei, avete presente, quei geni incompresi per i quali la morte non era poi un gran problema, giacché quando c'è lei noi non ci siamo e quando invece ci siamo noi lei non c'è. Già, proprio così. Salvo poi pensare che:
A) non è affatto detto che si muoia nel sonno arrivando così al giusto dualismo presenza/assenza, al contrario possiamo anche andare incontro ad una morte efferata e forse sì rapida, ma può anche capitarci una lenta morte in agonia. Che culo! Epicuro, questa non l'avevi contemplata, vero?
B) Noi possiamo anche non esserci, ma qualcuno dietro lo lasciamo sempre e quel qualcuno col cazzo che si consola con le stronzate epicuree, quindi no, se lo chiedete a me, Epicuro era un gran coglione.
Ecco, più o meno allo stesso modo, si è smantellata la mia intera visione pseudo epicurea delle due rughe che ho ritrovato questa mattina accanto alla mia bocca e, conseguentemente, dii tutto il mio corpo da trentenne madre.
Più o meno è andata così, mi sono svegliata di buon ora come sempre, (tanto ormai lo sapete tutti, Virginia, mia figlia, ha deciso che non solo si dorme con mamma e papà, ma lo si fa in diagonale occupando così lo stesso spazio di un uomo obeso di circa 120 kg e lasciando mamma e papà ai margini del letto, proprio lì dove ci sono i cordini del materasso, avete presente? Sì, proprio lì, per terra, in pratica) ho messo su il caffè (donna saggia, prepara la moka la sera perché lo sa che al mattino non può farcela) e sono andata al bagno a fare pipì. Si può dire pipì? Mentre mi lavavo le mani, ho aperto per la prima volta gli occhi, e l'ho vista. La prima infame delle due. Lì per lì, non ci ho fatto gran caso. Ho pensato, sarà il segno del cuscino, anzi del righino del materasso, a me un cuscino non è più dato averlo di notte. Ma sapete quando una brutta sensazione si fa largo dentro le vostre coscienze? Come quando chiamate qualcuno al cellulare e quello non risponde. Controlli subito il suo facebook per vedere se è ancora vivo, poi dai un'occhiata anche whatsapp per vedere se è online, ma nulla. Allora ti monta su l'ansia, no? Dove si sarà sfracellato quel qualcuno? In quale ospedale è stato ricoverato di urgenza? Ecco, proprio quel sentimento infido di totale disillusione e sconforto mi ha rovinato il primo caffè della giornata. E come sarebbe potuta migliorare allora la giornata? Infatti, non lo ha fatto. Al contrario, ho scoperto che quelli non erano segni del cuscino e da lì in poi, un declino peggio della caduta dell'Impero Romano d'Occidente (che quello d'Oriente chi se lo è mai cagato, diciamo la verità).
La cosa peggiore è che mia madre me lo ha sempre detto.
Sei nata con una buona pelle, ma non basta e mi ha sempre riempita di creme e cremine. Alcune madri regalano alle figlie ricettari ed elettrodomestici, altre creme antirughe. E' la vita. Che poi non fraintendiamo eh, io non avrei cosa farmene di un ricettario, ma la prima volta che mia madre mi ha regalato una crema antirughe, ho pensato a quale messaggio subliminale volesse passarmi. Mi sono venute solo due opzioni:
A) Ti sei notevolmente incessita
B) Vedi di curarti di più o tuo marito se ne trova un'altra.
La seconda, la scarto di sicuro, mia madre è così femminista che non avrebbe mai autorizzato il suo cervello a pensare un'opzione così piccina. La prima però, non lo so, mi lascia qualche dubbio. E' che io non ho mai avuto (e ne sono molto lieta) la tipica mamma che la figlia è la personalizzazione sulla terra della Venere di Botticelli, no. Da ragazzina, anche io, come ogni adolescente che si rispetti, mi sentivo un mostro e come tutte cercavo conforto in mia madre, le chiedevo: "mamma, ma io sono bella?" e lei, sguardo serio come sempre, "dipende da cosa intendi per bella" e io con l'ormone impazzito che volevo solo sentirmi dire sei la più bella del mondo chiedevo, "ma perché, scusa quanti modi esistono per essere belli?" e allora lei mi tirava la filippica filosofica dell'affascinante contro il bello, che in fin dei conti, meglio essere affascinanti, perché il bello si sciupa. Coraggio, ve lo siete sentito dire anche voi, lo so. Io invece, tutto quello che pensavo era sticazzi! Hihihi, intanto ora, a trentatré anni ho una figlia mia e sto sempre ben attenta a non dirle solo e sempre quanto sia bella, perché non voglio che cresca con l'idea che BELLO=TUTTO. A dimostrazione di quanto siamo le madri che abbiamo avuto. Love you, mummy.
A parte gli scherzi, amiche i trent'anni sono uno schifo! Diciamolo, soprattutto quando a trentaré poi, realizzi di aver sprecato gli ultimi momenti di gran fioritura in attività tipo, non so, metter al mondo un altro essere umano e svezzarlo!
Stamattina ho avuto una rivelazione, giuro. Per la prima ho guardato nello specchio e al posto del mio carinissimo riflesso di sempre, ho visto una vecchia di merda! Et voilà, l'ho detto.
A parte le due odiose rughe, ma poi gli occhi. Oddio, gli occhi! Li ho sempre considerati un mio punto forte. Giusta dimensione e luccichio del fascino di cui parlava mamma e ora?
Due spaventose occhiaie già dal primo mattino, così per rendere noto al mondo,che nemmeno stanotte si è dormito e non per giusta causa. E poi non c'è più luce qui dentro. Tutto bulo, come dice Virginia. Buio.
I capelli. Ok, qui è anche un po' colpa mia. Ovviamente in gravidanza gli ormoni impazziti ti donano questa capigliatura perfetta tipo extension da 100 euro a ciocca, cangianti e corposi e tu te la godi perché ehi, sarai pure una vacca con 30 kg in più, ma avete visto i miei capelli? Poi partorisci, i 30 kg vanno via più o meno veloci lasciando dietro di loro un deserto di ciccia moscia che si riversa ai bordi del tuo corpo e tu pensi: in questo mare di adipe che mi è rimasto al posto dell'addome, appena ritrovo l'ombelico, ci rificco dentro il piercing, poi lo trovi l'ombelico e vorresti non averlo mai fatto e quindi saluti il piercing, che ti arriva come una rinuncia niente male, già dopo aver detto addio a tabacco e alcool per nove lunghi mesi e un po' ti girano le balle, ma in qualche modo lo fai, perché sei madre e la biologia sovrasta l'ego e poi ti dici, ho i miei bei capellia farmi compagnia, solo che NO, non ce li hai perché man mano che allatti i capelli cadono e resti pure stempiata!
Le gioie della maternità, poi se ne riparla se vi va, a me no.
Quindi, dicevo, i capelli, a un certo punto devastata dalla stempiatura e stanca di raccogliere capelli in ogni dove mi sono detta, cambio look. Mi è venuta così la geniale idea di tagliare i capelli e rasarmi il lato sinistro del cranio, poi per completare l'opera, visto che l'allattamento mi aveva ammosciato il riccio, mi sono detta perché non fare una permanente afro? E amiche care, l'ho fatto. Ho avuto un'estate da leone e un inverno da...
Ancora pago la ricrescita di quella rasatura conla lunghezza scema e costante appena sopra l'orecchio, la permanente è rimasta solo alle punte, quindi, fidatevi quando vi dico, NON FATELOOOOOOOOOO!
Ahia, i trenta! Un culo la mattina, tutt'altro culo la sera e qui amiche entriamo nell'annosa questione come ci si veste ora la sera, quando riesci a sfilarti i pantaloni da yoga per andare a mangiare una pizza in un ristorante che sia baby friendly ? Appena tre anni ed una gravidanza fa, avrei preso un jeans, dei tacchi (che ora non oso nemmeno indossare) una camicia e via, ma ora col sedere della sera che se ne scende un paio di cm dal mattino, ora come faccio? Grazie a Dio, per una volta la moda mi viene incontro, siamo nell'era di jeans larghi e maglie extra large, ma quelle che erano trentenni con prole al seguito, qualche anno fa? Quelle come hanno fatto? E non mi si risponda palestra, perché ho già detto che quella parola non si contempla da queste parti.
Forse se avessi compiuto 30 anni senza figlia e avessi scoperto a 33 anni queste due rughette (posto che forse non mi sarebbero neppure venute senza figlia, almeno non a 33 anni perché sarei stata meno stanca, meno nervosa e stressata e con tanto tempo in più per me), avrei reagito alla scoperta con una risata sarcastica e poi mi sarei accesa una Marlboro light, avrei drammatizzato molto meno, forse. Ma a quanti sorrisi, sguardi di amore e a quante risate con la mia amata Virginia avrei dovuto rinunciare? E allora, forse queste due rughe non sono poi così male, forse marcano il tempo che impiego nel conoscere te, adorata creatura.
Chiaro, lo sapevo, che presto o tardi, sarebbe accaduto anche a me, ma mi cullavo nella beata ignoranza di quelle donne che, sanno per esempio, di essere incinte e di dover in un lasso di tempo mai abbastanza lungo, andare incontro al più forte dolore che sentiranno mai nella loro vita, ma lo fanno comunque perché, appunto, non lo sanno.
Ho ragionato un po' come fanno gli epicurei, avete presente, quei geni incompresi per i quali la morte non era poi un gran problema, giacché quando c'è lei noi non ci siamo e quando invece ci siamo noi lei non c'è. Già, proprio così. Salvo poi pensare che:
A) non è affatto detto che si muoia nel sonno arrivando così al giusto dualismo presenza/assenza, al contrario possiamo anche andare incontro ad una morte efferata e forse sì rapida, ma può anche capitarci una lenta morte in agonia. Che culo! Epicuro, questa non l'avevi contemplata, vero?
B) Noi possiamo anche non esserci, ma qualcuno dietro lo lasciamo sempre e quel qualcuno col cazzo che si consola con le stronzate epicuree, quindi no, se lo chiedete a me, Epicuro era un gran coglione.
Ecco, più o meno allo stesso modo, si è smantellata la mia intera visione pseudo epicurea delle due rughe che ho ritrovato questa mattina accanto alla mia bocca e, conseguentemente, dii tutto il mio corpo da trentenne madre.
Più o meno è andata così, mi sono svegliata di buon ora come sempre, (tanto ormai lo sapete tutti, Virginia, mia figlia, ha deciso che non solo si dorme con mamma e papà, ma lo si fa in diagonale occupando così lo stesso spazio di un uomo obeso di circa 120 kg e lasciando mamma e papà ai margini del letto, proprio lì dove ci sono i cordini del materasso, avete presente? Sì, proprio lì, per terra, in pratica) ho messo su il caffè (donna saggia, prepara la moka la sera perché lo sa che al mattino non può farcela) e sono andata al bagno a fare pipì. Si può dire pipì? Mentre mi lavavo le mani, ho aperto per la prima volta gli occhi, e l'ho vista. La prima infame delle due. Lì per lì, non ci ho fatto gran caso. Ho pensato, sarà il segno del cuscino, anzi del righino del materasso, a me un cuscino non è più dato averlo di notte. Ma sapete quando una brutta sensazione si fa largo dentro le vostre coscienze? Come quando chiamate qualcuno al cellulare e quello non risponde. Controlli subito il suo facebook per vedere se è ancora vivo, poi dai un'occhiata anche whatsapp per vedere se è online, ma nulla. Allora ti monta su l'ansia, no? Dove si sarà sfracellato quel qualcuno? In quale ospedale è stato ricoverato di urgenza? Ecco, proprio quel sentimento infido di totale disillusione e sconforto mi ha rovinato il primo caffè della giornata. E come sarebbe potuta migliorare allora la giornata? Infatti, non lo ha fatto. Al contrario, ho scoperto che quelli non erano segni del cuscino e da lì in poi, un declino peggio della caduta dell'Impero Romano d'Occidente (che quello d'Oriente chi se lo è mai cagato, diciamo la verità).
La cosa peggiore è che mia madre me lo ha sempre detto.
Sei nata con una buona pelle, ma non basta e mi ha sempre riempita di creme e cremine. Alcune madri regalano alle figlie ricettari ed elettrodomestici, altre creme antirughe. E' la vita. Che poi non fraintendiamo eh, io non avrei cosa farmene di un ricettario, ma la prima volta che mia madre mi ha regalato una crema antirughe, ho pensato a quale messaggio subliminale volesse passarmi. Mi sono venute solo due opzioni:
A) Ti sei notevolmente incessita
B) Vedi di curarti di più o tuo marito se ne trova un'altra.
La seconda, la scarto di sicuro, mia madre è così femminista che non avrebbe mai autorizzato il suo cervello a pensare un'opzione così piccina. La prima però, non lo so, mi lascia qualche dubbio. E' che io non ho mai avuto (e ne sono molto lieta) la tipica mamma che la figlia è la personalizzazione sulla terra della Venere di Botticelli, no. Da ragazzina, anche io, come ogni adolescente che si rispetti, mi sentivo un mostro e come tutte cercavo conforto in mia madre, le chiedevo: "mamma, ma io sono bella?" e lei, sguardo serio come sempre, "dipende da cosa intendi per bella" e io con l'ormone impazzito che volevo solo sentirmi dire sei la più bella del mondo chiedevo, "ma perché, scusa quanti modi esistono per essere belli?" e allora lei mi tirava la filippica filosofica dell'affascinante contro il bello, che in fin dei conti, meglio essere affascinanti, perché il bello si sciupa. Coraggio, ve lo siete sentito dire anche voi, lo so. Io invece, tutto quello che pensavo era sticazzi! Hihihi, intanto ora, a trentatré anni ho una figlia mia e sto sempre ben attenta a non dirle solo e sempre quanto sia bella, perché non voglio che cresca con l'idea che BELLO=TUTTO. A dimostrazione di quanto siamo le madri che abbiamo avuto. Love you, mummy.
A parte gli scherzi, amiche i trent'anni sono uno schifo! Diciamolo, soprattutto quando a trentaré poi, realizzi di aver sprecato gli ultimi momenti di gran fioritura in attività tipo, non so, metter al mondo un altro essere umano e svezzarlo!
Stamattina ho avuto una rivelazione, giuro. Per la prima ho guardato nello specchio e al posto del mio carinissimo riflesso di sempre, ho visto una vecchia di merda! Et voilà, l'ho detto.
A parte le due odiose rughe, ma poi gli occhi. Oddio, gli occhi! Li ho sempre considerati un mio punto forte. Giusta dimensione e luccichio del fascino di cui parlava mamma e ora?
Due spaventose occhiaie già dal primo mattino, così per rendere noto al mondo,che nemmeno stanotte si è dormito e non per giusta causa. E poi non c'è più luce qui dentro. Tutto bulo, come dice Virginia. Buio.
I capelli. Ok, qui è anche un po' colpa mia. Ovviamente in gravidanza gli ormoni impazziti ti donano questa capigliatura perfetta tipo extension da 100 euro a ciocca, cangianti e corposi e tu te la godi perché ehi, sarai pure una vacca con 30 kg in più, ma avete visto i miei capelli? Poi partorisci, i 30 kg vanno via più o meno veloci lasciando dietro di loro un deserto di ciccia moscia che si riversa ai bordi del tuo corpo e tu pensi: in questo mare di adipe che mi è rimasto al posto dell'addome, appena ritrovo l'ombelico, ci rificco dentro il piercing, poi lo trovi l'ombelico e vorresti non averlo mai fatto e quindi saluti il piercing, che ti arriva come una rinuncia niente male, già dopo aver detto addio a tabacco e alcool per nove lunghi mesi e un po' ti girano le balle, ma in qualche modo lo fai, perché sei madre e la biologia sovrasta l'ego e poi ti dici, ho i miei bei capellia farmi compagnia, solo che NO, non ce li hai perché man mano che allatti i capelli cadono e resti pure stempiata!
Le gioie della maternità, poi se ne riparla se vi va, a me no.
Quindi, dicevo, i capelli, a un certo punto devastata dalla stempiatura e stanca di raccogliere capelli in ogni dove mi sono detta, cambio look. Mi è venuta così la geniale idea di tagliare i capelli e rasarmi il lato sinistro del cranio, poi per completare l'opera, visto che l'allattamento mi aveva ammosciato il riccio, mi sono detta perché non fare una permanente afro? E amiche care, l'ho fatto. Ho avuto un'estate da leone e un inverno da...
Ancora pago la ricrescita di quella rasatura conla lunghezza scema e costante appena sopra l'orecchio, la permanente è rimasta solo alle punte, quindi, fidatevi quando vi dico, NON FATELOOOOOOOOOO!
Ahia, i trenta! Un culo la mattina, tutt'altro culo la sera e qui amiche entriamo nell'annosa questione come ci si veste ora la sera, quando riesci a sfilarti i pantaloni da yoga per andare a mangiare una pizza in un ristorante che sia baby friendly ? Appena tre anni ed una gravidanza fa, avrei preso un jeans, dei tacchi (che ora non oso nemmeno indossare) una camicia e via, ma ora col sedere della sera che se ne scende un paio di cm dal mattino, ora come faccio? Grazie a Dio, per una volta la moda mi viene incontro, siamo nell'era di jeans larghi e maglie extra large, ma quelle che erano trentenni con prole al seguito, qualche anno fa? Quelle come hanno fatto? E non mi si risponda palestra, perché ho già detto che quella parola non si contempla da queste parti.
Forse se avessi compiuto 30 anni senza figlia e avessi scoperto a 33 anni queste due rughette (posto che forse non mi sarebbero neppure venute senza figlia, almeno non a 33 anni perché sarei stata meno stanca, meno nervosa e stressata e con tanto tempo in più per me), avrei reagito alla scoperta con una risata sarcastica e poi mi sarei accesa una Marlboro light, avrei drammatizzato molto meno, forse. Ma a quanti sorrisi, sguardi di amore e a quante risate con la mia amata Virginia avrei dovuto rinunciare? E allora, forse queste due rughe non sono poi così male, forse marcano il tempo che impiego nel conoscere te, adorata creatura.
Ritorno al futuro. Una lettera.
Cara me stessa,
lo so, in questo momento, non riesci ad immaginare che avrai mai più un equilibrio e che il tuo destino non sarà per sempre, quello di vivere in bilico tra la paura di cadere e la paradossale voglia di farlo, per non pensarci più.
Lo so che quella voragine che ti ha lasciato nel cuore, hai paura non possa mai guarire.
Lo so che scappare quando il gioco si fa serio e le emozioni si fanno vere, palpitanti, in questo momento, ti sembra la scelta più giusta per la tua stessa sicurezza. In fondo hai subìto e sofferto un abbandono e questo nessuno mai potrà cancellarlo.
Lo so che quella voragine che ti ha lasciato nel cuore, hai paura non possa mai guarire.
Lo so che scappare quando il gioco si fa serio e le emozioni si fanno vere, palpitanti, in questo momento, ti sembra la scelta più giusta per la tua stessa sicurezza. In fondo hai subìto e sofferto un abbandono e questo nessuno mai potrà cancellarlo.
Credi di aver fatto del male a tante persone. Hai sbattuto porte in faccia, hai usato parole al vetriolo col chiaro intento di colpire la dignità dei sentimenti di chi invece, testardo, ti amava e questo, ti provoca sensi di colpa indomabili e molte notti insonni.
Hai paura di non riuscire a tener testa agli impegni che altri hanno scelto di darti e che tu, silenziosamente hai accettato, per paura di essere un'ingrata.
Dubiti della tua capacità di giudizio, perché nel tempo, hai troppe volte dovuto scoprire che le bugie degli uomini, sono condimento per ogni loro relazione sociale.
Non voglio dirti bugie. La vita è semplicemente così, sottosopra ed è meglio che tu ci faccia l'abitudine ed impari piuttosto, a prenderti con decisione il buono che ti offre, perché sappi che la vita ci offre sempre del bene.
Un giorno incontrerai un uomo e lui saprà capirti e rispettarti.
Sarà il tuo migliore amico, godrà dei tuoi successi, si rammaricherà con te delle tue sconfitte, ma sarà motore propulsore per nuove partenze. Ti spalleggerà sempre, ti farà riposare sul suo petto quando la giornata ti avrà messa a tappeto e scenderà in battaglia tutti i giorni per te. Si farà carico dei tuoi casini, non ti giudicherà e non ti censurerà mai.
Con lui avrai occasione quotidianamente di sorridere e di ridere, anche quando tutto intorno crolla.
Ti chiederà di sposarlo in ginocchio, si commuoverà nel farlo (lo so che non avevi nei tuoi piani il matrimonio per ovvie ragioni, ma vedrai che non sarà così male-a parte gli indumenti che lui lascerà dappertutto come Pollicino, il suo armadio lasciato costantemente aperto e le scarpe ovunque tranne che nell'apposita scarpiera-) e tu gli risponderai sì, con un sì che non avevi mai pronunciato prima, sicuro ed assoluto.
Sarà il tuo migliore amico, godrà dei tuoi successi, si rammaricherà con te delle tue sconfitte, ma sarà motore propulsore per nuove partenze. Ti spalleggerà sempre, ti farà riposare sul suo petto quando la giornata ti avrà messa a tappeto e scenderà in battaglia tutti i giorni per te. Si farà carico dei tuoi casini, non ti giudicherà e non ti censurerà mai.
Con lui avrai occasione quotidianamente di sorridere e di ridere, anche quando tutto intorno crolla.
Ti chiederà di sposarlo in ginocchio, si commuoverà nel farlo (lo so che non avevi nei tuoi piani il matrimonio per ovvie ragioni, ma vedrai che non sarà così male-a parte gli indumenti che lui lascerà dappertutto come Pollicino, il suo armadio lasciato costantemente aperto e le scarpe ovunque tranne che nell'apposita scarpiera-) e tu gli risponderai sì, con un sì che non avevi mai pronunciato prima, sicuro ed assoluto.
Sarà il padre della tua adorata e meravigliosa creatura ed in lei potrai amare con rinnovato candore la vita e tuo marito come al primo incontro perché sappi me stessa, che tua figlia sarà la copia carbone del papà.
Soprattutto con quest'uomo incredibile che avrai la fortuna di incontrare e sposare, potrai restar seduta sul divano, guardarlo girare le spalle e avere la certezza assoluta che non se andrà perché ha proprio in te, tutto ciò che gli serve per essere sereno. La sera guarderete i film in televisione e lui mentre ti massaggerà i piedi ti chiederà: - ma è un film introspettivo?- intendendo dire d'autore e tu riderai, dirai sì e lo obbligherai a guardarlo (questo fino all'arrivo di vostra figlia, poi il telecomando ed il televisore vi saranno banditi e quella piccola dittatrice sceglierà ogni sera di guardare Gatto col Cappello di Dr Seuss, tu l'odierai, ma sempre meglio di Peppa Pig, fidati. Poi mi dirai.)
Piangi pure me stessa, sappi che questa è un'attitudine che non perderai mai, nemmeno con l'età della maturità (anzi, in gravidanza piangerai al telefono disperata con il call center della Telecom che tarderà nell'allaccio della linea telefonica, ma poi in seguito, sarà un aneddoto da raccontare -molto in seguito-), ma vedrai, passerà. La bruciante rabbia che ribolle sotto la tua giovane pelle passerà, il tuo cuore guarirà, la tua anima sarà di nuovo leggera ed allora troverai il coraggio di riaprire porte, che ora credi chiuse per sempre.
Sarai felice, te lo prometto.
con amore,
Michela
Michela
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