sabato 25 luglio 2015

scrivere per essere felici.

Sognare ha un costo. Non propriamente economico per quanto, anche da quel punto di vista, a volte, sognare ha un bel costo sonante.
Dicevo, sognare costa in termini di coinvolgimento emotivo e di aspettative fin troppo spesso disattese.
Sono un'inarrestabile ricercatrice della frase perfetta. Virginia Woolf e i suoi capolavori, mi hanno resa una lettrice più che selettiva e una scrittrice mai soddisfatta di sé, ma questo è un bene, come è un bene, che io non mi senta in realtà una scrittrice, quanto piuttosto, una che scrive e sappiamo tutti, quale abisso di differenza esista. A trentatré anni quasi compiuti, posso in tutta onestà dire che scrivere, è l'unica cosa che conta. Ho impiegato buona parte della mia esistenza a capirlo.
Il mio rapporto con la scrittura, non è stato sempre così facile. La verità è che, come vi ho accennato nel primo post di questo blog, io sono un'incostante. Lo sono stata in più o meno, in tutti gli aspetti della mia vita. A scuola per esempio. Ho sempre amato studiare, ma quando e quello che mi andava. Nelle amicizie perché, non sono mai stata brava a coltivarle, o meglio, non sono mai stata brava ad impegnarmi in quel tipico rapporto morbo-fraterno (la nostra che lingua sessista!) che si instaura con le amiche al liceo per il quale,esiste una legge non scritta secondo cui, devi fare pipì contemporaneamente e il ciclo mestruale vi si sincronizza. Ci ho provato, ma ho fallito, fino a quando poi, non ho scoperto che una delle mie compagne di classe, che fino ad allora non mi filavo di striscio, non solo poteva essere una mia amica, ma col tempo diventare la mia persona. Always and forever, luv.
Claudia, la mia roccia. Lei è come me, nel senso che fa cagare a livello di telefonate, sms e whatsappini. Vive a circa 3.000 km da me eppure è la persona che sento più vicina nell'intero universo. Con lei non sento mai la solitudine. Con lei non ho bisogno di parole. E' una di quelle persone per le quali metteresti in pausa la tua vita se mai ne avesse bisogno. E poi è un modello. E' una donna che la vita ha provato a spezzare. Così, solo per il gusto di darle qualche fardello da portare. L'ha colpita dritta nello stomaco, le ha strappato via il rispetto per alcune persone che non si dovrebbe mai smettere di rispettare, l'ha obbligata a doversi rimboccare le maniche molto presto, l'ha più e più volte ferita, come un'onda che monotona si infrange sullo stesso scoglio, dolore che va e dolore che viene. Si sarebbe potuta inaridire e invece, sapete lei come ha risposto? Con l'amore, tipo Elsa che in Frozen combina un cazzo di macello e poi decide di rimettere tutto in ordine con l'amore. Lei semplicemente, è rimasta candida. Non si è fatta macchiare e gente, vi assicuro, ha un animo nobile impossibile da non amare. E' una madre eccelsa, una zia indimenticabile, una moglie che il marito (mio carissimo amico fraterno) credo ogni mattina si svegli e dica "ma come mi sarà mai capitata, una fortuna del genere?" e un'amica che non è un'amica, non è una sorella (anche perché da questo punto di vista io ho una situazione altamente incasinata e affollata, ma piano piano, vado avanti e navigo a vista), ma è appunto la persona per dirla con le parole di Shonda Rhimes.
Ma, come sempre divago, dicevo, sono un'incostante e con la scrittura lo sono stata più che in ogni altro aspetto della mia esistenza.
Scrivo da sempre, più o meno per questo semplice motivo: con le parole in generale, io  sono pessima. Nel senso, sono la cosa che più mi ossessiona e più mi ossessionano, più mi sembra di non riuscire mai a trovare la parola giusta. Quando ero solo una bambina per esempio, dopo aver finito il classico tema, io scrivevo una poesia che concorresse, ad esplicare, in maniera più forte quello che volevo esprimere nella prosa del tema. Non lo so perché, ma fino all'età adulta, mi sembrava di riuscire a comunicare meglio in versi. Bugia, lo so perché. La poesia, intesa come poesia istantanea, o più correttamente, libero sfogo adolescenziale, non mi sembrava richiedesse particolare disciplina o costanza, io semplicemente buttavo su carta le mie emozioni e a caso andavo a capo. Poi crescendo, e conoscendo meglio poetesse del calibro, ancora oggi impareggiato ,di Emily Dickinson e Sylvia Plath oltre ad andare a capo, inserivo qualche trattino a destra e a manca. No, non sono mai stata una poetessa. Eppure la poesia, mi ha sempre accompagnata ed aiutata. Sono stata un'ingrata a non apprendere meglio l'arte del verso.
Al liceo, avevo un fidanzato, anche lui scriveva. No, non è corretto. La verità è, che lui scriveva, io pensavo di voler scrivere. Scriveva prosa. Era molto diligente e aveva un rapporto di profondo rispetto nei confronti della parola, già alla nostra giovanissima età.  Io lo guardavo, lo ammiravo e forse un po' invidiavo, ma non lo ammettevo neppure a me stessa e mi sentivo sconfitta. Non riuscivo a capire come facesse. Davanti ad un foglio bianco io riuscivo solo a scrivere come mi sentivo. Era una sensazione, la ricordo ancora molto bene, strana, quasi di continua seduzione quella che avevo io con la carta. Libri di testo, piuttosto che un Kleenex tutto lo spazio bianco che trovavo, io lo dovevo riempire, ma non è che ci riuscissi poi granché. Ero sempre in bilico tra la penna e l'irrefrenabile voglia di vivere, come se scrivere, dovesse in qualche modo significare la scelta di non vivere. Quanto mi sbagliavo. Quanto lontana ero della verità. Non ne avevo la minima idea. Poi un giorno, non particolarmente degno di nota, un'immagine di una ragazza vestita di bianco in una vasca da bagno, mi solleticò proprio dietro la nuca.
Fu la scena centrale del mio primo racconto breve. E anche questo, fu breve, perché stare troppo tempo ferma sulla carta mi riusciva impossibile. Era molto accademico, pregno di parole già lette e atmosfere rubate eppure, quando arrivai alla parola fine, ero un'altra persona, finalmente avevo, non capito, per quello ci sarebbe voluto ancora tanto, ma intravisto quello che desideravo fare.
Poi la vita si sa, va avanti e ti porta in luoghi inaspettati e le circostanze ti spingono verso nuovi orizzonti e tu ti lasci trascinare e sapete cosa? Sono tutte bugie. Anche ora, in questo preciso momento, arranco tra mille giustificazioni di poco conto che forse, non è nemmeno certo, potranno convincere qualcuno di voi, ma non me. La verità, è che non ho mai scritto seriamente fino a poco tempo fa, per paura. Paura di non essere abbastanza, una paura atavica che non riesco a scrollarmi di dosso, paura di essere approssimativa, amatoriale e per niente professionale. Per questo e per nessun altro motivo reale, ho accettato che la vita mi portasse dove non volevo stare e cioè lontano dalla carta e dalla penna, lontana anni luce dal mondo delle idee e delle parole. Cosa ho fatto lungo tutto il tragitto che da quella ragazza vestita di bianco nella vasca da bagno, porta ad Eva, protagonista del mio primo romanzo? Ho vissuto. Piena di rabbia e frustrazioni senza riuscire a godere a pieno delle gioie che la vita mi serviva su un piatto d'argento. Nel frattempo ho scritto a singhiozzi Eva e l'assoluto. Negli anni, il romanzo ha visto quattro o cinque stesure, perché le parole giuste sembravano non arrivare mai fino a quando non sono diventata madre. Lo so è disgustosamente banale, ma essere madre, mi ha completamente cambiata. Mi ha obbligata e rivedere tutte le scelte della mia vita e mi ha fatto cambiare angolazione dalla quale guardare il mondo. Virginia, mia figlia, mi ha regalato la cosa più preziosa che ho, la consapevolezza di me stessa e di quello che voglio dalla vita e per questo, non potrò mai ringraziarla abbastanza.
Dopo diciotto estenuanti e felicissimi mesi di allattamento al seno, periodo nel il quale ho subito gran parte della metamorfosi, perché mi ha obbligata alla diligenza, all'abnegazione e alla costanza, ho ripreso in mano Eva e con lei la mia vita e così siamo arrivati ad oggi. Grazie ad una piattaforma di self-publishing Narcissus.it il mio romanzo è potenzialmente nelle case di tanti estranei, nei loro kindle, nei loro tablet e nei loro smartphone e a breve sugli scaffali delle loro librerie. Tutte le piattaforme di e-commerce maggiori di Italia, da Amazon, ad iTunes e Googleplay passando per lafeltrinelli.it hanno in vendita il mio sogno ed io mi sento libera, come non lo sono mai stata.
Non abbandonerò mai più la scrittura.
Non permetterò mai più alle mie paure di impedirmi il percorso verso la felicità, perché quest'ultima, insieme alla dignità, è l'unica vera via verso il successo che conta, quello che non conosce denaro, ma solo il rispetto per se stessi.

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